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Khénifra

 
Khénifra

 

 

 

Tappa 4
Ait Zideckhzin – khénifra / km 109

Coordinate GPS: Ait Zideckhzin: 32° 18.736’ – 5° 39.026’ – 1558 mt slm
Khénifra: 32° 56.060’ – 5° 39.765’ – 837 mt slm
Stato/i: Marocco
Regione/i: Tadla-Azilal, Meknès-Tafilalet

Caratteristiche paesaggio: Montagna, colline
Altimetria scalata: 1381 mt

 

 

Gli stravizi di ieri mi danno il buongiorno, apro gli occhi e sento di avere dolori sparsi praticamente ovunque. Polsi, collo e schiena hanno avuto giorni migliori. D’altronde una quantità tale di urti e sollecitazioni non potevano non lasciare un’eredità. Inoltre, sento le gambe scariche e svogliate. Ho chiesto molto, forse troppo, in sole 3 tappe ho scavalcato l’Atlante, un territorio micidiale che con una tappa in piu’ sarebbe stato sicuramente piu’ gestibile. Ma è andata e va bene cosi.

 

Verso Khénifra

 

Controllo il gps, oggi ho davanti molti chilometri per tagliare il traguardo numero 4, occorre una gestione sopraffina delle energie. Lascio Ait Zideckhzin, il minuscolo insediamento di montagna in cui ieri sera, venditori di tutti i tipi, animavano commercio e mercatini, vendendo carne e pellami in mezzo alla strada. Respiro profondamente un’aria insolitamente fredda mentre una nebbia fittissima copre tutto come un sipario. Mi muovo.

 

Il paesaggio che cambia verso il Medio Atlante

 

Lungo la strada, tempestata da continui saliscendi, incrocio furgoncini e pick-up in cui le persone e gli animali sono ovunque, sul tetto, nel portabagagli, agganciate agli sportelli. Pecore, cavalli e persone, tutti stretti verso chi sa dove. Non solo in Marocco, ma in tutto il continente africano la cosiddetta obsolescenza programmata non credo sia mai arrivata, oppure i meccanici africani sono i migliori del mondo, altrimenti non si spiega come auto e mezzi di 40 anni con milioni di chilometri possano continuare a portare tonnellate di carico sprofondando in buche di mezzo metro. Mi guardo intorno e ogni tanto nei campi avvisto figure sedute che non fanno niente, alcuni di loro mi rivolgono un cenno di saluto, altri sembrano spaventapasseri per come sono immobili.

 

Campi di ulivi e paesaggio toscano nel cuore dell'Atlante

 

Entro ad Aghbala mentre tutti preparano merci, stendono tavoli, cucinano di tutto. Il fermento di questi piccoli centri è stupefacente. Non c’è traccia di stranieri e il mio passaggio per la via principale della città, forse l’unica, non passa inosservato. Ma sono sguardi curiosi non ostili, cosi ricambio con molti “bon jour” e passo oltre. Ho le mani congelate e quello che in questi giorni è stato la mia condanna, il sole, oggi stenta a farsi vivo. Stringo i denti mentre il paesaggio passa dal rosso al verde. L’asfalto è dissestato e in molti punti, proprio come nell’outback australiano, e a discapito di una carreggiata molto piu’ larga, è una misera striscia che misura appena 2 metri. Cio’ significa che non c’è posto per due e ogni volta che due mezzi s’incrociano è un testa o croce a colpi di sguardo, per capire chi andrà nella scarpata e chi rimarrà sul bitume. Ma non chiedetemelo e io non mentiro’, non vi dirò mai quanta gente ho buttato nel fosso..

 

 

La visione della discesa infinita, che dai 2000 metri dell’Atlante scende giu’ nelle vallate che portano a Khénifra, mi rende euforico e felice. E’ fatta, mi godo il paesaggio che oggi, con le piante di ulivo e le colline formose, mi ricorda casa mia in Toscana, e finalmente dei raggi di sole che per la prima volta non feriscono ma ritemprano.

 

Tajine di montone e verdure, impossibile non trovarsela davanti.

 

Khénifra, cittadina di discrete dimensioni, con i suoi negozi, i café dehors e i giovani vestiti all’occidentale, mi ricorda quanto, in questi primi 3 giorni, sia stato completamente fuori dalla civiltà. Vedendo un Marocco, se mai fosse possibile, ancora piu’ remoto ed incontaminato, fatto di scenari grandiosi e commerci medievali. Tempo di chiudere un capitolo e domani ne iniziamo un altro, si torna in quota a 1800 metri con destinazione Ifrane, Medio Atlante.

 

E ora a cena per ricaricare le batterie.

 

Andrea Tozzi

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