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San Sebastian / Rio Grande
Km: 81
Progressivo km: 2129
Altimetria: 428
Progressivo altimetria: 20906 mt

 

 

Cose, oggetti, alberi, cespugli, segnali, insegne, animali, merci. Sembra tutto sempre piu’ raro. E’ un paesaggio privato di tutto quello di oggi, dove le uniche tracce dell’uomo, abbandonata la locanda-frontiera di San Sebastian, sono le pompe petrolifere che punteggiano l’orizzonte e i tanti giacimenti della YPF, la compagnia di bandiera. Per il resto non c’è assolutamente niente. Mi ricorda il tratto di strada, circa 30 km, che va da Honningsvag a Capo Nord. Solo le ripide salite a picco sul Mare Glaciale Artico lo rendono differente da qua, ma l’atmosfera e la sensazione di essere arrivati al capolinea sono identiche.

 

 

Petrolio appunto, una voce importante nell’economia della Tierra del Fuego. E Rio Grande, la città dove sono giunto con tappa 17, deve la sua esistenza, e probabilmente il suo intero sviluppo, proprio all’oro nero. Oltre agli idrocarburi questa terra si sostiene di turismo che, seppur molto sostenuto, non è certo un turismo di massa e comunque inferiore ai numeri della Patagonia piu’ alta, e infine ma non meno importante, l’economia che gira intorno alle basi scientifiche presenti in Antartide, giusto un tiro di schioppo piu’ giu’.

 


 

La Tierra del Fuego è infatti il caposaldo da dove partono gli approvvigionamenti, in termini di mezzi, materiali e provviste, per le basi e le spedizioni polari di quasi tutte le nazioni. Argentina e Cile hanno inoltre rivendicazioni territoriali precise sul continente antartico, cosi come altri cinque paesi, e il motivo per cui queste regioni si chiamano Antartica cilena e Antartica argentina è proprio questo, i due paesi si sono “accorpati” uno spicchio di calotta (tra l’altro lo stesso.., che comprende le isole South Shetland, ossia il punto piu’ vicino alla Tierra del Fuego oltre lo stretto di Drake) che termina esattamente al Polo Sud, considerandola di fatto la stessa identica regione in cui io mi trovo adesso.

 

 

E a proposito di rivendicazioni territoriali e di ferite che proprio non riescono a rimarginare, ed ogni paese ha le sue, quelle dell’Argentina si chiamano Malvinas. Questo paese si sente privato di una parte essenziale del suo territorio e non c’è davvero occasione, evento o luogo in cui questo, con cartelli, cortei e scritte, non sia perennemente ricordato. “Les Malvinas son Argentinas” è il leitmotiv tramite cui, per gli argentini, la guerra della Falkland non è un capitolo polveroso della storia, ma piuttosto un tema di attualità ancora da raccontare.

 

 

E nel frattempo, mentre ogni giocatore lancia i suoi dadi, nella cronaca del “Giro della Patagonia”, alla tappa 17 si legge: orecchio destro martoriato e peccato che ho i capelli corti, altrimenti sai che ciuffo oggi. Restano sul campo 81 km e il prossimo target si chiama Tolhuin.

 
Andrea Tozzi
 

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