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Ait Moussa Wichou, verso la vetta..

 

Ait Moussa Wichou, verso la vetta..

 

Tappa 3
Ihouddiggene – Ait Zideckhzin / km 121
GPS: Ihouddigene: 31° 47.679’- 5° 46.624’- 2047 mt slm
Ait Zideckhzin: 32° 18.736’ – 5° 39.026’ – 1558 mt slm
Stato/i: Marocco
Regione/i: Souss-Massa-Draa
Caratteristiche paesaggio: Montagna.
Altimetria scalata: 1480 mt

 

 

Partenza a freddo da Ihouddigene, subito in salita per conquistare gli ultimi 1000 metri di quota, in appena 27 km, sull’Alto Atlante marocchino. Ci metto un pò a prendere il ritmo, la colazione appena fatta si fà sentire, cosi come l’altitudine. Il corpo umano infatti non lavora a queste altezze con gli stessi risultati con cui lo fà al livello del mare. Ma non c’è fretta e lentamente mi scaldo. Macino 7 km e in località Ait Moussa Wichou la strada “704”, ormai divenuta sterrata da buona parte della tappa di ieri, inizia a strappare. Nell’aria, da qualche parte, arriva il suono lontanissimo del muezzin che chiama alla preghiera.

 

Gli immensi canyon dell'Atlante

 

Sulla strada pochi clienti oltre a me, qualche mulo stracarico di cespugli, camioncini sgangherati e pastori berberi che badano le pecore e che sono sempre pronti ad offrire cibo o acqua. Sono loro i dominatori di un territorio in cui, una persona normale, non troverebbe assolutamente niente con cui sostentarsi. Dalla notte dei tempi vivono in queste terre desolate e bellissime, piegandole e piegandosi, riuscendo in qualche modo a vivere. A meta’ scalata mi fermo, osservo i canyon sotto di me, imponenti ed ormai illuminati dal sole che brucia, e ascolto il rumore del silenzio, quella frequenza magica che trasmette pace e che solo l’alta montagna sa’ donare. Se potessi, mi fermerei qui per ore.

 

A pochi km da Agoudal

 

Jeep e moto arrivano nella polvere in direzione opposta alla mia, scendendo dal passo. Mi fermano e chiedono, molti europei e la maggior parte francesi. Non perdo occasione per pubblicizzare il World Tour e accettare un sorso d’acqua. Poco dopo arrivo in una piazzola e cercando conferma alla mia sensazione, guardo il gps che certifica la quota di 2987 metri slm. La TransAtlas è nostra. Dopo solo 72 ore, e’ il primo trofeo da esporre nella bacheca del Peugeot World Tour e la veduta dalla cima è estasi allo stato puro. Dura però, e anche a 3000 metri infatti, contro tutte le mie speranze e preghiere, nessuna frescura. E nessuna frescura o quasi, neppure la notte. L’escursione termica che avevo letto essere notevole, si è dimostrata quasi irrisoria. A meta’ aprile il Marocco è infuocato, non oso immaginare d’estate.

 

Io e la mia Peugeot, figli della polvere

 

Scendo dall’Atlante prendendomi il premio di tanta fatica, discese infinite e tratti tecnici che mi gasano. La mia Solaris non perde un colpo ed è puro divertimento sentire ammortizzatori e freni che lavorano al massimo su terreni cosi ostili. Ad Agoudal, incrociando la “703”, rientro su asfalto e i miei polsi, oltre alla schiena, tirano un sospiro di sollievo, liberandosi da vibrazioni, colpi e salti di ogni tipo. Esco dalla polvere con la vittoria in pugno e con l’orgoglio di avercela fatta, ma per conquistare il manipolo di case sulla rotta delle carovane in jeep, Ait Zideckhzin, dove mi trovo adesso, dovrò macinare 121 km in tutto. Giornata infinita, come la mia Passione.

 

Verso il medio Atlante e la città di Kenifra adesso, per un altro Marocco.

 

 

Andrea Tozzi

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