CONDIVIDI

 

 

A volte per capire quanto un posto ti è mancato ci devi tornare, anche solo il tempo di un respiro.

 

Le compagnie formano alleanze, c’è chi avanza e chi scende, nuove rotte vengono aperte e quelle non piu’ remunerative vengono soppresse. Il mondo dell’aviazione civile non fa’ eccezione e come tutte le cose è in continuo mutamento. Eppure in tanti anni di viaggi non posso fare a meno di notare che ho fatto mie alcune granitiche certezze e altrettante domande a cui pero’ non trovo risposta.

 

Per esempio, perche i piloti di linea, anche in pieno inverno, siedono in cabina di comando con la camicia bianca a mezze maniche? Altra cosa, perche’ la gente applaude al momento dell’atterraggio e invece non lo fa’ al capotreno che entra in stazione? Noi italiani quasi non ci caschiamo piu’ e i tempi delle mani che battono all’unisono, dei “bravo!” detti a gran voce e dei giudizi sul pilota espressi con solennità tra vicini di posto (un po’ come fosse il pollice dell’imperatore), sono tutte perle in via d’estinzione. Ma per fortuna gli argentini, come noi fatalisti, colorati e talvolta bonariamente indisciplinati e sopra le righe, difendono la tradizione piuttosto bene.

 

Aeroporto di Ezeiza, Argentina appunto. 11300 km e piu’ di 14 ore di volo prima che i pneumatici dell’enorme wide-body ritrovino il contatto col suolo. Esco dal terminal e dopo aver respirato l’aria viziata dell’aereo per troppe ore il profumo inebriante dell’estate argentina è un nettare irresistibile. 25 gradi e vento leggero, gente in t-shirt e tanti troppi autisti che aspettano i clienti con i cartelli in mano. Dai meandri della mia mente inizio subito a richiamare le poche parole di spagnolo che conosco e mentre cerco di farmi strada con il box della bici alzo gli occhi verso l’enorme bandiera argentina che si gonfia ad ogni folata di vento, alle sue spalle e sopra di me c’è un cielo perfetto dipinto di blu che strega e trasmette energia.

 
 

Pochi minuti dopo io e il mio prezioso bagaglio siamo su un minivan che ci porta alla posada prenotata per stanotte, giusto 4 km dall’aeroporto, e sull’autovia di collegamento con la città, oltre a Lionel Messi che a quanto pare è testimonial di tutto, ritrovo gli enormi cama e semi-cama, i pullman a lunga distanza su cui si muove gran parte della gente in questa sconfinata nazione. Torno in questo paese dopo 6 anni e stavolta per vedere orizzonti decisamente diversi, ma per quello che ci lega ed accomuna a questo popolo meraviglioso, credo sinceramente che se c’è un posto che un italiano puo’ chiamare casa, anche se si trova dall’altra parte del mondo, quel posto si chiama Argentina, e io sono felice di essere di nuovo qui.

 
 

Ma procediamo con ordine, il punto di partenza della spedizione numero 3 del Peugeot World Tour è ancora lontano e tornero’ a Buenos Aires soltanto a fine gennaio, e con il trofeo in bacheca mi auguro. Adesso mi merito un po’ di riposo, una bella cena (10 punti se indovinate il menu…eheheh) e tra poche ore torno tra le nuvole con destinazione Santiago del Cile e, finalmente, Puerto Montt.

 
 

Andrea Tozzi

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO