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Peugeot TransAmerica 2013

 

 

Tappa 36 – Streetsboro, OH –  Mercer, PA
Km tappa: 103
Km totali: 4689
Altimetria scalata: 940 mt

 

Tappa 37 – Mercer, PA – Clearfield,PA
Km tappa: 196
Km totali: 4885
Altimetria scalata: 2790 mt

 

 

Peugeot TransAmerica 2013

 

Ancora prima che io finisca la domanda, il giovane commesso del negozio di bici legge il terrore nei miei occhi, annuisce con la testa e la sua faccia si esibisce in un ghigno lento e compiaciuto. “Di’ la verità italiano, la Pennsylvania è l’ultimo posto in cui vorresti essere adesso vero? Benvenuto nell’est!”. La domanda era “Sto andando a New York, la Pennsylvania è tutta dannatamente dura in questo modo?”.

 

Pennsylvania. Boschi, bellezza e colline infinite.

 

37 giorni fa’ io e la mia Peugeot CS01 abbiamo debuttato nella Peugeot TransAmerica in un territorio fatto di montagne e corollato da ben otto passi da superare, attraverso il North Cascades NP e il superbo Glacier NP, espressione massima del Continental Divide americano alla latitudine del nostro tracciato. Verrebbe naturale pensare che la tappa con l’altimetria piu’ importante, chiamiamola Gran Premio della Montagna, potesse venire dall’ovest. E invece oggi in Pennsylvania “Welcome to the East!” c’è stata la scalata piu’ importante. 2790 mt spalmati su 196 km di montagne russe. Il Gran Premio della Montagna… senza la montagna.

 

Pennsylvania, lungo la strada

 

Ma facciamo un passo indietro, se non sbaglio ci siamo persi un capitolo. Io e la mia freccia arrivavamo fischiettando da migliaia di chilometri, fatti di orizzonti senza fine, vento, velocità e ultradistanze. Diciamolo pure, dentro me continuavo a ripetermi, “alla fine è stato piu’ facile di quello che pensavo”. Avevo impostato il selettore in modalità “spasso” e adottato il leit motiv “ormai è andata”. Comprensibile dopo tanta strada, ma anche molto pericoloso. E difatti gli ultimi 30 km di Ohio e i primi di ieri in Pennsylvania, la decima stella della nostra collezione, sono stati come andare a sbattere contro un muro, senza cintura e senza airbag. Terribilmente brutale.

 

Reynoldsville, Pennsylvania

 

Ieri sera, tappa 36, entro in stanza, mi butto sul letto per 5 minuti e quando riapro gli occhi sono le 6 del mattino. 12 ore di sonno filato e profondo, cronaca di un autentico shock. Il primo impatto con le terribili colline (in pratica la versione esageratamente maggiorata delle famigerate cunette incontrate qua e là), due forature, la rottura di due raggi con la conseguente spinta a piedi di 5 km, nonché la sosta in negozio aspettando la riparazione, mi hanno azzerato. Stanchezza mentale piu’ che fisica.

 

Warren, Ohio. Sosta lungo il percorso

 

Tappa 37. Selettore in modalità “combattimento”. Alle 7 monto in sella, temperatura esterna 4°. Mi circonda obiettivamente un paesaggio splendido, boschi fittissimi ovunque e le coltivazioni coperte dalla brina del primissimo mattino, dal terreno sale un vapore leggero che rende tutto immerso in un’atmosfera onirica. Congelo letteralmente fino alle 9 del mattino, lungo discese a rotta di collo e salite micidiali a cui è difficile credere se non si è qua.

 

Quando, da strade sempre diritte, vedo di fronte a me vere e proprie curve paraboliche, inizio seriamente a preoccuparmi. Se l’incrollabile senso pratico degli americani (per andare da A a B non si passa da C) ha dovuto piegarsi all’utilizzo dello strumento curva, significa che la situazione è drammatica. Per me è in assoluto il peggior terreno con cui mi sono mai misurato da quando vado in bici. Non esistono montagne ne’ altri ambienti in cui ho dovuto strappare, con cosi tanta tenacia e volontà, ogni singolo metro di territorio. Con pendenze che vanno dal 15 al 18% è un pò come fare 196 km a San Francisco, senza però la gita ad Alcatraz.

 

Mr. Ghigno, il commesso del negozio di bici, dopo essersi divertito con la mia evidente disperazione, mi ha detto che i migliori ciclisti americani vengono tutti da questo stato. Ovviamente non ho modo di sapere se è vero, diciamo però che come storia è piuttosto credibile visto il contesto.

 

Un fantastico "Diner" anni 50 lungo la strada.

 

Avevo letto, mi ero documentato e dalle mappe avevo cercato di interpretare questo stato come meglio ho potuto, ma come sempre la realtà è tutt’altra cosa. E’ questo il motivo per cui da Chicago ho allungato i chilometraggi e, a posteriori, ho fatto bene a prendere tutto quello che ho potuto, finchè ho potuto. La tattica cambia giorno per giorno adesso.

 

Peugeot TransAmerica 2013

 

Oggi però è andata bene e a fine giornata è italo-francese la coppia ancora in piedi. A Clearfield, nel sole caldo del tardo pomeriggio, abbasso lo sguardo e il contachilometri segna 196. Un attimo e tutto il resto svanisce, non è mai esistito. Questa è la magia del ciclismo, soffri e sputi l’anima, ma superare queste prove è come fare il pieno di benzina avio. Carica esplosiva.

 

 

Siamo in battaglia, l’ultima. E pensandoci bene, è giusto cosi. Un viaggio intenso e straordinario come la Peugeot TransAmerica, incarnazione di tutto quello che porto nel cuore e negli occhi, non poteva (non doveva) finire in scioltezza e senza legnate. All’altezza del premio in palio e nello stile di questo paese, io e la mia scheggia puntiamo New York City con il fragore dei Fireworks, su distanze e difficoltà davvero americane.

 

Cuore e gambe. Nothing can’t stop us now. (…. spero;)

God bless Peugeot TransAmerica.

 

 

 

 

Andrea Tozzi

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