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El Calafate / Tapi Aike
Km: 165
Progressivo km: 1529 (incl. El Calafate / Punta Bandera / El Calafate)
Altimetria: 1079 mt
Progressivo altimetria: 17257 mt

  

Allenamenti su circuito ad anello anche di 12 ore, gestione mentale e fisica delle lunghe distanze, tappe notturne sotto la pioggia e il gelo, qualche principio di assideramento e un discreto numero di pneumatici consumati. Benvenuti nel mondo dell’Ultraciclismo. Conoscere i trucchi del mestiere certo aiuta, ma nonostante l’esperienza che ricordiamolo, è sempre figlia di errori e tante immancabili batoste, il modo di approcciare la strada è ogni giorno sempre diverso. E questo perche’ i fattori in gioco sono molti e incredibilmente variabili, proprio come il tempo della Patagonia. Le condizioni del terreno, la distanza da coprire, l’orografia del territorio, il meteo, la temperatura, l’umore, la condizione fisica. Mentre bevo il mio caffè bollente è a questo che penso, ai 165 km che mi aspettano oggi la fuori, appena oltre la porta.

 

 

El Calafate, Lago Argentino, Perito Moreno, altri nomi ed altri ricordi a cui mi aggrappero’ con nostalgia quando tra poco la quotidianità tornerà a pretendere un posto importante nella mia vita. Ma adesso sono di nuovo sulla Ruta 40 e dalle alture di colore rosso che la sovrastano, quasi a ricordarmi che il tempo della nostalgia non è ancora arrivato, numerose famiglie di guanacos (lama) salutano la mia Solaris con le loro inconfondibili voci. Un verso a metà tra quello della gallina e quello della pecora.

 

 

Il grafico della tappa, studiato attentamente ieri sera mentre per la prima volta facevo un po’ di meritata officina alla mia Peugeot RSM01, parla chiaro: primi 40 km di riscaldamento piu’ o meno in pianura, salita di 15 km fino a quota 800 metri al Mirador Julio Heredia, 35 km di falsopiano a favore verso il “puesto fijo” di El Cerrito, e l’ultimo tratto, infido ed impegnativo,70 km di fango e sassi verso Tapi Aike, destinazione di tappa 12. E vista la distanza, niente colpi di testa ne’ prove di forza, ho deciso che mangerò quello che mi mettono nel piatto senza protestare. Un attimo dopo arriva la prima portata e seguendo i miei buoni propositi cerco di limitare i danni..

 

 

E’ un vento cattivo che diventa subito della specie piu’ pericolosa, quello laterale. C’è ancora tanto asfalto prima di El Cerrito e del fuoristrada, ma proprio per le fortissime ed improvvise folate laterali, capaci di spostarmi anche di un paio di metri, sono costretto a pedalare ai lati della Ruta, dove al posto dell’asfalto ci sono buche e calaminas. Non importa, la sicurezza viene prima di tutto. La Ruta 40, come si puo’ immaginare, ha scarsissimo traffico, ma decisamente molto veloce e piombare in mezzo alla strada con Walker Texas Ranger che arriva a tutta velocità nel suo pick-up mentre mastica tabacco non rientra nella lista dei suddetti propositi.

 

 

El Cerrito. Km 95. Il “puesto fijo” è un po’ la nostra casa cantoniera. La Vialidad argentina ha saggiamente creato, viste le enormi distanze e la scarsita’ di punti di appoggio, questi piccoli baraccamenti con un po’ di materiale, qualche macchinario e in cui, soprattutto, un paio di addetti alla viabilità sonnecchiano e si annoiano senza alcuna fretta, dando ai ciclisti come me la possibilità di trovare acqua, una pacca sulla spalla e scopriro’ piu’ avanti nell’altro “puesto fijo” di Tapi Aike, anche un originale e scalcinato tetto sulla testa.

 

 

Sulla Ruta 7, paurosamente scassata, fango rosso e grandi sassi che spuntano dalla terra come cocomeri maturi, scorgo lentamente il profilo di un’altra meraviglia verticale, quello del Torres del Paine, che compare all’orizzonte alla mia destra. Il Paine era la meta originaria della tappa di domani ma purtroppo, per l’impossibilità di trovare valuta cilena per entrare nel parco, ho dovuto ridisegnare tappa 12 e tappa 13, di fatto allungandole ed obbligandomi a dirigere subito verso Puerto Natales, dove spero di trovare sportelli atm funzionanti.

 

E proprio a Puerto Natales, dove troverò comunque anche il modo di visitare il parco, spenderò l’ultimissima pausa di qualche giorno prima della galoppata finale per la conquista della Fin del Mundo, 6/7 tappe di fuoco, praticamente a ritmo continuo.

  

Si torna in Cile.

 

 

Andrea Tozzi
 

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