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La notizia è che il 5 gennaio scatta da Lima (Perù) la 34esima edizione della Dakar che si concluderà il prossimo 20 a Santiago (Cile). Noi qui, però, vogliamo raccontarvi la storia della nona, quella del 1987, quando la corsa era la mitica, tremenda, odiata, amata Parigi-Dakar.

 

Per i più giovani ricordiamo che si trattava per lo più di una lunga cavalcata nel Sahara più profondo, con il solo ausilio di bussola e cartine. GPS e navigatori satellitari erano ancora là da venire e le comunicazioni radio, soprattutto in Algeria, erano proibite per ragioni militari.

 

 

Protagonisti della nostra storia: un pilota alla ricerca di sé stesso, un direttore sportivo alla ricerca di nuovi stimoli, una campionessa mondiale alla ricerca di nuovi allori.

Ossia: il finlandese Ari Vatanen (campione del mondo rally 1981, era stato dato per finito dopo un gravissimo incidente accadutogli nel 1985); Jean Todt, dopo l’abbuffata di vittorie nei rally voleva dimostrare le sue capacità di “comando” in altre specialità; 205 T16, bi-campionessa del mondo che, dopo la fine dell’era delle potentissime Gruppo B dai rally, aveva ancora fame di vittorie.

 

Per la sfida sahariana, la 205 T16 fu modificata nel motore (la potenza fu ridotta a “soli” 300 CV per aumentarne l’affidabilità), irrobustita nel telaio e dotata di enormi serbatoi di carburante da 400 litri.

 

Nacque così la 205 T16 Grand Raid che, guidata da un finlandese abituato alla neve e al ghiaccio, volò letteralmente sulla sabbia e sulle altissime dune del deserto, demolendo avversari e vetture dati per favoriti, arrivando per prima al traguardo sulla lunga spiaggia di Dakar.

 

La cronaca dell’epoca riportò che, quando spense il motore, il freddo e compassato Ari pianse di gioia. Lui e la 205 avevano vinto contro tutto e contro tutti.

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