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Parigi-MIlano. Andrea Tozzi e Peugeot RSR105

 

134 ore in cui tutto è cambiato. I miei ritmi, i miei pensieri, le energie che sono state richieste, il costante dialogo con me stesso nelle lunghe ore in sella. Ho bruciato benzina avio e la mia vita ha messo il turbo, decollando. Per arrivare a Milano sono salito su una giostra che ha girato talmente forte che oggi, una volta finito il giro e sceso, mi sono sentito frastornato, stordito, quasi disorientato.

 

E’ già successo in passato e anche nel 2011, quando conquistai CapoNord, ho vissuto, nelle prime ore successive, un senso di disorientamento. Domani realizzerò l’impresa che io, insieme a Peugeot, abbiamo portato a termine, sapro’ godere di questo magico traguardo e urlerò al mondo tutta la mia gioia e la mia soddisfazione, stasera mi gira ancora la testa, mi aspetta un sonno che mi riporterà ai ritmi di una persona normale.

 

La Parigi-Milano aveva come tempo limite 144 ore, la smania e la bramosia di arrivare al traguardo, pari solo alla voglia di un bambino di scartare anzitempo il regalo sotto l’albero di Natale, mi hanno fatto vedere l’Arco della Pace di Milano con molte ore di anticipo. E’ come se tutta questa cavalcata fosse stata a corrente continua. Le pochissime ore di sonno, circa 30 in tutti e 6 i giorni, sono state comunque con la mente “sul pezzo”, sapendo di dover dare tutto non mi sono mai lasciato andare e molte di queste ore sono state di dormiveglia. Sensazioni e stati d’animo che nella vita normale non è assolutamente possibile provare, neppure lontanamente. L’intensità è qualcosa che marchia, una volta provata difficile non ricercarla in futuro.

 

E adesso i numeri di questa sfida:

 

tappa 1 – km 276 – altimetria 1709 (Parigi, Francia – Bernecourt, Francia)

tappa 2 – km 254 – altimetria 2691 (Bernecourt, Francia – Freudenstadt, Germania)

Tappa 3 – km 205 – altimetria 1879 (Freudenstadt, Germania – Kempten Allgau, Germania)

Tappa 4 – km 196 – altimetria 2189 (Kempten Allgau, Germania – Colle Isarco, Italia)

Tappa 5 – km 248 – altimetria 290 (Colle Isarco, Italia – Pacengo, Italia)

Tappa 6 – km 143 – altimetria 344 (Pacengo, Italia – Milano, Italia)

 

Totale km: 1322

Totale altimetria scalata: 9102 (quasi interamente suddivisi nelle prime 4 tappe)

 

La mia bici è arrivata a Milano che sembrava piu’ una mountain bike appena uscita da un sentiero fangoso, che una specialissima al carbonio. Eppure mi ha portato a destinazione e credetemi se vi dico che un mezzo che supera integro e funzionante un crash test del genere ha tutte le carte in regola per dare soddisfazioni. Cosi come la bici, anche il bagaglio Revelate Viscacha si è dimostrato un prodotto tecnico eccellente. In quei pochi litri di volume disponibile, io per una settimana ho messo tutto lo stretto necessario per questa impresa.

 

Considerazioni sul percorso. A posteriori, ma a posteriori è sempre facile si sa, direi chela Tappanumero 2 nella Foresta Nera è stata impegnativa oltre misura, è stata la tappa che mi ha messo piu’ alla prova di tutte le altre e l’altimetria della regione, sebbene prevista, è stata molto piu’ dura di ogni mia piu’ pessima previsione. Altre considerazioni le faccio sull’allenamento e sull’alimentazione.

 

Allenamento. E’ l’unico motivo per cui io oggi sono arrivato all’Arco della Pace. Allenarmi nelle peggiori e profeticamente identiche condizioni che ho poi trovato sulle strade della Parigi-Milano ha poi permesso alla mia mente di assorbire i colpi, di reagire sempre, di non abbattermi praticamente mai, tranne rari e veloci momenti a cui comunque ho messo subito lo stop. L’allenamento mentale è tutto, assolutamente tutto. Abituarsi alla pioggia, al freddo, alla nebbia, al vento contrario non è un optional ma la base di partenza per un ultracycler.

 

Capitolo alimentazione. Su questo non ho mai applicato un modello scientifico, ritengo che la natura ci abbia fornito di una macchina meravigliosa, il corpo umano, che se nutrito ed idratato a dovere, sia in grado di fare cose assolutamente sbalorditive. L’importante è mangiare e bere sempre senza mai arrivare a crisi di fame o disidratazione. Le colazioni e le cene sono state sempre all’altezza dello sforzo e guai a non mangiare abbastanza. Durante il giorno poi mancano letteralmente le gambe ed è difficile integrare durante lo sforzo.

 

Concludo Ultrarider con dei ringraziamenti sinceri. Ringrazio in primis il mio partner Peugeot per aver affidato nelle mie mani il prestigio, indiscusso e mondiale, di un marchio che ha fatto la storia dell’automobilismo e del ciclismo. In particolare ringrazio Eugenio, Carlo e Micaela, la mia preziosa referente, che con pazienza e gentilezza (e coraggio), si è relazionata con un elemento alieno come un Ultracycler! Un altro ringraziamento va all’Azienda per la quale lavoro da ormai 12 anni, e nella quale io mi sento a casa e di casa, la Stylgrafix Italiana, in special modo Marco Viti che è stato in questa sfida uno dei miei piu’ preziosi sostenitori. Ancora, non meno importanti e sentiti, ringrazio i miei Amici, le persone che ho incontrato lungo la mia strada, gli albergatori, tutti voi che avete letto le mie parole stanche e vaneggianti da punticini sparsi sulla mappa d’Europa, ringrazio la mia famiglia che mi ha sostenuto e si è appassionata alle mie sfide.

 

Ecco vedete, dietro un’impresa portata a termine non c’è mai solo chi materialmente la fa, ma c’è un piccolo e prezioso esercito di persone che in qualche modo, con piccoli e grandi aiuti, permettono al protagonista di arrivare al traguardo. E’ un gioco di squadra e cosi deve essere, cosi è piu’ bello! Io stasera posterò solo una foto, la piu’ importante, una foto che rappresenta la somma di tutto.

 

Parigi-MIlano. Andrea Tozzi e Peugeot RSR105

 

A presto di nuovo insieme, sulle strade d’America stavolta..

4 COMMENTI

  1. Che bello sarebbe avere le tracce GPS del tuo viaggio… anche solo per rivivere le strade che hai percorso e i posti che hai visto.
    Comunque il Garmin Oregon pesa un sacco di più del Garmin Edge 800. Avresti risparmiato parecchi grammi!
    Ciao!
    s.

    • Ciao Sergio!

      Figurati se le vuoi te le mando in pvt, per quanto riguarda la scelta dell’Oregon, pur pesando piu’ dell’Edge è dovuta ad un fattore essenziale per me e direi per chiunque faccia Ultracycling. Dovendo affrontare tappe da 12-15 ore è essenziale un dispositivo che mi garantisca funzionamento senza dover essere ricaricato ad una presa elettrica. Ho scelto l’Oregon perchè funziona con pile stilo e quando è scarico le sostituisci e continui la tappa senza problemi. Prima della partenza ho acquistato 6 pile stilo ricaricabili, la sera in sosta le ricaricavo e mi assicuravo un gps che avrebbe funzuonato anche per 20-25 ore senza dovermi fermare per ricarica.

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