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Ultima notte in Russia, Vladivostock.

 

Storie che si incrociano. Italiani, francesi e cechi. Gli overlander europei, che per il loro ridotto numero sono già di per sé membri di un club esclusivo, sono pero rari come diamanti in questa parte del mondo, e si direbbe si siano dati tutti appuntamento qua, a Vladivostock. L’ultima città della Russia è infatti il collo di bottiglia per chi viaggia con mezzo al seguito ed è diretto in Corea del sud, e per noi del Peugeot World Tour rappresenta anche la fine di un isolamento, spesso assoluto e sempre limitante, sul piano della comunicazione.

 

 

Improvvisamente le stentatissime parole di russo che abbiamo imparato vengono sostituite dal piu’ familiare inglese, un idioma che ci permette di scambiare con maggior facilità, boccale di birra in mano, il racconto dei nostri chilometri con quelli di altre due spedizioni via terra, una italo-ceca in camion che arriva dall’Iran e dalla Mongolia, e l’altra francese, in auto, che arriva come noi dal tracciato transiberiano.

 

 

E proprio il racconto dell’avventura in Iran, decritta con trasporto dalla coppia italo-ceca come esperienza senza problemi in un paese straordinariamente bello ed ospitale, mi ricorda quanto, troppo spesso, l’immagine che arriva al mondo di un posto, sia molto diversa dalla realtà. Per questo, e per un milione di altri motivi, è fondamentale viaggiare.

 

Ultima notte in Russia. Il momento di spendere gli ultimi rubli nel portafoglio, quello in cui arriva un pò di nostalgia e in cui tutti, anche senza dircelo, per i tanti chilometri fatti, le condizioni affrontate e le difficoltà superate, siamo felici di staccare la spina. E cosi a tavola volano le risate, tra racconti di pasti indecenti fatti a formaggini e patatine, natura incontaminata e architettura socialista da incubo, statue di Lenin e poliziotti che tentano di arrotondare (Kazakhstan), buche troppo enormi per essere evitate e ammortizzatori che meriterebbero la santificazione. Siamo giunti fin qua, ed è un bel risultato.

 

Mercoledi. Ore 14. Dasvidania.

 

Mentre la “Eastern Dream” abbandona il terminal marittimo alcune persone ci salutano dalla banchina, sul ponte piu’ alto osservo le tante navi militari russe sull’altro lato della baia. Stelle rosse sugli scafi, profili lunghi e sinuosi, sono le tante unità che compongono la flotta del Pacifico, che ora ci osserva mentre ci allontaniamo.

 

Resto appoggiato alla balaustra della nave mentre guardo Vladivostock l’ultima volta, con il sole che scotta la pelle e il profumo della vernice nautica, con il vento forte che appiccica di sale e i coreani che scattano foto col cellulare, finchè la Russia non diventa piccola e infine se ne va, dietro la schiuma dell’elica e i gabbiani che disegnano qualcosa sopra di me.

 

Andrea Tozzi

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