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Auckland, traguardo del Peugeot World Tour 2014-2015.

Tappa 18 – New Plymouth / Piopio
Km: 141
Km totali: 2257
Altimetria: 1231 mt
Meteo / Condizioni: Sereno
Temperatura: 6 / 13°

Tappa 19 – Piopio / Hamilton
Km: 98
Km totali: 2355
Altimetria: 572 mt
Meteo / Condizioni: Pioggia e vento, sereno nel pomeriggio
Temperatura: 5 / 11 °

Tappa 20 – Hamilton / Auckland
Km: 149
Km totali: 2504
Altimetria: 746 mt
Meteo / Condizioni: Variabile
Temperatura: 8 / 15 °

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25752 km.

Pensateci bene, nella vita di un telegiornale esistono due incrollabili certezze che non mancano mai, almeno una volta l’anno, di ripresentarsi con sbalorditiva disinvoltura. La prima, a cui assistiamo sbuffando e piuttosto irritati, è dedicata ai famigerati consigli per proteggersi dal caldo, la seconda invece, a cui tutti noi guardiamo con occhi trasognati e spesso domandandoci se quei luoghi esistano realmente, sono le esotiche immagini di Auckland e Sidney che per prime al mondo, la notte di San Silvestro, danno fuoco alle micce dei fuochi artificiali. E credetemi, la prima cosa che ho fatto poco fa’ appena arrivato ad Auckland è stato guadagnare il porto turistico con le centinaia di vele all’ormeggio e i grattacieli sullo sfondo, esattamente la stessa immagine che vediamo illuminata dalla polvere da sparo la notte del 31 dicembre. Potenza e suggestione, dell’immaginario e della geografia.

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Il contachilometri si è fermato. L’avevo fatto partire una mattina di aprile nel caldo opprimente del deserto marocchino, ad Ouarzazate, e termina la sua corsa esattamente qua, nella marina di Auckland, in Nuova Zelanda, dopo 25752 km di strada e 184 giorni di Road Experience. Nel mezzo, tra decine di voli aerei e una quantità folle di timbri sul passaporto, restano tatuati sulle gomme delle mie due Peugeot ben 23 nazioni del mondo, in tutti e 5 i continenti. Per questo motivo, scrivere il finale stavolta mi riesce difficile.

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In primis, voglio fare un ringraziamento sincero a Peugeot Italia, l’azienda che ha reso possibile, con i suoi mezzi ed il suo supporto, questo lunghissimo Giro del Mondo. In un quadro di sempre piu’ forte competizione alla ricerca del primato, della velocità e del record, tutte cose peraltro che Peugeot conosce perfettamente, questa Azienda si è presa pero’ anche una parentesi di mondo slow, quello cioè che si puo’ vedere solo dalla sella di una bicicletta. E ringrazio ancora, soprattutto, la mia buona Stella, che mi ha protetto dai pericoli e dai rischi che la strada e l’Avventura, per la loro stessa natura, mettono sempre davanti.

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E’ stata una scommessa. Alcune scelte del progetto infatti, tra cui quella di fare live blogging, ossia raccontare praticamente in diretta le spedizioni del tour con foto e testi, sono state un azzardo totale a cui onestamente non sapevo come avrei reagito, di sicuro non con l’intensità e la frequenza con cui si sono succedute le quattro Avventure. Nelle prove sportive non succede mai, a meno di avere uno staff al seguito che si occupa della comunicazione, di poter condividere l’esperienza in tempo reale.

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E questo perche’ comprensibilmente le energie se ne vanno sulla strada e una volta giunti a destinazione arriva il momento del meritato riposo, dello svago e di reintegrare quanto si e’ speso. Per me pero’, il fatto di essere solo e senza nessun supporto, ha giocato un ruolo fondamentale affinchè il blog, soprattutto quando mi sono trovato nei luoghi piu’ remoti e selvaggi, fosse una compagnia e una valvola di sfogo a gioia, momenti difficili e difficoltà assortite.

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Mi ha aiutato a ricordare casa mia, il mio Paese che tanto adoro e sicuramente messo in contatto con tante persone che mi hanno scritto. Per cui anche se spesso non è stato facile, ed uso un eufemismo, avere la voglia di scrivere o trovare una connessione nel cuore della Siberia, della Patagonia o del Kazahkstan, il blog Peugeot è stato il contatto tra quello che sono a casa, e quello che sono qua.

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Delle quattro spedizioni quella che mi ha marchiato a fuoco e che realmente non se andrà mai, per il suo fascino ma anche la sua durezza, è stata la Patagonia. A tutt’oggi, dopo quasi 70 paesi visitati, non riesco a pensare a niente di piu’ magnifico sotto il profilo naturalistico. Per tentare di trovare qualcosa che possa reggere il confronto potrei dire il palcoscenico di Iguacu’ o la stessa giungla amazzonica, ma in realtà niente mi ha emozionato piu’ del Cile visto sulla Carretera e i parchi naturali verso la fine del mondo, Los Glaciares in Argentina e il Torres del Paine in Cile.

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Il viaggio piu’ “difficile” invece, e parlo anche a livello di gestione mentale e di emozioni, è stato forse questo, la Nuova Zelanda. Ne ho già parlato nel precedente post ma vivere un’esperienza come quella appena conclusa in solitaria e a 19.000 km da casa è una sfida che richiede freddezza e pragmatismo, e l’inverno australe di sicuro non ha facilitato le cose. La Nuova Zelanda, soprattutto nell’isola sud lungo tutta la catena alpina e nelle regioni dell’Otago e la West Coast, è un posto in cui è ancora possibile sentirsi alla scoperta di un territorio vergine. Un paese che sebbene sia l’esatto opposto, per coordinate geografiche, dell’ambiente western, non starebbe male su uno di quei fascinosi poster vintage della Marlboro Country.

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L’avventura piu’ folle? Vi rispondo invitandovi a prendere un atlante geografico e ad individuare Lisbona, bene, adesso trovate Tokyo ed unitele, osservando tutto quello che c’è nel mezzo. Sono 20.000 km di strada e corrispondono esattamente a metà della circonferenza dell’intero globo terrestre, in un unico viaggio. E infine l’emozione, ma anche la tensione tipica di un grande debutto, della prima spedizione in Africa, lassu’ fino a 3000 metri sulla cima dell’Alto Atlante marocchino.

E’ un pianeta bellissimo. Anzi di piu’, è un pianeta Unico.

Andrea Tozzi

 

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Peugeot World Tour:

Spedizione 1 – Marrakech / Cabo da Roca
Spedizione 2 – Cabo da Roca / Tokyo
Spedizione 3 – Puerto Montt / Ushuaia
Spedizione 4 – Christchurch / Auckland

 

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