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Ouarzazate

 

Ouarzazate

 

Tappa 1
Ouarzazate – El Kelaa/Ait Oussif-Vallée des roses  / km 104.4

GPS: Ouarzazate: 30° 55’ 11.532” – 6° 53’ 36.54” – 1114 mt slm
El Kelaa/Ait Oussif-Vallée des roses: 31° 18.765” – 6° 9’ 954”- 1463 mt slm
Stato/i: Marocco
Regione/i: Marrakech-Tensift-El Haouz / Souss-Massa-Draa

Caratteristiche paesaggio: Deserto, palmeraie.
Altimetria scalata: 744

 

 

Un trasferimento notturno di 4 ore per raggiungere Ouarzazate da Marrakech (200km) dove, lo ammetto, complice la stanchezza mentale, ricordo piu’ o meno una serie di flashbacks di paesini arrampicati sulle montagne in una notte di luna piena, un invitante profumo di carne arrosto, camion che sbuffano con carichi inverosimili sui tornanti dell’Atlante e soprattutto il mio autista che tenta di rinverdire, con intenti coraggiosi e risultati scarsi, il mio francese nascosto in qualche parte della mia mente. 4 ore di sonno condito alla tensione e finalmente stamani il momento di andare sulla strada, di smettere di aspettare, di scaricare sui pedali 180 giorni di preparazione. Il momento che sempre preferisco. E Ouarzazate, con i suoi studios cinematografici, è il posto ideale dove gridare “Ciak, giorno 1, km 1!”

 

Peugeot RSM01 Solaris

 

Colazione veloce e via a lavoro, in camera, per preparare la mia Solaris, la Peugeot RSM01 che nei prossimi due anni accumulerà un curriculum niente male. Parto tardi e nelle peggiori ore ma non poteva essere altrimenti, un minimo di riposo sulle spalle ci voleva e per preparare bici ed equipaggiamento altre due ore sfilano via. Scopriro’ durante il giorno, cercando di mettergli un freno, la calda accoglienza che il deserto ha riservato per me.

 

Piste nel deserto del Marocco, lungo la N10

 

In 24 ore sono passato, sentendo il colpo, dai 20-23 della primavera italiana al forno marocchino tarato a 37° gradi, toccati oggi nel primo pomeriggio sotto un sole che staccava la pelle. Deserto. Puro, rosso, incandescente. Un ambiente unico, un luogo dove tutto è riarso dal sole, dove anche i sassi sembrano immobili da mille anni e paiono induriti, imbruttiti, da tanta ostilità alla vita. Tra tutti gli scenari possibili è per me il piu’ duro, per le sue condizioni, ma ancor piu’ per la sua capacità di lavorarti ai fianchi psicologicamente, come il piu’ furbo dei nemici. Nessun appiglio con cui distrarti, orizzonti lontani e un concetto di varietà che non esiste.

 

Verso El Keela. Tappa 1

 

Dopo due ore di pedalata adatto la bandana sottocasco ad un compito insolito, rendendola una sorta di scudo facciale contro dei moscerini che non danno tregua e scatenando, senza volerlo, l’ilarità dei bambini e delle persone che mi osservano, ai lati della strada, nelle rare e dormienti cittadine fatte di terra. Bevo una quantità di acqua incredibile per tenermi idratato e con la mia Leonessa mi concedo delle piste spettacolari perse in palmeraie di cui il mondo ha ormai scordato l’esistenza.

 

Pista nelle palmeraie

 

Torna la diversità, quella profonda che mi fà sentire una nota stonata in un contesto straniero, e proprio per questo ancora piu’ attento. Mi chiedo cosa pensa la donna completamente coperta che sta lavando nel fiume, mi chiedo se i bambini che vendono le collane di fiori in tutta la Valle delle Rose sanno che la vita puo’ essere molto diversa dal posto in cui sono nati. Qui il tempo non corre e anzi cammina, e qualche volta, si concede perfino il lusso di sedersi all’ombra di una palma, oziando come gli anziani che ho visto oggi.

 

Il Marocco, nonostante il caldo sofferto oggi, è straordinario e per tutta la tappa sono sfilati davanti a me una serie di canyon che mi riportano con la mente in America, mentre alla mia sinistra, poderoso e ancora innevato sulle cime, l’Alto Atlante. E il massiccio del Maghreb è la mia prossima destinazione. Siamo partiti.

 

 

Andrea Tozzi

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