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New Plymouth, Taranaki.
Giorno di sosta.

Io e la Leonessa ci prendiamo l’ultima pausa del viaggio in questa magica cittadina che risponde al nome di New Plymouth. E cosi, tra una vasca e l’altra del paese, condivido con voi una riflessione sulla vita che si fà da questa parte del mondo. Ok, il presupposto è che il paese perfetto non esiste, infatti è un mito al pari di Atlantide o una leggenda metropolitana come gli alligatori nelle fogne di New York. Quello che invece esiste è solo l’abito su misura, e che torni perfetto come un sartoriale o meno è solo un discorso di personalità, visione della vita e di vantaggi che a ben guardare potrebbero anche trasformarsi in svantaggi.

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Com’è diversa la vita in questa parte del mondo. E non parlo di densità abitativa, parlo di aspettative, atmosfera, ritmo e soprattutto di isolamento, geografico e culturale, che si respira, si tocca, se ne gioisce e si subisce. E se lo sente anche una persona che attraversa il paese in bicicletta è davvero tutto dire. Il brusio di fondo che regna sempre nelle nostre giornate qui, semplicemente, non esiste. La crisi, l’atmosfera pesante, il terrorismo, il lavoro e ogni altra cosa che a casa ci attanaglia come le spire di un serpente, qui non attacca o almeno non come da noi, e quindi non inquina pesantemente la vita delle persone. Si coglie dai volti, si vede dalle espressioni, si sente dai rumori ma soprattutto dai silenzi. Per capire quanto poco silenzio, reale e metaforico, c’è ormai a casa nostra, bisogna arrivare fin quaggiu’.

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Le notizie dall’Europa, dagli Stati Uniti e dagli altri centri nevralgici del mondo qui arrivano in dissolvenza assoluta, dilatate e sfilacciate come una trasmissione radio da una galassia lontana. Pure i giornali e le televisioni, che in Europa e Stati Uniti creano continuo allarmismo, ansie sociali e frustrazione, qui lavorano in modo piu’ discreto e rilassato. Le voci sono calme, i titoli piu’ sobri, i toni piu’ umani. Notizie estranee e lontane, e quindi secondarie. I problemi ci sono anche qua ovvio, disuguaglianza sociale, aziende che chiudono e interi comparti dell’economia che sopravvivono con i sussidi statali, ma è la pacatezza con cui vengono affrontati, complice il temperamento anglosassone, che non ha alcun paragone con quanto accade da noi. E questa possibilità di prendersela comoda perche non sono integrati in nessun sistema cosi come la libertà di essere concentrati principalmente sulle loro vite anziché su quelle degli altri, la invidio profondamente, e rende incredibilmente diversa questa fetta di mondo.

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Quello che invece mi mette a disagio è esattamente la stessa cosa, da una prospettiva differente. La stessa lontananza che li protegge infatti, e che senza dubbio per certi aspetti gli permette di vivere una vita da cartolina con i negozi che chiudono alle 15, il tempo per stare in libreria o godere del silenzio, passare le serate al pub od oziare alla vista dei tramonti, è anche, e parlo per me, una condanna ad una vita “non spesa”. In Oceania c’è cosi poco di nuovo, ma anche di vecchio, di eccitante o in grado di scatenare motivazione o potenziale, che piu’ osservo la vita che si fa qua’ piu’ mi convinco che il processo di invecchiamento, in questa parte di mondo, corre piu’ veloce.

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D’altronde mi rendo conto che questa è per forza una generalizzazione perche è ovvio che vivere a Sidney o ad Auckland è diametralmente differente dal presediare l’outback australiano o la catena alpina kiwi in un paese di dieci anime, tuttavia le metropoli sono mondi a se’ che poche volte rispecchiano la realtà di una nazione e preferisco, per parlarvi di questo posto, scegliere quello che ho visto fuori dalle grandi città. Inoltre, la mia è solo una riflessione a voce alta e il punto di vista di una persona che mal sopporta la staticità e l’appiattimento, ma obiettivamente, e penso alle persone che sono nate in Europa ma decidono di trasferirsi in Oceania, il cambio di passo è totale, ed è un fattore da ponderare con estrema cura perche il rischio concreto, passatemi il termine, è quello di “spegnersi”.

Detto cio’ vi saluto, la fuori c’è una tramonto di fuoco e il Bloody Mary mi attende.

Andrea Tozzi

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