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TransAmerica's flashbacks

 

 

 

TransAmerica's flashbacks

 

 

Perrysburg, Ohio.
Stato numero 9. 4400 km andati sotto le ruote della Peugeot CS01.

 

 

Le infinite distese di insegne luminose all’imbrunire, una bellissima ragazza che canta l’inno prima di una corsa Nascar, il sapore dolce dello sciroppo d’acero e la consistenza croccante dei cereali, l’immagine triste di un anziano che lavora al McDonald, il fastidio per il conto portato sempre prima di finire, il suono magico della catena oliata sui pignoni, l’odore della pioggia che arriva, le insegne stradali che anziché i nomi di località indicano i punti cardinali, l’immigrato coreano che parla dei “Cardinals” mangiando “noodles”, gli irrigatori e i tagliaerba sempre in funzione, l’ambizione e il coraggio di puntare in alto, la “yes, I can attitude”, il passo barcollante di un ubriaco nella periferia persa nel niente. La disperazione.

 

Le attese lunghissime ai semafori, sentirsi piccoli davanti ad una strada diritta senza fine, comunità microscopiche in cui se compri il giornale c’è la foto di te che compri il giornale, le rocce del Glacier appena fa’ giorno, le nuvole nere e i lampi all’orizzonte, lo sguardo di un senzatetto in una grande metropoli, le lavatrici che funzionano a “quarters”, la livrea color argento dei treni Amtrak, le insegne “Grocery”, la passione per i  “Fireworks”, lo sguardo ansioso della cameriera che aspetta la mancia, i neon rossi dei saloon, l’inconcepibile candore delle Funeral homes, il calore del blues, la durezza delle Badlands, la dolcezza delle torte fatte in casa, i cittadini di serie B, le macchine abbandonate nei campi, i mastodontici (R)ecreational (V)ehicles.

 

Le abat-jour che in tutto il paese si accendono nello stesso modo, l’aroma pungente delle piantagioni di mais, il profumo dell’erba bagnata, la bellezza totalizzante della solitudine, i cerchi dei camion che luccicano al sole, la cameriera che ti riempie la tazza di caffè, il sibilo delle gomme sull’asfalto, le offerte nuove ma sempre uguali dei fast-food, l’odore della polvere, l’orgoglio inestinguibile di un reduce, i vestiti bagnati che si attaccano alla pelle, le chiese che cercano fedeli offrendo l’aria condizionata, il sudore che scivola negli occhi facendoli infuocare, il calore di un sorriso, Wheater Channel e le sue “Severe Storm”, la fatica degli ultimi chilometri e l’esaltazione sportiva, la disciplina e la passione.

 

Le televendite infinite, il profumo dei pancakes e di uova strapazzate la mattina, locali unti e pavimenti in linoleum, la dimensione dei letti, le distese di auto usate, la durezza del deserto, quelli che guidano con il cane sulle ginocchia, la vernice scrostata delle case in legno, gli adesivi “support our troops”, il colore dei mattoni, le carogne a bordo strada, i furgoni U-Haul, la magia dei grattacieli, la ricchezza che seduce, le scale antincendio fuori dai palazzi, i giovani con lo skateboard e le case con le stelle sulle facciate, la preghiera di ringraziamento prima dei pasti e il bacon croccante.

 

Il silenzio dei pensieri, la gioia di esserci e l’America tutto intorno.

 

 

Andrea Tozzi

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4 COMMENTI

  1. Andrea, I have enjoyed following your American journey. The collage of memories you wrote today captures many of the sights, sounds, and even tastes of this country. You have been a thoughtful traveler. For me it has been interesting to see my country through your eyes. I look forward to your future postings.
    Andrea, ho goduto dopo il viaggio americano. Il collage di ricordi che hai scritto oggi cattura molti dei luoghi, i suoni e perfino sapori di questo paese. Lei è stato un viaggiatore pensieroso. Per me è stato interessante vedere il mio paese attraverso i tuoi occhi. Non vedo l’ora il tuo post futuri.

    • Dear Michael,

      This is the second time for me in US. First time I visited highlights and of course, America appeared to me like a big beautiful light in my eyes. Beautiful but so strong that has been very difficult to understand the real one, hidden behind the light. This TransAmerica by bike is one of the most authentic thing I ever do in my life and honestly I wish to all to do an experience like mine. US are a fantastic country with many many differences from Europe and Italy first of all. I bring America in my heart since I was child, for affinity and spirit, believe me, I’m the most american of italians! And now… it’s time to go at NYC!!

      Andrea

  2. Ciao Andrea, incredibile come riesci a cogliere tutte le sfumature e descrivere in maniera tale, da farci fare questo viaggio insieme a tè.l’america comunque sà
    come far dare ilmeglio di se stessi.

    Non vedo l’ora di vedere il tuo nuovo diario di viaggio
    Buonanotte
    Dimitri

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