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Finalmente è strada. Non pista, non sabbia e dune, pietre, fesh-fesh, guadi. Per tutto questo ancora un attimo di pazienza, alle porte di Buenos Aires i segnali di partenza della prima tappa di domenica sono già allestiti. Intanto, però, un passo avanti è stato fatto. Motori e Piloti hanno finito di subire la sonnolenza delle fasi preliminari e sono andati a regime per la prima volta in un contesto ufficiale. Per un giorno, anzi un pomeriggio, solo per i pochi chilometri di vie del centro che separano Tecnopolis da Plaza de Mayo, e per il ritorno al paddock.

Inizia la 37ma edizione della Dakar Argentina Bolivia Cile, 9.000 chilometri che saranno il palinsesto della più grande avventura del motorismo, anzi, dell’Avventura moderna per definizione. Buenos Aires si è fermata e la popolazione si è concentrata attorno alla piazza che ospita la rampa di lancio e lungo i venti chilometri di asfalto cittadino transennati sui due lati.

161 moto, 45 quad, 137 auto e 63 camion, tutti i Piloti e gli Equipaggi ammessi al via al termine delle verifiche preliminari, hanno sfilato lungo le vie cittadine in una interminabile passerella. Il cerimoniale del podio di partenza è una consuetudine della Dakar Sudamericana, e il rito andava rispettato.

Quando sale sul palco Monsieur Dakar, Stephane Peterhansel, undici vittorie e un record difficile anche soltanto da immaginare, l’entusiasmo raddoppia di intensità. “Peter” richiama accanto a sé Carlos Sainz e Cyril Despres, e i tre fuoriclasse sommano, sul palco di Buenos Aires, 16 vittorie ora riunite nei colori di un progetto sportivo senza precedenti. Peterhansel presenta ufficialmente alla Capitale la sua nuova sfida e la nuova Peugeot 2008 DKR. Il prototipo francese ha già catapultato su un livello superiore l’immaginario delle “Formula 1 del Deserto”, e alimenta ormai un ideale di prestazioni che la fantasia degli appassionati ha eletto ad esempio del futuro della specialità. L’”Astronave Francese”, come l’ha definita un commentatore, non è ancora scesa in campo ed è già un mito meccanico, al punto che per molti il responso della pista e della prima prova speciale che apre l’avventura della Dakar argentina Bolivia Cile è quasi scontato. Stephane Peterhansel sorride e spiega, come ha già fatto altre volte. Il primo feedback positivo è nel lavoro dei tecnici, quello che permette ad una macchina appena nata di poter affrontare la Dakar senza remore o timori reverenziali. Certo, il re della Dakar è anche il primo ad avere fretta. Non avrebbe rinunciato ad una vittoria ben più che probabile, lo scorso anno, se non avesse pensato di poterla ottenere in un modo ancora più bello.

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