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Cromwell, Central Otago.

Tappa 6 – Queenstown / Cromwell
Km: 61
Km totali: 745
Altimetria: 590 mt
Meteo / Condizioni: Soleggiato
Temperatura: 4 / 16°

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Butto giu’ un cappuccino e addento un paio di muffin, mi allaccio il casco e sono quasi le nove del mattino quando imbocco la numero 6 che porta a Cromwell, nel cuore della produzione vinicola kiwi. Il Central Otago, terra di discreti Pinot noir, è una delle aree del paese dove l’economia, ormai da molti anni, ha il profumo del vino.

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Eleganti, sofisticate e spesso firmate dalle piu’ rinomate archistar, anche qui in Nuova Zelanda, come prima in Italia, Francia o California, succede che le cantine assomigliano piu’ a degli atelier che a dei luoghi in cui si lavora un prodotto della terra. Il vino, un prodotto che da alimento è divenuto un bene accessorio e spesso di lusso, e che si è sposato alla perfezione con l’estetica, con la tecnologia e il marketing.

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Due giorni di riposo si sentono e quando monto in sella mi sento bene e pieno di forze, anche il raffreddore sembra essersi finalmente stancato di me. Ai piani alti buone notizie, il cielo è pulito e già di primo mattino la temperatura è gradevole e rassicurante, tanto che durante la mattinata pedalero’ tranquillamente senza passamontagna ne’ guanti. Giusto una manciata di km e lo scenario dominante, che nelle ultime tappe ha visto onnipresenti le vette immacolate delle Alpi, assume le forme e i colori di un paesaggio arido e desertico, dove ampie gole e profonde vallate ospitano le distese di vigneti dormienti.

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Una selva di cartelli indicano i nomi delle aziende agricole e di numerosi wine tours. Io e Solaris andiamo oltre, affrontando tornanti e divertenti saliscendi. Non è neppure mezzogiorno quando arrivo a Cromwell, circa 60 km dopo. Specchiato nelle acque cristalline del lago Dunstan, il centro storico di questo piccolo centro, qualche negozio di souvenir e un paio di cafè, è rimasto fermo al 1860, l’epoca della corsa all’oro. Mi tolgo i guanti e mi siedo sulla panchina che si affaccia sul lago. Nell’aria c’è il profumo del mattino e dei giorni di festa e gli unici rumori sono quelli delle anatre e di un delicato vento che accarezza la pelle.

Andrea Tozzi

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