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Tapi Aike / Puerto Natales
Km: 114
Progressivo km: 1643
Altimetria: 1148 mt
Progressivo altimetria: 18085 mt

  

Uno tonfo secco che mi fa’ svegliare di soprassalto, unito ad una scossa capace di far ballare l’intero trailer. Istintivamente, pensando sia entrato qualcuno, tiro fuori la testa dal sacco a pelo guardando la porta di legno divelta che, almeno in parte, chiude comunque l’accesso al dormitorio abbandonato. E’ ancora chiusa per fortuna, ma passano appena dieci secondi è ho modo di scoprire cos’è stato. La’ fuori qualcuno si è scatenato.

 

Un autentico urlo selvaggio che spazza la prateria inghiottita dalle tenebre delle 3 del mattino. Non ho mai sentito un vento cosi forte in tutta la mia vita, e al pensiero che avrei potuto essere accampato in tenda, anziche’ dentro un rimorchio-dormitorio della Vialidad, mi sento accapponare la pelle. Fossi stato la fuori avrei raggiunto Ushuaia nel giro di qualche minuto, in volo dentro la tenda pero’.

 

Passato lo spavento mi calmo ma passano neppure cinque minuti che sul vetro della finestra inizia il picchiettio insistente della pioggia. Ed unita alla forza del vento, si trasforma subito in pioggia a pressione che in una manciata di secondi trova il varco nella finestra ed inizia ad entrare copiosa e a getto all’interno della piccola stanzetta. Mi alzo, metto al riparo le borse, picchio il piede da qualche parte urlando e mentre vanneggio imbufalito esco fuori alla ricerca di un pannello o di qualsiasi altra cosa che possa tappare la falla nella parete. Bagnato fradicio, cinque minuti dopo torno dentro e sistemo come posso un pannello di compensato. Rientro nel sacco a pelo e sprofondo in un sonno leggero interrotto dalle urla del padrone di casa, che da un momento all’altro minaccia di ribaltare il dormitorio.

 

Ore 07.30. Uscire dal sacco a pelo, con questo freddo, è la peggiore delle torture. Mi vesto osservando le nuvolette create dal respiro, rimpacchetto tutto e preparo la mia Peugeot, butto giu’ un pacchetto di biscotti al cioccolato e alle ore 8 sono fuori dalla minuscola stazione di servizio dall’altro lato della strada, con la speranza di poter bere qualcosa di caldo prima di mettermi in sella. Ho difficoltà anche a camminare dalla forza delle folate. Alla fine, proprio quando iniziavo a pensare mi fosse andata bene o che le persone esagerassero descrivendo il vento della Patagonia, ho capito che era tutto vero. Dopo dieci minuti di attesa capisco che non verrà nessuno e già mezzo congelato decido di mettermi in marcia senza caffè.

 

Un’ora di sforzi disumani per avanzare di soli 7 km. Frustante, doloroso, pericoloso. Sono di nuovo sottoposto alle folate che mi strappano dalla strada e mentre procedo obliquo per compensare una forza tiranna mi sorpassano due motociclisti che mi salutano, anch’essi ondeggiano spaventosamente e la loro velocità è ridotta a 35/40 km/h. Gli adesivi mi dicono che sono brasiliani, li invidio.

 

Smetto di invidiarli quasi subito. Il tempo di percorrere neppure un km e li raggiungo: uno di loro, attaccato alla moto ma in senso orizzontale, è ancora impastato con la madre terra. Mi fermo e mi avvicino, il giovane carioca ha perso l’equilibrio proprio mentre cercava di dare una spallata di compensazione e invece è ruzzolato nella polvere. Io e il suo amico paulista lo rialziamo e fortunatamente nessuno si è fatto male.

 

Butto giu’ tazze su tazze, tentando di incamerare calore, di riacquistare lucidità e di far riposare le gambe. A Rio Turbio, citta mineraria sul confine Argentina-Cile, ho messo su per la cameriera un disco rotto che canta sempre la stessa canzone, “Cafè con leche!!” Piove ghiaccio, mani e piedi andati e l’umore è basso. Al Paso Fronterizo Dorotea, ultimi tornanti lato argentino, ho già timbrato il passaporto quando finalmente e improvvisamente esce un sole potente, il vento cessa di colpo e la temperatura aumenta in modo violento. Dentro di me esulto: e’ andata, è stato un inferno ma tutto è alle spalle! Esattamente due tornanti dopo, circa 800 mt, dietro la curva c’è il Cile, il cielo è grigio, il termometro segna -2 gradi ed è in corso una tempesta di neve che mi accompagnerà per gli ultimi 30 km.

 

Puerto Natales, regione Magallanes y Antartica chilena. Io e la mia Peugeot Solaris ci siamo arrivati letteralmente ibernati. Le condizioni attuali superano di gran lunga le mie peggiori aspettative e il pensiero corre alle ultime 6/7 tappe che ancora mi separano da Ushuaia. Con oggi e’ la terza tappa in cui trovo neve e ghiaccio, e insieme al vento patagonico e al freddo polare, è tutto realmente spinto al limite. Questi elementi, che presi singolarmente potrebbero essere gestibili, tutti uniti acquistano un potere assoluto a cui rispondere vis-a-vis è sempre piu” difficile. Ora una visita al Torres del Paine, e il 15 gennaio si riparte.

  
Andrea Tozzi
 

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