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Chita – Erofey Pavlovic / km 798
Coordinate GPS: Chita 52.007778 – 113.521111- 638 mt slm
Erofey Pavlovic 53.999697 – 121.988068 – 584 mt slm
Stato/i: Russia
Regione/i:  Distretto dell’Estremo Oriente russo (RUS)

 

 

“Non si puo’ capire la Russia con la ragione.. in effetti si puo’ solo credere in lei”.

 

 

“Puoi solo credere in lei”. E’ la risposta tipo, inno al mantenimento della lucidità mentale e invito alla pazienza, che ognuno di noi dà all’altro quando lo vede vacillare sul baratro della disperazione e arrovellarsi, con mille domande, nel tentativo di capire l’incomprensibile. Dopo un mese di viaggio e un bel po’ di giorni passati in seno alla Santa Madre Russia ho capito una cosa. Nel mondo, le cose si possono fare essenzialmente in due modi. Il primo modo, piuttosto noioso, è quello razionale e logico, il secondo modo invece, decisamente piu’ creativo e divertente, è farle “alla russa”.

Prendete una casa, un locale o qualsiasi edificio in cui ci siano delle scale. Non esiste in questo paese un’edificio che abbia i gradini della stessa altezza. E va da se’, parlando di differenze di diversi centimetri anziché millimetri, che le imprecazioni spese sui gradini russi, quasi sempre la mattina appena svegli, sono pari ai km percorsi dalla nostra 2008.

 

Ma gli episodi, le cose e i momenti in cui si capisce che qua le cose seguono un iter un tantino diverso, sono centinaia. All’approdo del traghetto per Port Baikal, pochi giorni fa, è successo di tutto. 4 posti auto disponibili sulla chiatta (4 corse al giorno e niet! nessuna in piu’ nemmeno in alta stagione), tutti senza prenotazione. Siamo arrivati in fila come secondi e man mano, avvicinandosi l’ora di arrivo della chiatta, la fila ci ha visto perdere posizioni, incredibilmente, stando fermi e parcheggiati.

 

 

Chi si infilava a destra, chi a sinistra e chi, nel tentativo di avanzare creando una fila paralella, ha rischiato di volare nel lago con l’auto. All’arrivo del traghetto è scattato il duello all’arma bianca con gente che si è improvvisata “addetta al parcheggio”, mostrando cappelli e gagliardetti alla bisogna, guidando auto e disponendo posizioni per tutti. Ma i russi, nonostante l’apprezzabile tentativo di tenerci a terra, non sono riusciti a comprendere che anche un italiano, volendo, dispone di un’arsenale di creatività tale da stordire Houdini e alla fine, nonostante i “niet!”, siamo andati a Port Baikal.

Capace di irritare e di stregare con la velocità del gioco delle tre carte sulle ramblas di Barcellona, la Russia è sempre un’esperienza forte, ma attraversarla tutta su strada è come aggiungere sale sullo stoccafisso. Adesso guardo fuori dal finestrino ed è come se fossimo al confine del mondo. Ho avuto la stessa sensazione solo pochissime altre volte. E’ come quando in montagna, sopra una certa altitudine, sparisce di colpo la vegetazione. E l’ultima Russia, il Far East del paese, è esattamente la stessa cosa.

 

Con la tappa di oggi e’ sparito tutto. Nessun traffico, nessun villaggio, non c’è piu’ alcun segno di attività umana, arbusti bassi e verde, tanto verde. Coraggiosa, una lingua di asfalto piena di dossi va da qualche parte, laggiu’ oltre l’orizzonte. Nelle soste a bordo strada faccio qualche passo per muovere le gambe, giusto pochi metri lontano dalla macchina, ma sufficienti per sentirsi inghiottire dal silenzio tipico e senza filtri dei luoghi piu’ remoti della Terra. E’ il silenzio dell’Alto Atlante marocchino, trovato giusto pochi mesi fa’ nella prima tappa del Peugeot World Tour, e dei tanti altri luoghi in cui sono stato. Potremmo quasi essere su un altro pianeta, e chissa’, magari ci siamo veramente.

 

Andrea Tozzi

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