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Tappa 14
Puerto Natales – Villa Tehuelches
Km: 151
Progressivo km: 1794
Altimetria: 903 mt
Progressivo altimetria: 18988 mt

 

Tappa 15
Villa Tehuelches – Punta Arenas
Km: 102
Progressivo km: 1896
Altimetria: 313
Progressivo altimetria: 19301

 

Piu’ velista che ciclista e tra poco, senza che neppure me ne accorga, iniziero’ a parlare di bolina e di Spinnaker. D’altronde mi sto avvicinando a Capo Horn e quel posto, lungi dall’essere famoso per le storie di ciclismo, è invece regno di navigatori e marinai. Mai avevo dedicato tante attenzioni allo studio del vento come in questo viaggio, e comprensibilmente. Ed essere in solitaria, in questo frangente, è senza dubbio un grosso limite.

 

 

Tutte quelle tattiche che nel ciclismo sono la norma quando ci sono condizioni avverse, da soli, non si possono adottare. Niente ventagli, nessuna alternanza a tirare, nessuna tregua. C’è solo la schiena curva sul manubrio nel tentativo di offrire minor resistenza possibile, c’è solo un passamontagna che tenta di mitigare folate che profumano di ghiaccio.

 

 

Dovrei sentirmi fortunato per il solo fatto che alla neve e al ghiaccio è subentrato il sole e le temperature sono salite di diversi gradi eppure, mentre mi guardo allo specchio, l’immagine riflessa non è esattamente quella di una persona fortunata. O almeno è come la vedo io adesso.

 

 

Patagonia, giorno 36. Sta diventando un ossessione che riempie la mente, offusca i pensieri e toglie lucidità. Molto al di là dell’impegno fisico che, come si puo’ immaginare, è notevole e sfibrante, l’aspetto che sto scoprendo essere quello piu’ difficile da gestire, sono i monologhi infiniti con cui mi tedia ogni giorno, riempiendo le mie orecchie di ululati selvaggi. E proprio per cercare di recuperare un po’ di tranquillità ho deciso che nei prossimi giorni usero’ i tappi di cui solitamente mi servo quando sono in aereo.

 

 

250 km di vuoto territorio cileno e una nuova città sotto di me. Punta Arenas, sullo stretto di Magellano. E il paesaggio desertico appena attraversato, insolitamente verde ed erboso, è ugualmente bruciato, ustionato e modellato dal vento. Foreste di alberi bassi con chiome spoglie ed allampanate si succedono a micro mondi persi nel niente in cui è bello fermarsi per una tazza di caffè caldo. Come Villa Tehuelches, una manciata di case di legno colorate, una scuderia di cavalli e l’unico hospedaje del paese sprangato da chissà quanto tempo.

 

 

Domani io e la mia Peugeot oltrepasseremo questo stretto che scintilla come l’argento, poi lunedi tornerà lo sterrato e l’Argentina con la tappa di San Sebastian. Mancano 450 km alla Fin del Mundo.

  
Andrea Tozzi
 

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