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Temuka, South Canterbury.
Tappa 1 – Christchurch / Temuka
Km: 148
Km totali: 148
Altimetria: 212 mt
Meteo / Condizioni: Coperto al mattino, soleggiato nel pomeriggio / Vento laterale
Temperatura: – 2 / 6°

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Parabrezza ghiacciati, erba cristallizzata e nuvolette dense che si formano ad ogni respiro. Finisco di preparare la bici in camera, sfruttando ogni minuto di caldo che ancora mi rimane a disposizione, poi aggancio l’ultima borsa, carico la traccia sul gps, infilo i guanti e scendo in strada. Mentre mi allaccio il casco osservo il flusso del traffico che, moderato ma costante, si muove sull’asfalto ghiacciato verso il centro di Christchurch. La bici è leggera, anzi leggerissima.

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Il Peugeot World Tour è un laboratorio sul setup dei mezzi e sull’equipaggiamento e con l’esperienza accumulata sono riuscito ad arrivare ad un peso impensabile, circa 16-17 kg (di cui almeno 5 kg sono portati da laptop, reflex/obiettivi, apparecchiature tecnologiche/satellitari, cavetterie), per una spedizione di quasi due mesi, per di piu’ in pieno inverno. Merito dei nuovi capi tecnici che fanno risparmiare spazio e peso, e di alcune mie scelte, come quella di lasciare la cucina da campo, le sacche stagne alle forche e altre piccole cose che pero’ alla fine incidono sull’ingombro. In Nuova Zelanda c’è la Peugeot piu’ performante e leggera di tutto il progetto.

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Per tenere testa al freddo, soprattutto nelle zone piu’ vulnerabili, ho scelto dei nuovi guanti e delle nuove membrane sottoguanto, per evitare di congelare i piedi invece, oltre agli scarponcini in Goretex, ho calze termiche e delle pellicole interne che si scaldano per reazione chimica, garantendo calore per cinque sei ore. L’abbigliamento invece comprende un nuovo shell della Salewa, leggerissimo e molto caldo considerato il peso irrisorio, oltre a quattro diversi strati termici che indosso sotto. Passamontagna e scalda collo in pile per la testa e infine per le gambe indosso la salopette sotto il pantalone tecnico.

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Ma torniamo alla tappa inaugurale, a pensarci bene credo sia la prima volta che in ben 148 km di strada accumulo solo 212 metri di dislivello. Le “Plains”, le pianure del Canterbury che ho attraversato oggi in direzione sud-ovest si sono rivelate un autentico biliardo in cui la strada è scivolata veloce e, almeno nella prima parte, senza grandi attrazioni. Un vasto territorio apparentemente incolto, qua e la’ qualche gregge di pecore e i binari della ferrovia che corrono accanto alla strada.

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Nella mattinata il luminoso cielo di Christchurch cede il posto ad un manto lattiginoso che minaccia pioggia e cosi, approfittando dell’unica vera citta lungo la strada, Ashburton, mi concedo il lusso di un long black bollente e due chiacchiere con la barista, una ragazza italiana che lavora in Nuova Zelanda da 4 mesi. Quando riparto il cielo è nuovamente inondato di sole e poco dopo Ashburton arrivano in lontananza le prime cartoline, la vista delle Alpi imbiancate, distese di prati verdissimi e casette di campagna sgangherate.

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Le ombre si allungano sugli edifici, sui cartelli stradali e sulle persone mentre la luce del tramonto, calda e confortante anche in pieno inverno, riscalda le 5000 anime di Temuka nell’ultimo sole del pomeriggio. Mentre percorro King Street un piccolo ed accogliente pub attira la mia attenzione, osservo l’interno e oltre la vetrata c’è un caminetto acceso, un’atmosfera country e vecchie foto alle pareti, decido di entrare. Un minuto dopo sgranocchio delle arachidi, in tv ci sono gli All Blacks e davanti a me c’è una pinta gelata e un fuoco scoppiettante. Serve altro?

Andrea Tozzi

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