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Tappa 18

Rio Grande / Tolhuin
Km: 112
Progressivo km: 2242
Altimetria: 660 mt
Progressivo altimetria: 21566 mt

 

Tappa 19

Tolhuin / Ushuaia
Km: 112
Km definitivi: 2354
Altimetria: 980 mt
Altimetria definitiva: 22546 mt

 

 

A volte penso sia il mondo che attraversa me, e non il contrario. In realtà io sono fermo e me ne sto assorto da qualche parte, mentre tutto mi viene incontro scorrendo fluido come una pellicola. Sassi, paesaggi, raggi di sole, esaltazione, sconforto, profumi, luci e storie, sono solo l’ultimo 3D appena inventato. Poi d’un tratto sento una mano che si appoggia sulla mia spalla, mi volto, sorride e mi dice: “giovanotto, è tempo di scendere, siamo arrivati”. E per un istante, giusto uno, tutto mi sembra davvero solo sognato, immaginato, sperato. Non c’è piu’ neppure un metro di terra davanti a me e alla mia Solaris, solo albatros, leggende e poco piu’ giu’ la calotta polare immacolata. Respiro l’aria di questa terra a pieni polmoni nel tentativo di assimilarla e di portarla via con me tra pochi giorni.

 

 

Gli anni passano, ma per me essere stato testimone di un’avventura straordinaria in una terra remota e ancora incredibilmente selvaggia, è ancora il traguardo piu’ grande ed emozionante ci possa essere. La verità è che non sono fatto per la normalità, e mai lo sarò. E’ questa la mia piu’ grande condanna, la mia sublime salvezza. Il bisogno di vivere atmosfere, ore e giorni speciali, dove tutto, anche se straordinariamente duro, mi fa’ sentire vivo.

 

 

A cinque anni di distanza arricchisco una collezione strettamente privata che mi ha visto conquistare in bicicletta prima il Circolo Polare Artico e ora, sua antagonista, la città piu’ australe del mondo, Ushuaia. Lungo la strada ho trovato spesso condizioni impossibili e se è vero che ero comunque pronto ai cambiamenti di temperatura e del meteo, è altrettanto vero che non mi aspettavo le tempeste di neve e le frequenti pioggie di ghiaccio che invece ho trovato. La Patagonia piu’ difficile è stata senza dubbio quella cilena, ma per me è stata anche la piu’ bella. Tra tutti i tratti percorsi rimane indelebile la Carretera Austral, che per la sua bellezza svetta sul resto, tra tutti i momenti ricordo invece con emozione il colloquio privato concessomi dal Cerro Torre, un’ora e mezza di contemplazione in quel quadretto magnifico che è la Laguna Torre.

 

 

Il vento, quello che decide tutto, è apparso nella tappa da Tapi Aike (ARG) a Puerto Natales (CHI). Prima di allora, eccetto un giorno sulla Carretera, si era limitato al ruolo di comparsa o poco piu’. Dopo invece è stata una convivenza quotidiana con un elemento che oltre all’enorme dispendio energetico ha richiesto assoluto self control e autodisciplina. Il suo urlo è cosi forte, cosi martellante, che ti scava nel cervello e infiamma i nervi. Occorre tattica ed intelligenza altrimenti fonde gambe e morale.

 

 

Con piu’ di 123 km di media giornaliera in MTB, (65% dell’intero percorso su sterrato), questa rimane per me anche la spedizione piu’ spinta (in MTB) sul piano sportivo mai tentata. Solaris, la mia Peugeot RSM01, è stata ancora una volta compagna di viaggio affidabile e sicura, capace di gestire difficoltà di qualsiasi tipo senza esitazioni. Nessuna manutenzione, condizioni da incubo e colpi da ogni dove, se un mezzo deve essere giudicato per la sua affidabilità, la Patagonia è l’esame ideale. La scelta del carbonio per un’avventura cosi impegnativa si è dimostrata vincente, cosi come la scelta dei pneumatici e del setup. Di concreto c’è che in appena sette mesi questa bici si è presa tutto il Marocco e buona parte del sud america.

 

 

Il prossimo capitolo del Peugeot World Tour, l’ultimo, sarà a luglio ed agosto. Qualche mese e sarà infatti di nuovo tempo di tornare in strada, stavolta toccando l’ultimo continente del nostro Giro del Mondo, l’Oceania. E la meta sarà la terra piu’ lontana ed esotica per eccellenza, la Nuova Zelanda. Da Christchurch ad Auckland, il tutto condito dal freddo dell’inverno australe. Ci vediamo la..

 

Andrea Tozzi
 

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