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Day 34. Giorno di sosta a Khabarosvsk.

 

Mi sveglio a Khabarovsk sotto un cielo grigio antracite, umidità che piega le gambe e aria oleosa che si attacca alla pelle. Alla fine di Ulitsa Muravyeva-Amurskogo, sulla terrazza affollata di auto tuning e che sovrasta il fiume Amur, l’arteria liquida su cui si sposta l’economia russo cinese, penso che oggi, piu’ che nel polo del freddo, sembra di essere sulle sponde arroventate del delta del Mekong. Stessa afa, niente mercati galleggianti.

 

Vago per la città infradito e pantaloncini, combattuto tra la tentazione di tornare in camera spalmato sotto il getto ammiccante dell’aria condizionata e la tentazione, altrettante forte ma piu’ appiccicosa, di curiosare in angoli sconosciuti, in cerca di cose interessanti. Giusto due minuti, un passaggio radente al parcheggio per controllare la 2008, e cedo alle avances dell’aria condizionata. Oggi ozio. Un po’ come quella vecchia pubblicità della Guinness, “It’s a lovely day for..”

 

 

In questo momento sulla strada se ne sono andati piu’ di 16000 km, nell’arco di un mese di viaggio e in una ventina di tappe effettive. Arrivare via terra sul lato opposto della Russia è stata una splendida follia, che ha richiesto a me, ai ragazzi e alla nostra Leonessa, impegno, tenacia e una discreta dose di ottimismo, che per fortuna non manca a nessuno di noi. E domani, traguardo intermedio della nostra Avventura, arriva la tappa speciale che ci consegnera’ Vladivostock.

 

Ma quella città, magari simile in molti aspetti alle tante città russe a cui ci siamo abituati, porta in dote un dono speciale, dal profumo unico ed inebriante, che le altre non hanno, ma che forse sognano. Il suo nome è Pacifico, e per me, questa parola si lega senza tempo al ricordo di una mattina soleggiata e sonnolenta, popolata da urla di gabbiani, impazienza e profumo di salsedine, sul molo di Anacortes, stato di Washington.

 

 

Per la seconda volta in appena un anno infatti, prima nella Peugeot TransAmerica in sella alla Peugeot CS01, e ora nella tappa due del Peugeot World Tour, a bordo della 2008 WTE, ho avuto l’onore, la fortuna e l’immenso privilegio di poter unire via terra, con centinaia di storie nel mezzo, i due piu’ grandi oceani del pianeta, Il Pacifico e l’Atlantico. Ora i loro nomi, per tutto quello che mi hanno regalato, mi sono cari come Amici.

 

 

Molti anni fa’, senza averlo ancora visto, osservavo il mondo da un Atlante, immaginandolo un luogo bellissimo da raccontare. Adesso, avendolo visto, so’ per certo che raccontarne appaga e soddisfa, ma che il concetto di bellezza, che ancora troppo spesso ci ostiniamo a voler definire con accanimento, va molto al di là di qualsiasi parola, sinonimo o sillogismo si possa spendere per descriverlo. Ed è meglio cosi perchè certe cose, proprio come gli oceani, non devono avere dei confini. Meglio portarli dentro di noi, nelle infinite sfaccettature dell’animo umano.

 

 

Andrea Tozzi

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