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Peugeot World Tour.
Buio e Luce ad Hiroshima.

 

 

Ecco dov’erano finiti. Mi stavo giusto domandando che fine avevano fatto tutti i pullover che negli anni 80 coprivano le spalle di noi italiani. Ricordate? Maniche annodate sul petto, erano capaci di donare a chiunque li metteva il tipico alone semi aristocratico, quello di chi, in ogni momento, sembrava sempre sul punto di uscire in barca a vela. Tempi andati nel Bel Paese, ma non nel Sol Levante. E cosi, massima espressione dello chic italian style, ecco che i giapponesi alla moda passeggiano fieri con pullover e maglioncini sulle spalle, sebbene oggi, ad Hiroshima, fossero 35° con un’umidità indecente. I nostri pullover, un po’ come gli aironi, sono semplicemente emigrati.

 

 

Ma in tutta l’Asia e specialmente in Giappone, dove l’abbronzatura è piu’ temuta di una condanna penale, le persone, oltre al pullover, usano guanti bianchi fino al gomito, cappelli e ogni altro capo disponibile, anche in estate. Avere la pelle abbronzata, in questo paese, è segno di indigenza o di svolgere un lavoro faticoso ed umile, il quale spesso è esposto al sole. Qui la pelle bianca è molto piu’ che un carnato, è scala sociale esposta in pubblico.

 

 

Altra chicca nipponica: le sale Karaoke. Una parola strana, che da noi comincio’ a circolare insieme ad un ragazzo semi sconosciuto che portava il codino. Sono passati 25 anni da quando Fiorello importo’ in Italia il Karaoke, come i giapponesi hanno importato il pullover e il borsalino da noi. Differenti popoli, stesso entusiasmo. E le sale Karaoke, qui in Giappone, sono il vero sport nazionale. Altro che il baseball. A volte spartane, piu’ spesso ipertecnologiche e sofisticate, la passione canora dei giapponesi per queste camere in affitto, dove ognuno puo’ sgolarsi senza problemi, è leggendaria e contagiosa.

 

Del Giappone e dei giapponesi, un paese e un popolo che corrono nella nostra stessa direzione, ma su un binario parallelo che ne’ la globalizzazione, ne le catene di fast food sempre uguali saranno mai in grado di avvicinare al nostro, ne parleremo con altri episodi fino alla fine di questo viaggio. Ma come gustosa anticipazione.. preparatevi ai Pachinko, ai Manga, agli inchini infiniti e al perche’, per il vostro bene, non dovreste mai chiedere informazioni stradali in questo paese. 130 milioni di attori ci aspettano lungo la strada per Tokyo.

 

 

Mentre oggi passeggiavo per Hiroshima, una città vitale, modaiola, giovane, ben tenuta e pulita come gran parte del paese, mi sono scordato per qualche ora, quasi senza sforzo, il motivo per cui questa città è conosciuta in tutto il mondo. E quando, poco dopo, lungo le sponde del fiume Motoyasu mi sono trovato davanti la ex camera di commercio della città, oggi chiamata A-Bomb Dome ed unico edificio rimasto in piedi di quella mattina del 6 agosto 1945, i suoi muri anneriti, autentiche rovine circondate dalla modernità, mi sono sembrati irreali e coperti da un pesante filtro in bianco e nero.

 

 

Ma all’interno dell’Hiroshima Peace Museum, monito per il futuro e celebrazione delle vittime, le fotografie, i documenti e i filmati dell’ecatombe nucleare, rendono tutto fin troppo reale ed agghiacciante. La Storia dell’Umanità, scritta ogni giorno e in ogni luogo, qui è stata incisa una mattina di 69 anni fa’. C’era il cielo terso e le scolaresche che andavano a scuola, c’era gente per strada e i banchi di mercato pieni di merce. Poi arrivo’ il sole, di nuovo. E i suoi raggi blu, in appena un attimo, fecero quello che nessuno aveva mai visto.

 

Oggi nel mondo ci sono 13.600 ordigni nucleari.

 

Andrea Tozzi

 

 

 

 

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