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Trent’anni fa – era l’8 maggio del 1982 – moriva sulla pista di Zolder, durante le qualifiche per il GP d’Olanda, Gilles Villeneuve, l’idolo dei ferraristi. Qualcuno, tra i più vecchi di loro, l’aveva paragonato a Tazio Nuvolari: la stessa sfida temeraria al “fato”, la stessa “febbre” nel cercare l’entusiasmo e l’affetto degli spettatori con imprese in cui si fondevano coraggio e temerarietà.

Come i tre ultimi giri del GP di Francia del ’79 in cui con la sua Ferrari ingaggiò un furibondo corpo a corpo per il secondo posto contro la più potente Renault Turbo di René Arnoux: ruota contro ruota, staccate da brivido, sorpasso e controsorpasso. Immagini consegnate alla storia di una Formula 1 d’altri tempi. Quando il cuore ed il piede riuscivano a sopperire alle mancanze della monoposto. Quando i commissari sportivi lasciavano alla pista decidere le sorti della corsa. Quando il solo contatto con i box era rappresentato dalla tabella dei tempi sventagliata da un meccanico. Quando il pilota era un uomo e non parte di un computer. Una Formula 1, quella dei “cavalieri del coraggio”, terminata forse in quel pomeriggio dell’8 maggio dell’82, sconosciuta ai tifosi d’oggi, abituati ai “ragionieri del pit stop”.

 

4 COMMENTI

  1. Uno sport da brividi, oggi ghiacciati , un tempo caldi, caldissimi. Nella foto di villenueve gli occhi non mentono; li riconosco, ne ho visti di sguardi come il suo….l’uomo con la sua macchina che sfida il tempo e la velocita’ senza filtri, molto cuore oltre alla testa, ma il talento vero si trova nel cuore, il calcolo e il carattere si possono costriure, il cuore devi averlo subito grande, e lui non cambia, da quando sali sul primo mezzo a motore a quando finisci l’ultima gara.

  2. Io ho visto correre di persona Gilles Villeneuve. Ero tra quelli che si entusiasmavano per le sue imprese. Però non avevi mai la certezza del risultato: davvero frustrante per un tifoso. Ed infatti il canadese volante ha regalato iltitolo mondiale 1979 al compagno di squadra Jody Scheckter, che non era certo un fulmine di guerra. La vittoria “rubata” di Pironi ad Imola, che sarebbe stata all’origine delle’incidente mortale di Zolder? Un’altra ingenuità di Gilles perché è stato Enzo Ferrari a coniare la famosa frase “il primo avversario di un pilota è il proprio compagno di squadra”. Mai fidarsi di lui quando c’è in ballo un risultato di prestigio. Insomma, a ripensarci, Villeneuve è stato un grande “istrione” del volante ma, come capita spesso, la tragica morte in diretta televisiva lo ha trasformato in eroe e certi suoi errori in imprese epiche.

  3. La morte in diretta lo ha reso sicuramente un mito, la F1 di adesso è sicurmente “Formula Noia”, alchimie di pneumatici per tenere viva l’attenzione, tribune vuote rispetto ad un tempo…ma cosa succederebbe con la sensibilità attuale se si corresse con quelle macchine? Oggi tra le tante pecche della F1 c’è sicuramente un pregio…la “Formula Sicurezza”… tanti crash spaventosi negli ultimi anni, tanta paura in diretta ma anche tanti sospiri quando tutto finisce per il meglio…i computer hanno reso i piloti meno umani ma hanno avuto reso le macchine più sicure..,

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