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Tappa 4

Villa Amengual / Coyhaique
Km: 127
Altimetria: 1717 mt

 

Siamo pochi, anzi pochissimi. E la prima differenza che salta agli occhi, e che c’è, tra chi viene in Patagonia per turismo, magari anche relativamente comodo, e tra chi invece si nutre di vento e di silenzi, di pioggia, di freddo e di metri conquistati, è la faccia. Scottate dal sole, scolpite dalla stanchezza, arrossate dal vento e indurite dalle inflessibili regole della casa, sono questi i volti che si incontrano negli hospedaje scalcinati, quelli che sbucano dalle nuvole di polvere sollevate dai pickup, che vestono rigorosamente indumenti tecnici che pero’ da un pezzo sono andati oltre gli standard di fabbricazione, quelli che hanno gli occhi rossi ma spalancati e che, a starci attenti, la fronte distesa e un leggero quasi impercettibile sorriso tipico di chi ha ottenuto molto piu’ di quanto era venuto a cercare.

 

 

La tappa 4 segna per me non solo la conquista di altri 127 km indimenticabili, ma molto al di là della distanza coperta, c’è una terra che giorno dopo giorno ti entra dentro senza mai considerarti straniero, una terra che attraverso questa strada ti trascina in un’idea, quella di un pianeta incontaminato, a cui noi, sapiens sapiens, non siamo piu’ neppure lontanamente abituati. Al km 70 dopo Villa Amengual la Carretera si divide in due tratti che si riuniscono piu’ avanti, il primo tratto, completamente asfaltato, va verso Puerto Aysen, il secondo invece, di ripio ossia sterrato, punta verso Villa Ortega. Io non so se il paradiso terrestre sia una favola o una promessa non mantenuta, ma se in questa definizione c’è qualcosa di vero, io l’ho attraversato oggi in sella alla mia Solaris. Sono circa60 km di deviazione ma voi fateci un salto e poi mi direte..

 

 

E’ il primo mattino quando lascio Villa Amengual con buona pace della proprietaria dell’hospedaje. Ieri sera infatti, quando alla terza volta in cui mi ha chiesto se ne volevo ancora e io ho risposto di si con un convinto cenno della testa, con fare allucinato di chi si trova davanti il diavolo si è girata verso la figlia sibillando “Madre de Dios..”

 

Il pantano, gli infiniti slalom per schivare pozze che arrivano ai mozzi, i cantieri e i camion all’opera, sono oggi tutti ricordi lontani, e anzi si direbbe non siano mai esistiti dalle condizioni perfette (e su asfalto) in cui si è svolta gran parte della tappa di oggi. E da un lato è un autentico sollievo perche al risveglio, un po’ come un uomo di vetro, faccio subito l’inventario di una lunga serie di dolori a polsi, collo e fondoschiena, in gran parte dovuti alle sollecitazioni del terreno, che mi porto addosso.

 

Una manciata di polvere piu’ tardi, a Villa Ortega, avvicino la faccia alla vetrina dell’unico supermercato senza vedere tracce di vita. Stesso copione per l’hospedaje, anch’esso l’unico, che c’è in città. Solo i cani, per fortuna legati, sono piuttosto vitali in questo sperduto paesino. Altri 30 km e arrivo a Coyhaique, la prima “grande” città dopo Puerto Montt.

 

 

Andrea Tozzi

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