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Porvenir (CHI) / San Sebastian (ARG)
Km: 152
Progressivo km: 2048
Altimetria: 1177 mt
Progressivo Altimetria: 20478 mt

 


 

Il profumo salmastro dell’Atlantico, che ora brontola appena oltre la mia finestra, contagia l’aria di San Sebastian, il primo segno di vita in terra argentina. Non certo un paese, ma appena una dogana della Guardia Nacional con un distributore dell’ACA, il club automobilistico argentino, e un’osteria piena di spifferi, empanadas di cartone e di pareti che sembrano sul punto di venir giu’ ad ogni folata.

 


 

Ma una doccia calda porta via ogni stanchezza, ogni brivido di freddo e ogni fitta alla gambe. Sulla mappa resta sempre meno terra da domare e nello specchio c’è il sorriso scavato ma compiaciuto di chi, venuto quaggiu’ per non prenderle, si contrappone all’urto di una terra bestiale restituendo con gli interessi le legnate collezionate sulla via. E nello Sport, scienza dove contano piu’ i numeri delle parole, conta solo questo.

 

Tappa 16, la piu’ lunga di tutta la spedizione sudamericana, si porta via altri 152 km di sassi, polvere e deserto senza niente nel mezzo, una zona morta popolata di baie luccicanti e vergini come mai sfiorate da essere umano, guanachos curiosi, struzzi patagonici e condor che incrociano in circolo a 100 metri dal suolo. Animali, questi ultimi, avvolti da un alone meravigliosamente sinistro che ai miei occhi ne aumenta bellezza e maestosità. Davanti alle gomme consumate della mia Leonessa ora non c’è piu’ neppure un metro di sterrato né di odiate calaminas, perche’ insieme, colpo su colpo, le abbiamo sconfitte tutte.

 

 

Mancano 3 tappe al traguardo, le prossime due di vento laterale e l’ultima, in totale controvento verso sud-ovest, mi porterà nella citta’ piu’ australe del mondo, Ushuaia. La Peugeot RSM01, come me, ha dato tanto. La guardo e non posso che provare profonda ammirazione per come si è comportata e per dove è riuscita a portarmi. Ascoltare il carbonio che si flette su buche, cunette e sassi mi da’ sempre un bel brivido, cosi come osservare la forca che assorbe e gestisce migliaia di sollecitazioni o i freni, grazie ai quali mi sono preso delle belle libertà in termini di velocita’.

 

 

Arrivo a San Sebastian completamente bianco di polvere, attirando gli sguardi curiosi dei tanti turisti appena scesi dai pullman per timbrare il passaporto. Si avvicinano in molti e mentre con piacere rispondo alle loro domande sento il battito che rallenta, l’adrenalina che mi abbandona ed è tempo per me di togliermi passamontagna, occhiali e guanti. Tappa 16 è in archivio.

 

In Patagonia, e parlo dei ciclisti, ho visto le facce piu’ provate di tutta la mia vita, ho visto facce luminose animate dal prossimo punto geografico da raggiungere, ho visto facce sconfitte, per un’ora o per un giorno, dagli elementi, dall’isolamento, dal campo reale che è sempre molto diverso da quello immaginato al tavolino, ho visto facce sull’orlo delle lacrime per la sofferenza e altre in preda al delirio, per tutta la bellezza che un uomo, da solo, non puo’ reggere. E in queste facce c’è indubbiamente anche la mia, mischiata nel vento insieme alle altre.

 

 

Alla fine della Carretera Austral, ormai 1100 km fa’, dissi che per me questa sarebbe stata la spedizione piu’ dura, impegnativa e strabiliante mai fatta in solitaria. Furono parole dettate dall’istinto e anche premature, ma come spesso succede quando lo si ascolta, furono parole giuste. Non dimentichero’ mai questo posto.

  
Andrea Tozzi

 

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