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Ha il colore del jeans slavato, striato, vissuto. Parlo del cielo che sovrasta Firenze in questa domenica d’inizio estate a 35 gradi. Infradito e t-shirt, osservo il gioiello del Rinascimento Italiano dall’alto, appoggiato alla balaustra consunta del Piazzale Michelangelo. Qualche centinaio di metri a sinistra c’è il Forte Belvedere e i giardini di Boboli, e poco sotto, dominata dal cupolone del Brunelleschi che quasi sembra proteggerla dal passare del tempo e dei mortali, la città si apre come un ventaglio in tutto il suo inossidabile splendore.

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I lungarni disegnati dall’Arno, i pavee sconnessi e il brusio dei sempre piu’ rari bottegai, la biblioteca Nazionale che fà da porta a Santa Croce, l’aria intrisa del profumo della carne alla brace e del Chianti, il profilo fiero e svettante del Palazzo della Signoria da cui, guardingo e seminascosto, parte l’antico salvacondotto della dinastia Medici, il corridoio Vasariano, opera invisibile che striscia attraverso il Museo degli Uffizi e il Ponte Vecchio per fuggire poi fino a Palazzo Pitti e l’Oltrarno. Ci sono nato in questo posto, ma nonostante tutto, dopo 38 anni, non riesco ancora a smettere di ammirarla nel tentativo di capire come i nostri avi siano riusciti a creare qualcosa di cosi’ perfetto e sublime.

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E la stessa cosa, ne sono certo, potreste fare voi parlandomi del vostro paese, della vostra città o delle vostre colline. Noi italiani, di bellezza, ne abbiam colmi gli occhi. Cosi tanta ed abbondante che spesso ci passa davanti senza accorgercene fintanto che uno straniero, magari appena arrivato dall’Ohio o dallo Yorkshire, esclama il consueto “Oh, my god!!”. E allora amici, attraverso questo filo conduttore che sicuramente ci inorgoglisce e probabilmente ci accomuna tutti, la bellezza, voglio parlarvi dell’ormai imminente prossima Avventura.

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Dopo la Patagonia, lo ammetto, non era facile trovare un posto che potesse reggere il confronto di quanto già fatto. Da quando ho inaugurato il Peugeot World Tour, nell’aprile del 2013, questo pellegrinare per il globo all’insegna dell’Avventura “unsupported” in stile Peugeot, ho inanellato una meraviglia naturale dopo l’altra cercando i paesaggi piu’ disparati. Ma l’ultimo viaggio, con la Carretera Austral del Cile e la Ruta 40 in Argentina appunto, è stato davvero oltre ogni aspettativa per quanto riguarda la maestosità dei paesaggi, tanto che ancora mi viene la pelle d’oca a ripensarci. Una spedizione che mi ha impegnato per piu’ di 50 giorni, arricchito di tanta meraviglia, richiesto tante energie e per fortuna, visto che siamo nell’era digitale, dato vita a migliaia di foto che ho condiviso con voi qui sul Blog Peugeot Italia.

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Adesso, dopo circa 24.000 km percorsi, 22 nazioni del mondo in 4 continenti e 140 giorni sul campo, arriva l’ultimo continente, l’Oceania, e la ciliegina sulla torta, la Nuova Zelanda. Molto piu’ di una nazione, per molti sognatori questa terra è una fuga trasformatasi in realtà mentre per tutti gli altri rimane una fuga immaginata. Una nazione verde, selvaggia e romanticamente disabitata come la sua sorella maggiore Australia, una terra di retaggi antichi e un collegamento, inusuale, tra il format occidentale e quello indigeno, che nonostante tutto, anche se in misura schiacciata proprio come in Australia, riesce in qualche modo a sopravvivere e a far sentire la sua presenza. Probabilmente una delle ultime oasi naturali e sicuramente il luogo piu’ remoto da raggiungere dall’Europa continentale. Di lei sappiamo “poco”, e quel “poco”, diciamoci la verità, basta ed avanza a farci sognare.

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Insieme alla mia MTB Peugeot RSM01 “Solaris”, lo stesso mezzo che ha affrontato e vinto le principali catene montuose del Maghreb e la polvere del Sud America fino alla “Fin del Mundo”, percorrero’ le strade gelide dell’inverno australe kiwi di entrambe le isole. Partenza fissata da Christchurch, tra 20 giorni circa, per un tracciato in senso orario dell’isola sud, la piu’ ostile dal punto di vista climatico, che mi vedrà attraversare tutte le regioni della stessa a partire dal Canterbury, Dunedin e Otago, Fiordland con il meraviglioso Milford Sound, la regione di Queenstown, la West Coast e infine, risalendo verso lo stretto di Cook, la regione di Marlborough e Nelson con l’Abel Tasman National Park. E da autentico buongustaio, l’intera catena alpina kiwi, con la Great Alpine Highway e il Monte Cook, con i suoi 3724 mt slm, sono nel mio menu’ principale.

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Al di là dello stretto di Cook, battezzata con il nome dell’eroe che sconfisse Napoleone a Waterloo, c’è la dinamica citta’ di Wellington. Da li’ partirà l’itinerario che punta a nord e che mi condurrà alla meta del nostro viaggio, Auckland. Un percorso che seguirà una direttrice piu’ snella e diretta, portandomi ad attraversare le regioni di Taranaki, Taupo, Waikato e infine la regione di Auckland, target finale della nostra Spedizione. In tutto circa 3000 km.

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Le gomme della mia Peugeot, essendo l’itinerario kiwi principalmente su asfalto, saranno piu’ snelle e molto meno artigliate rispetto a quelle che hanno addentato Carretera & Ruta, e l’abbigliamento, con i nuovi capi realizzati in innovative membrane tecniche, sarà rinforzato e spero all’altezza del freddo e delle condizioni avverse. Poche tappe (22), poche ore di luce giornaliere (7/8 ore), alto chilometraggio (circa 140km/giorno). L’assetto, ultratestato e che mi ha dato grandi soddisfazioni nelle spedizioni precedenti, sarà quello da Bikepacking con circa 22-23 kg di equipaggiamento agganciato alla MTB. Sarà questa, in numeri, la nostra prossima Winter Odyssey.

L’estate è agli sgoccioli, ci vediamo a Christchurch, Canterbury, New Zealand. Che lo stupore e la voglia di andare siano sempre il nostro ossigeno.

Andrea Tozzi

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