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Peugeot World Tour, giorno 120, Cile.
Punta Arenas / Porvenir
Traghetto sullo Stretto di Magellano

 

 

 

Porvenir è uno di quei posti al mondo in cui vestire i panni del forestiero è ancora meravigliosamente possibile. Le microscopiche comunità che vivono nei luoghi piu’ remoti ed inospitali del pianeta sono composte da persone tra le piu’ coese ed unite che si possano trovare in circolazione. Gente che fa’ fronte comune e che, un po’ per coraggio un po’ per necessità, si stringe insieme per combattere il freddo, ambientale e psicologico, reale e immaginario. E cosi, mentre ordino una tazza di caffè in un locale dall’aspetto precario e che sembra messo insieme senza alcuna logica, sento di nuovo quello sguardo. L’ultima volta che l’ho sentito su di me era il 2012 e mi trovavo nello stesso emisfero. Ma ero un briciolo piu’ ad est, nel bush australiano.

 

 

 

Non è uno sguardo cattivo e neppure ostile, ma un misto di curiosita’ ed attenzione, e per i primi minuti che si posa su di te, ossia il tempo di capire chi sei o almeno darti un giudizio e una valutazione, è pesante come quello di una persona che deve decidere se crederti o meno. Nei microcosmi dai contorni strettissimi e dove i giorni si inseguono sempre uguali, anche il piu’ lieve e passeggero elemento, che sia una faccia nuova o un episodio inatteso, richiede attenzione.

 

 

E cosi, in sella alla mia Solaris, mi muovo in un villaggio dall’aria dimenticata e piacevolmente decadente, e dove una pista ciclabile appena costruita è piu’ elemento di disturbo che miglioria. Nell’aria, perennemente decantata dal vento antartico, c’è profumo di mare, di neve, di alghe, di polvere, di geografia che arriva poche volte nella vita. Per strada non c’è nessuno e nella terrazza che domina il golfo, punto di appoggio per i tanti gabbiani e le sterne sudamericane, mi perdo ad osservare alcune foto in bianco e nero che mostrano le eroiche vicessitudini dei primi coraggiosi che popolarono questi luoghi.

 

E sono proprio questi avamposti, sparsi ovunque nel mondo, che testimoniano la forza e la straordinaria capacità di adattamento di una specie, l’essere umano, in grado di convivere, talvolta e in circostanze eccezionali, con la solitudine, l’isolamento e condizioni da incubo.

 

 

 

Dopo tre ore di navigazione un po’ troppo movimentata, smorzata pero’ dalla splendida compagnia di una famiglia di balene avvistate a 100 metri dalla nave, sono giunto oggi in quella che il grande esploratore portoghese Ferdinando Magellano battezzo’, condannandola ad un fascino senza tempo, “Terra del Fuoco”. E in questo arcipelago conteso tra Cile ed Argentina, domani mi attendono 150 km di sterrato senza alcun rifornimento, una nuova frontiera e l’abbraccio blu dell’Atlantico.

 

 

Andrea Tozzi

 

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