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Tappa 7
  
Puerto Tranquillo / Cochrane
Km: 114
Altimetria scalata: 2094 metri
  
Alla domanda: “che cosa ti piace di piu’ veramente nella vita?”
Io rispondevo: “l’odore delle case dei vecchi”.
Ero destinato alla sensibilità.
  

Gep Gambardella, La Grande Bellezza.

  

Alicia vive con suo marito a Cochrane, ha 4 figli, due maschi e due femmine, la piu’ piccola ha 24 anni. Sono tutti grandi e vivono lontano, chi a Coyhaique, chi a Puerto Montt. E quando mi parla di loro, seduta su una vecchia poltrona, si toglie gli occhiali e si asciuga una lacrima, poi sorride teneramente, ma senza vergogna. Oggi è Natale e nessuno di loro è tornato a casa per mangiare con lei e suo marito. In soggiorno c’è un orologio a pendolo, una musica bassa che esce da una radio coi transistor e nell’aria c’è quel leggero, ma gradevole e rassicurante, odore di stantio. E’ l’odore di un mondo antico che profuma di protezione, che mi tocca e mi commuove. Di colpo, anche se per qualche ora, sono felice di essere qui.

  

In casa sua, oltre a me che sono arrivato alle 15.30 coperto di polvere, c’è Mark, un altro ospite. Simpatico ed attempato, è un tedesco di Monaco di Baviera che assomiglia in modo preoccupante a Reinhold Messner. Fa’ un giro in cortile e osserva la bici con scrupolo, chiede informazioni e contraccambia informandomi del fatto che è qui per scalare e che anche lui, qualche anno fa, ha fatto imprese sportive di un certo rilievo.

  

Lentamente mi convinco che è proprio Reinhold e per misurargli la febbre gli butto li nella mischia, azzardando un pò, la parola Nanga Parbat. Nessuna reazione. Ok, è sicuro, non è Reinhold. Ma e’ qui da quattro giorni e si comporta come fosse un familiare piu’ che un ospite. Nel frattempo Alicia prepara il caffè e me lo serve con gentilezza, e poco dopo, senza che io lo abbia chiesto, mi chiede se voglio mangiare. Il mio aspetto, appena finita una tappa infernale come quella di oggi, è di quelli che parlano da soli, e anni luce dal considerarmi un ospite, mi tratta con la stessa premura che si usa con un figlio. Un minuto dopo mi mette davanti almuerzo arrosto, pomodori e riso bianco. Un piatto semplice che mangio con una gioia infinita e che di colpo, nonostante i 13000 km di distanza, mi fa’ sentire a a casa.

  

Intanto l’Austral Express, questo treno che batte bandiera italiana e francese e punta alla fine del mondo, è arrivato in questa sperduta località e le emozioni, un po’ come il tempo della Patagonia, si succedono alla velocità della luce sulla strada di questo magico paese. Legnate e carezze, pioggia e nuvole, sole e fiocchi di neve spazzati dal vento. E proprio questi ultimi, tirati giu’ dalla vette intorno a me e illuminati dai potenti raggi di sole, erano oggi miliardi di scintille che scendevano piano. Oggi è Natale e se possibile sulla Carretera Austral c’è ancora meno gente, e cosi, per 115 km, mi sento letteralmente l’ultimo uomo sulla terra, tranne una famiglia di lama che mi guardano perplessi.

  

Giusto un paio di sbandate da quando sono partito, il primo giorno di vento e il primo giorno di calaminas, ma piu’ che un discorso fisico e’ stato lo shock mentale. Poche ore di recupero, tappe sempre impegnative nei chilometraggi e nelle altimetrie, sento che fisicamente sono tornato al mio top, e mentalmente, ancora piu’ importante, tutto sta girando come dovrebbe. Sono in stato di grazia oggi, una di quelle giornate in cui semplicemente ti senti inarrestabile, forse perche’ corro su un incantesimo che punta a sud.

  
Andrea Tozzi

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