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Sakai Minato – Hiroshima / km 194
Coordinate GPS: Sakai Minato 35.539592 – 133.231486 – 2 mt slm
Hiroshima 34.385203 – 132.455293 – 1 mt slm
Stato/i: Giappone
Regione/i: Prefettura di Tottori, Prefettura di Hiroshima (JAP)

 

 

 

 

Con limiti di velocità generali di 50 km/h, per arrivare agli 80 km/h per le sole autostrade, guidare in Giappone rappresenta un’autentica esperienza zen. Ogni metro di strada è assaporato, studiato, goduto. Certo, complice anche il paesaggio che oggi, nel nostro primo giorno sulle strade del Sol Levante, ci ha riservato quadretti rurali e di montagna, degni di essere immortalati sulle cartoline.

 

Il Giappone che immaginavo mesi fa, in fase di preparazione, è veramente gemello di quello visto oggi, fuori dai finestrini della nostra Peugeot. Già dalle mappe e dalla conformazione del paese si capiva che sarebbe stato un posto speciale. Il castello di Matsue, uno dei rarissimi edifici tradizionali non ricostruiti di tutto il Giappone (si stima siano solo12 intutto il paese), è l’imperdibile primo appuntamento della giornata.

 

 

Dopo una colazione accompagnata da un rispettabile numero di sbadigli arriviamo nel complesso, dentro giardini curati che si affacciano su piccoli altari votivi. Al centro l’edificio principale, perfettamente mantenuto e interamente in legno. Al suo interno, nelle stanze poco illuminate in cui il pavimento scricchiola e si cammina scalzi, vengono esposte le poderose armature dei Samurai, in passato fedeli servitori del signore di turno. Poco importa che il tempo sia pessimo oggi, guardando Matsue dall’ultimo piano del castello sembra di essere su un altro pianeta.

 

 

Ma oggi c’è tanta carne al fuoco e come meta, a circa 200 km di distanza e oltre le montagne, abbiamo una città che porta un nome universalmente conosciuto e in cui, inevitabilmente, il passato è, e resterà per sempre, piu’ ingombrante del presente. Hiroshima. La città della bomba, coordinata chiave in cui la storia si è fermata alle ore 08.16 del 6 agosto del 1945, è per me, al pari di Auschwitz, un luogo doloroso, ma che ci tenevo a vedere. Perche’ certi luoghi, per credere siano realmente esistiti, bisogna respirarli. Non bastano i libri e le fotografie su internet.

 

 

E mentre puntiamo alla città simbolo, la strada, a volte ampia e perfetta, altre volte stretta che si arrampica sui tornanti di montagna, ci conduce sotto un mantello di nebbia leggera, rendendo i nostri chilometri surreali, ovattati e pieni di incontri insoliti. Ai bordi delle coltivazioni con centinaia di rane che saltellano ovunque e poco piu’ tardi, in un angusto locale, di fronte ad un’efficiente signora giapponese che mi prepara, con scrupolosità da rituale, un caffè speciale che mi viene servito a temperatura lavica. Tutto costume.

 

 

Insieme a noi e alla 2008, avvolto nel candore, c’è tutto un mondo di terrazze e verdissime risaie, di piccoli villaggi con i tetti tradizionali e i giardini bonsai, vallate coltivabili e tante montagne, dove la vegetazione, per le frequenti abbondanti piogge del paese, è sempre rigogliosa e quasi prepotente come quella tropicale. Il Giappone, quello stereotipato dell’ora di punta, futuristico dei Cyber-cafe e claustrofobico dei Capsule Hotel, qui non è ancora arrivato.

 
 
Andrea Tozzi

 

 

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