CONDIVIDI

 

Minitappe di trasferimento Cile / Argentina
 

Km: 69 sentieri (7 +22+40) + 60 traghetti (Lago O’higgins – Lago del Desierto)
Progressivo km: 1051
  

C’è un italiano, due giapponesi, un cileno e tre americani. Ma niente paura, non è una barzelletta, piuttosto un ordine di arrivo. E’ il punto di frontiera piu’ complicato e bizzarro che abbia mai visto ed oltrepassato. E stavolta non certo per la burocrazia o la scrupolosità di un pedante doganiere. Dal Candelario Mancilla, sulla sponda sud del lago O’higgins/San Martin, alla sponda nord di un altro lago, quello del Desierto, in territorio abbondantemente argentino.

 

Nel mezzo, con prima e dopo due traghetti, c’è una fangosa corsa campestre di 22 km che per qualche strano motivo, eccetto che non vedo la Carlucci, mi ricorda tanto i giochi senza frontiera. Sassi, vento, il colore cangiante del lago O’higgins che rimane sempre piu’ in basso, scorci incantati come fossero fatti di sogno e i quads dei Carabineros del Cile, che fino al punto di confine con l’Argentina a 550 mt slm, scorrazzano disinvolti sui ciottoli mostrando il pollice ai concorrenti impavidi, quasi ad incitarli.

 

Le pendenze tirano da matti e il fondo è il peggiore che possa sperare ma la mia Peugeot 29” in assetto bikepacking, con le sue enormi ruote e la sua intatta manovrabilità, riesce a masticare pietraie su pietraie, guadi su guadi, e in poco tempo conquisto l’altra Madre della Patagonia.

 

L’otturatore della reflex scatta ad immortalare Solaris con il cartello “Bienvenidos a la Argentina” e nella mia testa si materializza l’immagine attraente di una tazza di caffè fumante in riva al lago, ma quello che invece ottengo una manciata di minuti dopo è un letale single track dove, un po’ acquitrino un po’ palude, il fango arriva alle ginocchia. 6 km di terreno impossibile e in molti tratti da fare a spinta, pieno di radici, passaggi larghi 30 centimetri e bosco rovinato dal calpestio continuo di animali e cavalli. Vince chi non affonda nella melma.

 

Il teniente Caparzo, attempato, origini siciliane, un occhio che guarda il Fitz Roy e l’altro il K2, è l’affabile ufficiale della gendarmeria nacionale della Republica Argentina con cui mi intrattengo a chiacchiera appena arrivato al Lago del Desierto. Guarnigione ordinata ed atmosfera da villeggiatura, i ragazzi del “Grupo del Desierto” godono di un piccolo paradiso che dispone di rimessa per le barche, poetico pontile in legno con vista superba sul Fitz Roy e tanta, tanta pace.

 

Vestito di fango ma coperto di gloria addento una barretta e ritiro il mio passaporto, ed eccolo li, tra la temibile Quarantine di Melbourne e l’Homeland Security del JFK, c’è il nuovo sigillo di mi Querida Argentina. Due minuti piu’ tardi divido il prato perfetto con i cavalli dell’avamposto, impegnato a montare la tenda per la notte.

 
Next Stop: El Chalten, arrivano i giganti.
 
 

 

Andrea Tozzi

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO