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Nebbia e freddo sulla campagna tedesca

 

Mi alzo dal letto dopo un sonno che non è mai arrivato. Forse la troppa stanchezza, forse la consapevolezza di dover dare tutto il possibile oggi, in ogni caso dormo al massimo 2 ore e mentre mi vesto spero che quel poco riposo mi basti per affrontare due passi alpini e circa 200 km. Dopo 30 minuti, mentre abbandono Kempten, sono esposto alla nebbia e alla pioggia (ormai mie compagne fedeli), altitudine 900 metri e ahime..temperatura sottozero, decisamente montana.

 

Nebbia e freddo sulla campagna tedesca

 

Cerco di scaldarmi e di trovare il ritmo, seguo la mia traccia gps ma trovo la strada che dovrei fare interrotta, dentro di me penso che con la bici riuscirò ad aggirare i lavori ma per la vecchia regola che i tedeschi, quando fanno qualcosa lo fanno bene, piu avanti scopro che la strada non esiste praticamente piu’, al suo posto un cratere e intorno alberi. Torno indietro e mi ingegno per trovare una strada alternativa.

 

Arrivo in Austria!

 

Riprendo la via e dopo un po’ appare alla mia destra un altro cartello con le 12 stelle dell’Unione Europea, sopra c’è scritto Austria. Avanti il prossimo. Inizia l’attacco al Passo Fern. E’ lunga arrivare al Passo e la strada non è delle migliori, niente ciclabile a fianco negli ultimi km. In compenso il panorama è mozzafiato e con il sole che finalmente è venuto a trovarmi, lo spettacolo delle Alpi vale l’intero viaggio. Motociclisti e famiglie si godono questa domenica, io li guardo e un po’ li invidio. Solo un po’.

 

 

Verso il Passo Fern

 

Quando scendo dal “Fern” penso che il peggio sia passato e invece soffro parecchio per trovare la via per guadagnarmi la vallata del fiume Inn, direzione Innsbruck.

 

Fern Pass

 

Alla fine, dopo strade impossibili e molti altri km trovo la direttrice che mi porta nel cuore della vallata. Intorno a me lo spettacolo unico del Tirolo, prati verdissimi punteggiati da fiori gialli, chiesette dai tetti appuntiti e tutt’intorno, una corona fantastica di montagne dalle cime innevate. Incredibile la bellezza di questo posto.

 

Magic Austria! In Tirolo verso Innsbruck

 

30 km e sono ad Innsbruck. Mi devo fermare, riorganizzare le idee e soprattutto ritrovare le forze, fisiche e mentali. Il mio mantra, che ripeto con convinzione, è che il Brennero rappresenta l’ultima vera scalata della Parigi-Milano.

 

Verso il Brennero

 

Conosco bene questo passo perché l’ho già fatto due volte in passato, adesso però lo scalo in senso opposto, direzione Nord-Sud. Esito e tentenno per 10 minuti duranti i quali ingurgito tutto quello che mi capita intorno, recuperò un po’ e con un bel respiro mi butto sulla strada che dal centro città di Innsbruck, inizia a salire fin su al passo, 40 km dopo. Sono in affanno, le mie gambe chiedono un time-out e anche la mia mente vacilla. A circa metà della scalata inizio a perdere lucidità e ho qualche allucinazione. Vedo animali che attraversano la strada, persone che in realtà esistono solo nella mia mente. Stringo i denti, ancora strada, maledetta strada. Arrivo su al Passo e il cartello Brennero mi dice che la mia battaglia è vinta.

 

Passo del Brennero

 

Mi fermo, respiro, guardo la bici e sorrido. Penso alla bestiale altimetria fatta in questi 4 giorni, penso a come mi sento e tutto sommato, a parte la normale stanchezza cronica e le prime allucinazioni, non mi lamento.

 

Durantela RAAM, la Race Across America, la corsa endurance piu’ dura del mondo, si sentono storie ben peggiori e d’altronde, io stesso, mentre andavo a CapoNord 3 anni fa, ho rischiato di addormentarmi in bici. Sembra strano ma in realtà puo’ succedere abbastanza con frequenza, in casi di stanchezza eccezionale. Nella stessa Parigi-Brest-Parigi, la randonnèè a cui mi sono ispirato per la mia Parigi-Milano, ci sono stati incidenti e anche dei morti, proprio per questo motivo.

 

Io e la mia RSR105. Faccia stanca ma felice

 

Che dire. Un’altra tappa se n’è andata. Io e la mia bici non siamo freschissimi, ma determinati e agguerriti decisamente si. La mia RSR si merita una messa a punto e una bella pulita appena torno a casa, d’altronde una prova del genere non mette alla prova solo il ciclista, è usura continua e massacrante per il mezzo in se stesso. In realtà non ha perso un colpo e su questa distanza avere un mezzo affidabile fà la differenza tra successo e fallimento. Sono in Italia e ho lasciato dietro di me 3 paesi europei. Domani si inzia a scendere e finalmente, oltre alla pioggia e alla nebbia incontrate ovunque, avrò un nuovo famosissimo amico che tiferà per me, il suo nome è Isaac Newton e la sua legge di gravità è il mio asso nella manica per finire di coprire la distanza fino all’Arco della Pace, Milano.

 

A letto adesso.

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