CONDIVIDI

 

Sette scatti del 50mm f.1.8 a ricostruire il fronte integrale del Perito Moreno, visto dalla Penisola di Magallanes

Peugeot World Tour. El Calafate, giorno di sosta.
 

Gli ultimi anni sono stati bellissimi. Eppure anche sforzandomi non saprei dire con precisione quando tutto è iniziato, anche perché in effetti ho sempre sentito dentro di me una forte vocazione per l’indipendenza e la libertà, ma ad un certo punto questa voce, all’inizio appena un sussurro, ha preso coraggio ed è aumentata di volume, facendomi capire chiaramente che assecondarla ogni tanto, con il solo scopo di tenerla buona con una caramella, non era più sufficiente.

 

Ho letto i loro libri, ho seguito le loro vicende, conosco le loro storie, le loro tragedie e i loro trionfi. Avventurieri, alpinisti, navigatori. Sono tutti indistintamente in una grande famiglia, poiché gli elementi che li uniscono sono molti di più di quelli che li separano. Li ho adorati profondamente riservandogli sempre la mia stima più alta. Per il coraggio certo, e non solo quello impiegato durante le loro imprese, ma soprattutto per quello che gli ha permesso di piegare il mondo alle loro regole, e non viceversa. Questo è il coraggio più grande, tutto il resto viene dopo come naturale conseguenza e forse è la parte più facile. Una persona conscia di sé si sente capace di qualsiasi cosa ma rompere la diga della normalità che contiene quella che secondo tutti è una vita normale costa tanta fatica, richiede rischi e grandi incognite. Ti scontri con le regole, con le persone e con i loro giudizi. Rischi di perdere con la speranza di vincere.

 

La Libertà personale, come scrisse Nelson Mandela che pur si riferiva ad una libertà fisica e molto diversa, si raggiunge ugualmente dopo una lunga strada che impone centinaia di passi compiuti su mattonelle che traballano, ma dove il primo e il più importante su tutti è quello di investire di potere le proprie aspirazioni, prendendole seriamente e rispettandole sempre, senza permettere mai a nessuno, in primo luogo a noi stessi, di svilirle, di credere che siano troppo grandi e troppo pretenziose. Questa per me è stata la sfida più difficile, assumere il comando. In un momento saturo di sfiducia e di esempi negativi in cui l’unica tattica socialmente accettabile è quella di difendersi e soffocare tutto quello che di buono e autentico arriva dal profondo di noi stessi, io ho deciso di attaccare e di ascoltare me stesso, seguendo quello per cui sono naturalmente predisposto.

 

Ai viaggi e all’avventura, soprattutto negli ultimi otto anni, ho dedicato praticamente tutto, incluso tempo, risorse e davvero molti sacrifici personali. E per il ritmo e la velocità, a tratti disumana, con cui seguo i miei sogni e i miei progetti riuscendo a far stare in piedi anche la mia vita a casa, dico a tutti sorridendo che ventiquattro ore del mio tempo equivalgono ad una settimana. In sostanza è la mia teoria della relatività. Ma il mondo, quasi si fosse accorto di tanto affanno, mi ha davvero ripagato di tutto. E nei principi della meritocrazia e della responsabilità individuale a me carissimi, prima ha messo sulla mia strada persone eccezionali e audaci che hanno puntato su un cavallo che nessuno conosceva, assecondandone tempi, ritmi e filosofia, poi mi ha regalato panorami, luoghi ed atmosfere degne di Jack London, e di un mondo che ormai, come diceva Bonatti, sembra perduto. E la dimensione scelta e voluta in cui vivo questa straordinarie avventure, accomunandomi in questo a molti dei grandi personaggi che popolano la mia mente, è quella della solitudine. Una scelta consapevole, una dimensione gradita e necessaria come l’aria che respiro, e che ha permesso alla mia sensibilità di svilupparsi sempre più, rendendo un bel luogo qualcosa di magico e un luogo magico in qualcosa che toglie il respiro.

 

A El Calafate, Argentina, sono le 13.40 di un pomeriggio inondato di sole. Le Tour du Monde Peugeot si sposta da quasi 110 giorni in alcuni dei luoghi più incantevoli che la Terra abbia saputo donarci e dopo aver condiviso con voi un piccolo pezzo della mia storia, vi lascio con alcune foto dell’ultimo cimelio della nostra collezione mondiale, il Perito Moreno, in alto immortalato nei 5 km dell’intero suo fronte con 7 scatti panoramici del 50mm f1.8.

  
Andrea Tozzi

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO