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All'entrata ovest del Glacier National Park

 

 

Tappa 10 – Columbia Falls, MT – Avalanche campground, MT
Km tappa: 53
Km totali: 1134
Altimetria scalata: 359 mt

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Tappa 11 – Avalanche Campground, MT – Cut Bank, MT
Km tappa; 168
Km totali: 1302
Altimetria scalata: 1877

 

All'entrata ovest del Glacier National Park

 

 

Nel frattempo in America… i “Seattle Mariners” giocano in casa con i “LA Angels of Anaheim”, scoppia il panico tra i clienti del motel per il bollitore del caffè che è passato a miglior vita e io mangio un muffin alla cioccolata festeggiando con questo la Peugeot TransAmerica, che oggi chiude un capitolo importante e ne apre un altro. Già perché oggi, io e la mia Peugeot CS01 abbiamo fatto il jackpot con una super tappa da 168 km, con dentro di tutto.

 

La Peugeot Cs01 posa davanti al magnifico scenario del Glacier

 

Due giorni in un contesto naturale superbo. Ieri l’arrivo al camping Avalanche, 1000 mt di altitudine, proprio su quella magnifica strada chiamata “Going-to-the-Sun-Road”, dentro il Glacier National Park (insieme alla Great Ocean Road nello stato del Victoria in Australia è una delle piu’ belle che ho mai fatto). Pianto la tenda alle 6 del pomeriggio in una piazzola, accanto a me un ciclista del New Hampshire e soprattutto, fonte di ilarità e giusto a 2 metri dalle tende, i contenitori del cibo anti-orso. Passo la notte preoccupato come si suol dire, ma in realtà dormo come un sasso.

 

Alle 5 la sveglia, il freddo morde, esco dal sacco a pelo e mi vesto, accendo il fornello e mi faccio un caffè, lentamente mi riscaldo e preparo la bici. Alle 6 parto direzione Logan Pass a 2025 metri, il top del Continental Divide americano a questa latitudine. E’ la nostra grande ultima scalata.

 

La Going to the Sun Road

 

I primi raggi di sole sulle cime ancora innevate del Glacier, la roccia di colore rosso e la strada che sale. Scenografia pura in una strada che, come altre, l’uomo ha faticosamente strappato alla natura. Saliamo su veloci ma ogni 100 metri questo posto impone una sosta e qualche foto. E’ uno spettacolo che non si vede ogni giorno.

 

Felice, in cima al Logan Pass

 

Quasi in cima il vento forte richiede attenzione, la strada infatti non dispone di parapetti ne’ guard rail, cautela e le ultime pedalate piene di entusiasmo. Arrivo al Logan Pass e mi godo, insieme a delle marmotte piuttosto impavide, questo momento magico. Per arrivare fin qua, 1200 km, circa 10000 metri di scalata e ben 7 passi conquistati. La parte iniziale della Peugeot TransAmerica è stata un esame impegnativo. Io e la mia freccia ci siamo trovati di fronte una regione intera di splendide, ma impegnative montagne. Abbiamo vinto noi.

 

Glacier National Park

 

Scendo a “valle” a 1400 metri e oltrepasso il bellissimo Mary Lake (qui il maestro Stanley Kubrick ha preso il fantastico scenario iniziale del suo “Shining”), poco dopo però mi ritrovo a dover risalire tutto fino a 1900 metri, con la “89”, in direzione Browing.

 

Il Mary Lake, Glacier National Park

 

All’interno della riserva indiana dei “Blackfeet” (i piedi neri), Browing è uno dei posti che mi lascia piu’ tristezza addosso. Sembra un ghetto, di quelli che si possono vedere a Miami, LA o altre megalopoli americane, ma nel mezzo al nulla. Mi sembra di capire che come per gli aborigeni australiani, anche agli indiani d’America non sia toccata la parte piu’ ricca di questo paese. Come dire che il sogno americano c’è ed esiste, ma non è per tutti.

 

Proseguo e ogni tanto voltandomi, vedo l’intera corona del Continental Divide americano che si allontana alle mia spalle. Da 50-60 km si vede benissimo quale poderoso ostacolo naturale sia, attraversa il paese da sud a nord e io mi sento orgoglioso di aver superato tutto con la mia tenacia.

 

Oltre il Continanetal Divide, verso Browing

 

Sono i primi indimenticabili chilometri di prateria, corro felice come lo sono stato poche volte e dentro di me sento un’energia straordinaria e potente, euforia violenta di quella che fà esplodere i muscoli, mi sento inarrestabile e vivo la vita che ho sempre voluto.

 

50 km di strada, tra Browing a Cut Bank dove sono ora, per piombare in uno scenario completamente diverso. Da quello montano affrontato negli ultimi 11 giorni, a quello straordinario che porto nel cuore, delle praterie e del vento, dei treni merce che in America hanno 4 locomotive e sono lunghi chilometri, quando passano ti salutano. Orizzonti assolutamente infiniti dove lo sguardo si perde tra il blu profondo di un cielo puro senza inquinamento e il verde dei campi ondulati, popolati da branchi di cavalli selvaggi. Se c’era un dubbio adesso non c’è piu’. Il Montana è straordinario.

 

Oltre il Continental Divide

 

Inutile dire che nella prateria la mia Peugeot CS01, come un cavallo di razza, ha terreno fertile per le sue caratteristiche. Per coprire la distanza di 50 km ho impiegato 1.38 minuti. Pazzesco per una bici che porta dei bagagli. Veloce come il vento e forte come il sole che mi scalda. Una giornata straordinaria. Di quelle che ti danno una carica eccezionale. 168 km, altri 2000 metri di scalata e soprattutto inizia il secondo capitolo, arrivano gli stati centrali e le grandi distese.

 

Cavalli nella prateria del Montana

 

Concludo con una riflessione credo piu’ che meritata. Peugeot, nel giro di 15 giorni, ha lanciato sulle montagne rocciose americane, quelle del Colorado e quelle che ho affrontato io negli stati del nord, una macchina e una bici. La Peugeot 208 di Sebastien Loeb ha disintegrato ogni record di scalata a Pikes Peak, io con la mia Peugeot CS01 non ho disintegrato nessun record, anche perchè non c’era nessun record da battere, però, proprio perché nella vita è importante saper gioire e godere anche dei risultati parziali, lasciatemi dire che la nostra scommessa, quella di attraversare l’America su una bici da corsa, per adesso procede bene e a ritmo piuttosto sostenuto.

 

E comunque vada la TransAmerica, le montagne rocciose sono nello specchietto retrovisore e Peugeot è indubbiamente, almeno per un bel pezzo, “The Queen of the Rockies”. Il Leone ha colpito con tutta la sua grinta, e io sono orgoglioso di averlo sulla mia divisa, insieme al mio nome e alla bandiera del mio Paese.

 

Viva l’America che ci sta dando tante soddisfazioni. Avanti!

 

Andrea Tozzi

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