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Attraversando lo stretto di Gibilterra, da Ceuta ad Algeciras

 

Attraversando lo stretto di Gibilterra, da Ceuta ad Algeciras

 

Tappa 9
Chefchaouen – Ceuta / km 97
Coordinate GPS: Chefchaouen: 35° 10’ 17” – 5° 16’ 10.999” – 593 mt slm
Ceuta: 35° 52.829’ – 5° 20.094’ – 26 mt slm
Stato/i: Marocco, Spagna
Regione/i: Tangeri-Tétouan, enclave spagnola
Caratteristiche paesaggio: Collinare.
Altimetria scalata: 790 mt

 

Siamo esseri delicati, a cui piace pensare di non esserlo. Ceuta, Spagna. Un chilometro prima che la bandiera spagnola faccia proprio un piccolo brandello di territorio africano, uno scintillio di vetri, quasi una distesa di pannelli solari, riflettono i raggi caldi del primo pomeriggio. Avanzano ad un ritmo lentissimo con dentro pianti di neonati, musica araba e giovani donne che vanno incontro ad una nuova vita. Tra la lunga fila di auto che attendono di entrare in Europa, c’è anche una bici che arriva dal deserto.

 

Poco piu’ avanti entro nella corsia riservata ai cittadini europei e senza neppure fermarmi, dopo 912 km di Marocco, entro in Spagna. Sull’Avenida Martinez, alcune ragazze che sembrano uscite da uno spot televisivo fanno jogging e un uomo, da solo, forse in cerca di nuove speranze, guarda il Mediterraneo, che oggi è piatto come il panno di un biliardo.

 

Ma la visione straordinaria del Mediterraneo, per me, deve attendere. La prima tappa da fare a Ceuta è l’Hospital Universitario. Forse poco romantico, ma nelle mie condizioni è la priorità numero uno. La febbre e la dissenteria, che pensavo fossero fastidi passeggeri con cui convivere qualche ora, sono invece peggiorate e stanotte la febbre è arrivata a quasi 39. Motivo per cui stamattina ho saltato la sosta a Tetouan, puntando, imbottito di farmaci in modo preoccupante, direttamente all’enclave spagnola.

 

Tre ore di visita, due flebo e un’eredità di medicinali da far invidia ad Emergency. Gastroenterite accompagnata da un forte disidratazione, a cui porre rimedio con almeno 4-5 litri di liquidi al giorno, per i prossimi 3 giorni. Esco dall’ospedale senza piu’ energie, ma anche decisamente sollevato.

 

Poi lo so, recupererò l’obiettività e i molti momenti belli del Marocco, in special modo la prima parte dell’Alto Atlante, l’incredibile sistema di canyon e di altissime montagne che incanta per la sua bellezza ed asprezza, ma adesso, a caldo, e pensando a quello che ho sofferto nelle ultime quattro tappe, sono felice di salutarlo e chiunque affronti l’argomento in mia presenza rischia seriamente di essere fulminato.

 

Ma questo, dopotutto, è il mondo dei viaggi veri. Rispecchiano la vita e come essa, ci sono giornate buone e giornate meno buone. Quelle meno buone non si cancellano, si affrontano. L’importante è andare avanti, accumulare esperienza e parlare con se stessi. L’arte del viaggio in solitaria passa proprio da li, saper gestire le situazioni dentro la propria testa ancor prima che sul campo, avere il sangue freddo per schematizzare e procedere senza farsi affliggere. Occorre conoscersi e sono i giorni come questi, i piu’ difficili, che fanno la differenza e che alimentano la Passione. E la Passione si sa, non si fa scoraggiare da una gastroenterite.

 

In tanti anni di viaggi è la prima volta che ho un problema di salute di una certa entità. Ora nel mio curriculum c’è una voce in piu’. Adesso non resta che bere una quantità smodata di liquidi e sperare di recuperare forze ed energie per il 25 aprile.

 

Andrea Tozzi

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