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Tappa 6

Villa Cerro Castillo – Puerto Tranquillo
Km: 122
Altimetria: 1677 mt

  

I cileni lo chiamano General Carrera, gli argentini invece Buenos Aires. Ma il risultato, cambiando gli addendi, non cambia affatto. Quello che è certo è che le sue acque turchesi e di altre mille tonalità di blu e di verde increspate dalle onde sono una visione a cui ci si abbandona volentieri. “Another Day in Paradise” diceva Phil Collins in una top chart 80’s, e anche se sono quasi certo che lui non si riferisse ad un paesaggio quando scrisse la canzone, la faccio mia ugualmente d’accordo Phil?

  

Il paradiso certo, ma passando da 122.000 metri di purgatorio. La tappa 6 è andata in onda su un terreno off road fuori categoria ma soprattutto tempestato dalle micidiali cunette, anche chiamate Calaminas, capaci prima di demolirti a livello fisico per le fortissime sollecitazioni e poco dopo, come un mantra, di scavarti come un tarlo nella mente, un po’ come l’urlo incessante del vento. Quando arrivo a Puerto Tranquillo mi sento come chi è stato seduto su un martello pneumatico per 7 ore di fila. Quasi inebetito.

  

La lunga dormita ha dato i suoi frutti e stamani mi alzo dal letto con il pieno di energia, poco dopo scendo a fare colazione al piano terra della locanda. Sul fuoco già le prime pentole che fumano, nell’aria odore di caffè e il telegiornale mostra le webcam del traffico a Santiago. Al tavolo accanto, unici clienti insieme a me, una squadra di tre operai della strada dalle facce bruciate e consumate dalla fatica e da una vita difficile. Uno di loro, capelli nerissimi, faccia e zigomi larghi, ha lo sguardo perso e lontano. Sulla soglia due cani dall’aria stanca ed arruffata cercano riparo dal vento.

  

Poco dopo, di nuovo in camera per prendere le borse della bici i 2675 metri del Cerro Castillo mi salutano dalla finestra della mia abitacion e cosi passo cinque minuti in contemplazione osservando le nuvole che, quasi come enormi dirigibili senza controllo, si infrangono sui faraglioni acuminati e taglienti della grande montagna.

  

Laguna verde, Bosco muerto, sono solo alcuni dei nomi che incontro oggi sulla mia strada e ad ognuno di essi corrisponde una sosta, seppur breve, nel tentativo di incidere tutto sul disco della mia memoria. Dal plateau tipicamente montano dei primi 40 km nel parco nazionale del Cerro Castillo, dove il paesaggio è aperto, roccioso ed ostile, all’umidità di boschi fitti che mi inghiottono quasi a riportare le tenebre, per arrivare piu’ avanti alle mandrie di bestiame che avanzano lente guidate da un huaso a cavallo che mi guarda passare diffidente. I pochi mezzi che incrocio, soprattutto moto Touring, mi salutano nella polvere scagliando sassi ovunque al loro passaggio.

  

Soffro sulle cunette e sulle tantissime salite, ma con autentico cinismo e un pò di sana cattiveria mi prendo tutto quello che posso nei tratti piani e in discesa. La mia Peugeot mi trasmette stabilità e cosi anche oggi, nonostante il fondo ghiaioso e difficile, allungo il passo ogni volta mi si presenta l’occasione. Concentrazione massima per leggere il terreno per almeno 20-30 metri davanti al mezzo, scorgendo ogni linea pulita, ogni traccia priva di buche, banchi di rena o ciottoli fuori misura che possono far sbandare l’avantreno. Correre cosi con una fully loaded bike ha quasi dell’incredibile ed è galvanizzante, ma l’assetto bikepacking è il top.

  

Il Peugeot World Tour è giunto in Patagonia con una leonessa d’assalto, nel setup, nei numeri e nel suo allestimento, e i quasi 700 km in sole 6 tappe, sono per adesso la migliore conferma alle scelte che io, insieme al mio Partner Peugeot Italia, abbiamo fatto. Avanti cosi.

  

Nelle prossime ore vi immagino indaffarati su ricche tavole imbandite circondati da parenti ed amici, oppure anticonformisti o disinteressati che si svegliano alle 15, in ogni caso, chiunque voi decidiate di essere, spero che sotto l’albero troviate la serenità che ognuno di noi merita. Feliz Navidad para todos.

  
Andrea Tozzi

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