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Lumsden, Southland.

Tappa 3 – Hampden / Barclutha
Km: 158
Km totali: 445
Altimetria: 1570 mt
Meteo / Condizioni: Soleggiato
Temperatura: 4 / 16°

Tappa 4 – Barclutha / Lumsden
Km: 132
Km totali: 577
Altimetria: 935 mt
Meteo / Condizioni: Coperto al mattino, variabile con leggere piogge
Temperatura: – 4 / 8°

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Tappa 4 ha alzato la posta e il gioco si è fatto incredibilmente duro. E lasciate perdere il detto secondo cui a quel punto, i duri, iniziano a giocare. Quella è roba per John MacClane e John J. Rambo. I duri, quelli veri, non possono fare altro che continuare a reggere il colpo, se ci riescono. Naso che cola, faccia che avvampa, mani spezzate. La Nuova Zelanda in inverno è un’esperienza forte e lasciare l’Oceano, con le sue tiepide temperature, per dirigere a nord ovest, nel feudo di Alpi Land, lo è ancora di piu’.

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Il South Otago, esperimento perfettamente riuscito che coniuga una costa spassosa ad una campagna-sosia della Valdorcia, è scivolato sotto le ruote della mia Solaris cullandomi in una giornata, quella di ieri, che si è fatta subito calda, avvolgente, luminosa e sfacciatamente ottimista. Nella tappa piu’ lunga di tutto il viaggio, ben 160 km, mi godo una strada, la Highway 1, che nel tratto fino a Dunedin, per bellezza e perfezione, sembra uscita da Vogue. Sottili lingue di sabbia si allungano sulla carreggiata quasi a volerne prendere possesso, il fragore delle onde oceaniche come soundtrack e un sole insolitamente caldo che alle 10 del mattino già mi obbliga a rivedere, al ribasso, il mio vestiario termico. Prima e dopo Dunedin la strada si inerpica su assennate salite e l’altimetria della tappa inizia a trovare un senso.

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E cosi al mare, come nel piu’ logico dei turnover, succedono delle dolci colline dove tutto, anche il colore, la conformazione e l’ondulazione del terreno, mi ricorda la campagna senese e la classica rusticità toscana. Potrebbe essere Pienza, e invece è Barclutha. Una piccola comunità sulle sponde del fiume Clutha, dove, al mio arrivo alle 17.30, è già praticamente notte. Cosi’, stanco ed affamato mi fermo al primo Hotel Paura che avvisto sulla via principale.

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Cadenti, ricettacoli di casi umani e stabili come un capanno di legno fradicio, gli Hotel Paura, come li ho battezzati io in Australia nel 2012, sono i pub di campagna che sia qui, sia appunto nell’outback australiano, rappresentano le ultime oasi in cui passare la notte quando: A) non si hanno alternative B) è tutto pieno C) si è in vena di avventure. Mettiamola cosi, non ci troverete il Duca di Windsor o il Baronetto di Yorkshire ma passare una notte in questi pub-centri-scommesse-covi-di-risse-rivendite-di-alcolici è un’esperienza che vale il viaggio.

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Tappa 4.

Inutilmente ripeto a me stesso che durante la mattinata la temperatura salira’. Ma il cielo oggi è come una pellicola immutabile, sembra rimasto intrappolato tra il rosa dell’alba e quello del tramonto, il sole non passa, non scalda, non rassicura. A Gore abbandono la Highway 1 per inforcare la 94. Erba gelata ed enormi distese di vapore si sollevano dal terreno ghiacciato.

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Ben vengano le salite, ma quando mi butto nei lunghi tornanti che portano a fondo valle è come avere mille dolorose lame conficcate nella pelle. Spesso mi fermo per muovere le mani, battere i piedi e risistemarmi il vestiario. 4 gradi sotto lo zero ma è l’umidità la vera e piu’ infida nemica. Ti entra nelle ossa, si impossessa di te, ti ottenebra la mente. Avanzo con difficoltà con il solo conforto che quello che mi circonda è altrettanto intenso ed indelebile.

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Sono le 13.30 quando riacquisto finalmente un normale calore corporeo, oltre all’ottimismo, la gioia e un migliaio di altre cose. Scivolo verso le montagne, quei giganti che fin da piccolo, molto piu’ del mare, mi hanno attratto ed incuriosito. Cime innevate e strade lunghissime senza anima viva, Aoteroa è senza dubbio il paese degli orizzonti infiniti e della varietà sbalorditiva. E a pensarci bene, le uniche creature imperturbabili, e spesso le sole mie compagne, sono loro, le pecore.

Andrea Tozzi

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