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Astana – Mariinsk / km 1790
Coordinate GPS: Astana 51.180556 – 71.461111 – 355 mt slm
Mariinsk 56.216667 – 87.75 – 131 mt slm
Stato/i: Kazahkstan, Russia
Regione/i: North Kazakhstan (KZ), Distretto Federale Siberiano (RUS)

 

Mariinsk – Kansk / km 567
Coordinate GPS: Mariinsk 56.216667 – 87.75 – 131 mt slm
Kansk 56.2 – 95.716667 – 204 mt slm
Stato/i: Russia
Regione/i: Distretto Federale Siberiano (RUS)

 

 

Il mondo ha iniziato a correre veloce. Il Kazakhstan e Astana, lasciata giusto da un soffio, sembrano ormai ricordi cosi lontani da confondersi con Grenoble, Pamplona e Bratislava. Nel nostro viaggio ci sono cosi tante cose da osservare, e di cui meravigliarsi, che appena lasciata una si deve far posto a quelle che verranno. Poi tutto tornerà, con calma, ed ogni momento, ogni luogo toccato, sarà richiamato da un episodio, un profumo o un incontro. Nel frattempo guardiamo avanti.

 

 

Giorno 23. Distretto Federale Siberiano. La spedizione overland firmata da Peugeot Italia, dopo essere rientrata in Russia accompagnata da una tempesta di fulmini, è giunta nella terra addormentata. Adesso mancano 800 km alla città di Irkutsk e altri 100 circa per arrivare sulle sponde del lago piu’ profondo del mondo, il Baikal.

 

 

E proprio queste due attrazioni sono i motivi per cui, negli ultimi giorni abbiamo deciso, modificando la roadmap, di aumentare i chilometraggi giornalieri, ricavando cosi qualche giorno di sosta che spenderemo nella città siberiana e sul lago, autentica porta d’Oriente.

 

 

Intanto il verde, le foreste senza fine e i temibili ed assatanati moscerini siberiani, veri protagonisti della fauna locale, ci hanno accolto a braccia aperte. La buona novella è rappresentata dal fatto che, contrariamente alle attese, quasi degne delle autobahn tedesche, le arterie stradali siberiane sono perfettamente asfaltate. Chapeaux. Dunque, almeno per il momento, le spaventose buche e la massiccia dose di terreno off road fatta nei giorni precedenti sembra essere scongiurata.

 

 

Siberia: bellezza, sconcerto e fascino retro’. Cave di ogni tipo e fabbriche dalle dimensioni alienanti, dov’è facile immaginare il Charlie Chaplin dei “Tempi Moderni”, con ciminiere che appestano l’aria colorando tutto di grigio, si succedono ad una natura maestosa fatta di foreste, stagni e praterie a perdita d’occhio. La linea Transiberiana, la ferrovia piu’ lunga del mondo, scorre a pochi metri di distanza.

 

 

Casette in legno con le finestre colorate e cittadine piu’ grandi dove, ancora oggi, come in molti altri villaggi della Russia, il compagno Lenin, solitamente sul piedistallo della piazza centrale, si ostina a voler indicare una via a cui nessuno, tranne i nostalgici, crede piu’. E per me è proprio questa tangibile indecisione tra presente, passato e futuro, che rende la Russia un paese  cosi difficile da raccontare.

 

 

Mentre scatto la foto alla statua di Lenin, sullo sfondo di un enorme edificio dove campeggia ancora la falce e il martello, probabilmente ex sede del partito in questa anonima cittadina, un giovane russo, con evidente fastidio, si avvicina e mi chiede perché sto scattando la foto.

 

 

Rispondo che Lenin, l’Unione Sovietica e soprattutto l’architettura tipica socialista, lontani per me da qualsiasi partecipazione e coinvolgimento politico, sono pero’ parte, al pari degli Zar, della storia di questo paese, quindi interessanti. Sorride, quasi a prendermi in giro, e nonostante evidentemente non condivida il mio interesse, sembra capire.

 

 

Ma a pensarci bene, di fronte a Lenin siamo entrambi stranieri e testimoni di una storia che non conosciamo personalmente. Lui probabilmente, dall’età che dimostra, non ha vissuto il periodo sovietico e io, semplicemente, sono un visitatore curioso e a caccia di atmosfere. Invece le nostre reazioni davanti al grigio del palazzo, dall’intonaco scrostato e dalle linee asettiche e tristi, cosi come al volto di Lenin, fiero e sicuro all’orizzonte, sono molto diverse. Da questo grigio, lui vuole scappare come si fa’ dalla peste bubbonica, mentre per me, è fonte di mille domande. Capita quando si leggono le storie degli altri.

 

Sulla strada per Kansk, destinazione di oggi prima della grande galoppata verso Irkutsk, penso a 75 anni di storia che alcuni vorrebbero cancellare, altri riportare in vita. Alle porte della città, mimetizzati da cunette di terra e circondati da radar e torri, spuntano gli impennaggi di coda di una ventina di MIG-31 (712° reggimento intercettori Kansk). Sulla coda, ovviamente, c’è una grande stella rossa.

 

 

Pochi metri piu’ avanti, dentro la città, si torna indietro nel tempo, le strade sprofondano in crateri, edifici cadenti ovunque e tutto è fatiscente. Tecnologia avanzatissima e medioevo. E’ la metafora di un paese che per tutto il 1900, investendo ogni sua risorsa, materiale ed umana, nella tecnologia militare, si è contrapposto agli Stati Uniti d’America sullo scacchiere internazionale, lasciando però indietro bisogni, necessità e forse, dico forse, la felicità dei suoi cittadini. E’ la Russia, e ci sarebbe da scrivere un papiro.

Il viaggio prosegue.

 

 

Andrea Tozzi

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