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Sorseggio il mio Gross Capucino seduto al Café Dresden, arredamento in legno e perfetti richiami alpini, e decido che è tutto come dovrebbe essere, dettagli compresi, ma nell’emisfero sbagliato. Se fossi in vena di semplificazioni potrei dirvi che l’Argentina sta all’Italia come il Cile sta alla Germania. Ma non sono mai stato bravo in matematica e le proporzioni quindi non fanno eccezione, eppure, in questi giorni prima della partenza, impossibile non lasciarsi contagiare dall’atmosfera simil bavarese che a tratti, vedasi café, hotels, deutches club, architettura e perche’ no, un certo ordine generale, influenza Puerto Montt. Gradevole, ventilata e sebbene ancora piuttosto a nord, ai confini del mondo. Il pochissimo Cile visto finora è un sud america anomalo ed affascinante e che, prezzi compresi, non mi sarei mai aspettato.

Un po’ San Francisco un po’ Cattolica è una città dai forti dislivelli ed altrettanti chioschi (in Romagna le piadine, qua le empanadas), ed è stata per me la necessaria camera di decompressione dopo due giorni di aereo. Il primo traghetto della Naviera Austral, la compagnia marittima che collega le sponde dell’enorme mare-lago su cui si affaccia Puerto Montt, è domani a mezzanotte. A l’ora delle streghe io e la mia Peugeot RSM01 “Solaris” entreremo ufficialmente in partita, direzione Chaiten e prima tappa, la mattina seguente.

Rompere il ghiaccio è una cosa che non avviene mai senza apprensione, e cosi, anche se m’impongo di godere delle ultime ore nella comodità della città, nella mia mente, quasi a vedermi già altrove, non faccio altro che spuntare un infinito elenco di voci. Ho abbastanza alimenti con me? Il vestiario sarà sufficiente? Pezzi di ricambio? E se quello va storto? E se succede questo? E via a controllare le mappe sul gps, le altimetrie, il terreno, i punti sosta, i numeri di ogni tappa, il rifornimento idrico, l’attrezzatura, la distribuzione del carico, la bici. Tutto.

E’ creare, quasi in modalità automatica, una risposta immediata ad ogni tipo di problema possa verificarsi. Non è ansia, è scrupolosita’. Non è paura, è rispetto. Non ho mai sottovalutato nessun luogo, nessun impegno e nessuna circostanza. E ritengo che chiunque decida di fare avventure in solitaria e in terre estreme debba avere, oltre a quella innegabile e necessaria dose di incoscienza, anche una fortissima dose di responsabilità e preparazione. Solo cosi, una volta partiti, ci si puo’ divertire.

Ma soprattutto perche’, lo confesso, come diceva Hannibal Smith, “adoro i piani ben riusciti!”.

Andrea Tozzi

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