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Peugeot RSM01 con allestimento Bikepacking

Peugeot RSM01 con allestimento Bikepacking
17 kg di equipaggiamento e circa 9 kg di carbonio pronto a mordere la calda terra africana nella spedizione d’esordio del World Tour. 26 kg totali per avere, insieme, un eccellente mezzo di trasporto e tutto il necessario per essere autonomi ed indipendenti.

 

Un contributo importante all’opera di snellimento è stata sicuramente la digitalizzazione di tutto il materiale cartaceo, vedi mappe, guide, carte topografiche e documenti, in file. Le soluzioni cloud e la potenza dei moderni smartphone garantiscono accessibilità, capacità di stoccaggio e portabilità di tutto il necessario. Dimensione tecnologica che, un pò per tradizione (ah..il fascino delle mappe su carta!) un pò per ostilità, io stesso, ero scettico potesse sposare (senza complicare) l’Avventura. E invece devo ammettere che la tecnologia, anche con l’uso dei gps, delle action camera e di mille altri strumenti, ha rivoluzionato le cose, stavolta in meglio, permettendo sia a chi la fà ma anche a chi la segue, rispettivamente di farlo meglio e di appassionarsi con maggiore partecipazione.

 

Tornando al materiale, nell’ultima prova di ieri spero di aver distribuito l’attrezzatura nel migliore dei modi. Dopo qualche esperimento ho infatti caricato manubrio e forche con circa 9 kg, divisi tra sacche stagne alle forche (1.5 kg cad)  e il sistema di aggancio Revelate Harness con borsa al manubrio (6 kg), dentro cui trovano spazio la tenda Ultralight MRS Hubba, materassino, sacco a pelo, kit antipioggia, capi di vestiario e diverse altre cose.

 

Al telaio della mia Solaris è agganciata invece la sacca con i pezzi di ricambio, barrette energetiche, camere d’aria, kit attrezzi e riparazione, lubrificante, batterie, sistemi di illuminazione e strip di aggancio (2 kg).

 

Infine, agganciata saldamente sottosella e dalla capacità impensabile, c’è la borsa Revelate Viscacha, dentro cui hanno trovato ricovero la mini cucina da campo, il cibo, gli strumenti di comunicazione con notebook, reflex (2 obiettivi), videocamera, una cavetteria infinita, una scorta industriale di altre barrette, indumenti, farmacia, senza contare abbigliamento, giacchetto tecnico off bike e ovviamente anche la crema solare. In totale, altri 6 kg.

 

Una volta in sella il mio peso bilancerà il carico sull’intero telaio, equilibrando avantreno e retrotreno, per dar vita al setup snello, stabile e manovrabile provato sulle strade bianche dell’Eroica giusto 15 giorni fà, e che tanto mi ha entusiasmato. E’ il mezzo piu leggero e allo stesso tempo piu’ aggressivo con cui abbia mai affrontato un impegno del genere.

 

Il primo paese sulla rotta del Peugeot World Tour: Marocco

 

Impossibile per me, pensando al Marocco, non ricordare le ceste di canapa con i cumuli di spezie di mille colori, le vie intasate dei souq di Marrakech, i carretti con le arance di piazza Jemaâ El Fna. Eppure stavolta il paese che vedrò non sarà tanto quello delle città, dei serpenti e dei fachiri, ma quello dei magnifici scenari naturali e dei villaggi berberi in cui tutto, compreso il tempo che scorre lento, appare come una sfumatura sempre diversa di uno stesso colore, il magenta. E pensando al Marocco e al tipo di viaggio che farò, ho ovviamente dedicato grande attenzione alle condizioni climatiche.

 

La temperatura del paese, che attualmente oscilla dai 28 ai 35° in pianura e bassipiani, per arrivare ai 5-8° gradi della notte e delle vette dell’Alto Atlante, renderà obbligatorio l’uso di diversi strati di abbigliamento. Cosi porterò con me diversi tipi di membrana termica, dai semplici maglioncini al windtex, per arrivare al goretex sull’antipioggia. Inoltre, nel momento in cui scrivo e come ulteriore incognita, sulle cime dell’Atlante c’è ancora neve e un consistente rischio bufere sopra i 2000 metri.

 

L’itinerario tracciato per scavalcare l’Alto Atlante, dopo aver lasciato Ouarzazate e attraversato le palmeraie che costeggiano la N10, è quello che inizia nelle Gole del Dades, proprio in prossimità della città di Boumalne Dades. Strada 704, che da asfalto sconnesso diventa autentica pista e che da 1600 sale fino a 3000 metri di quota sulla vetta dell’Atlante. Nel caso la 704 fosse impraticabile per neve, e lo scoprirò solo in prossimità della scalata, c’è la possibilità, attraverso una pista parallela che punta ad est, di agganciare l’altra strada “TransAtlas”, ossia la 703.

 

Per quanto riguarda il medio Atlante e la scalata del paese verso nord, le città di Azrou e Ifrane, conosciuta quest’ultima come la Svizzera marocchina per i suoi chalet e la sua atmosfera alpina, apriranno le porte sulla città imperiale di Fés, dove nel giorno di Pasqua sosterò per un giorno completo, armato di reflex, alla ricerca di qualche scatto interessante. Ripartira’ da Fés, nel giorno di pasquetta, il tragitto attraverso il Rif, l’ultimo dei sistemi montuosi marocchini e punto di accesso all’enclave spagnola di Ceuta.

 

Poi sarà tempo di cambiare lingua e continente, ma adesso nella mia mente il target si chiama Africa e sono sicuro che mi darà filo da torcere e tante cose da raccontare.

 

Ci vediamo a Ouarzazate, cinecittà del Marocco e punto in cui il Peugeot World Tour prenderà vita entrando, dopo sei lunghi mesi di preparazione, nella fase operativa.

 

Andrea Tozzi

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