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Aotearoa, nella tradizione indigena la terra della lunga nuvola bianca. E per arrivarci, in quella terra che si riflette nel cielo ma che è forgiata dai vulcani e che sembra una parentesi, l’ultima, oltre la quale c’è solo la bianca spuma dell’Oceano Pacifico, occorreranno quasi due giorni di aereo. Nonostante i superjet e tutte le nostre macchine piu’ moderne, raggiungere gli angoli piu’ remoti del mondo è sempre faccenda piuttosto articolata. E’ stato cosi per la Patagonia, sotto le gomme della mia Peugeot RSM01 Solaris fino ad un attimo fà, e sarà cosi per la terra dei Maori. E la Nuova Zelanda, ultima tappa del Peugeot World Tour, sarà anche la prima che si svolgerà in pieno inverno e sulla distanza piu’ lunga con cui mi sono mai misurato in MTB, circa 3000 km in 22 tappe stimate.

IMG_0958Ma procediamo per gradi. Peugeot World Tour. Appena due anni di tempo per tradurre in realtà il Giro del Mondo firmato Peugeot Italia. Un’avventura globale che alla fine dei 27.000 km programmati, con appunto l’ultimo step in Nuova Zelanda, si sarà svolta su un formidabile terreno di sfida composto da 23 nazioni e 5 continenti. Una bici, un’auto, un uomo, e una sfera blu che galleggia nello spazio color pece. In tutto 185 giorni sul campo. E già nelle prime 3 spedizioni archiviate, km dopo km, dall’Alentejo a Seoul, dalle Ande all’Atlante, le asettiche coordinate gps hanno preso vita diventando luoghi, nomi, vallate e deserti. Le curve di livello sono divenute infidi pendii, passi da conquistare e catene da scavalcare. Le scelte tecniche si sono trasformate in successi, e qualche volta in compromessi con cui convivere. Le sfide sono state vinte, altre volte gestite. Ma quasi sempre i paesi sono diventati volti; e i volti, zigomi larghi o carnato chiaro, occhi a mandorla o guance rosse, sono sempre diventati sorrisi.

DSC_0124Il tasto rewind è qui accanto a me e basta un attimo per tornare a Ouarzazate. Aprile 2014. Alle undici del mattino il sole picchia duro come un maglio e il mercurio è sulla tacca che segna 35°. La fronte perlata, la bici pronta e l’euforia, tanta, per tutto cio’ che mi aspetta la’ fuori, appena oltre la soglia di questo modesto e polveroso auberge. Il caffè aromatizzato alle spezie e Mustafà, il titolare, che corre nelle stanze al piano terreno tentando di acchiappare tutti i suoi figli (troppi) nel tentativo di fare una foto ricordo di me e la mia Peugeot insieme alla sua famiglia. Poco dopo, ai lati della strada, alcuni anziani cercano sollievo dalla canicola al riparo delle palme, nuvole di bambini si azzuffano intorno ad un pallone nella terra color magenta e alle mie spalle si allontana il profilo degli enormi studios cinematografici marocchini.

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Tatarstan, dove la Russia è a metà del guado. Agosto 2014. Guardo fuori, oltre i moscerini che punteggiano il parabrezza della Peugeot 2008 WTE, e nell’aria frizzante della notte, come fossero ascensori per il cielo o enormi ufo in fase di atterraggio, potenti fasci di luce illuminano il cremlino bianco di Kazan. Dentro l’abitacolo, nella penombra, i nostri volti sono le t-shirt sgualcite e le mappe sparse, sono il poco sonno e la tanta strada, sono il pesce affumicato dei mercatini e sono Pamplona che aspetta l’encierro, sono l’Urss che non esiste piu’ e i palazzi grigi che ci sono ancora, sono il verde dei Monti Urali e i paesini arrocchettati sui Pirenei, sono i pellegrini di Santiago, sono lo sguardo che guarda lontano e l’eterna curiosità. I nostri volti sono tutte le strade del mondo, e stanotte nessuna in particolare.

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Gennaio 2015, nella terra degli Intilli-mani. Nella parte meridionale della Cordillera delle Ande non è l’altitudine che avvicina l’uomo al cielo, ma una nuova dimensione di bellezza. Ma la terza tappa del Giro del Mondo Peugeot, prima ancora dei maestosi scenari, mi ricorda le persone, in alcuni casi veri e propri coloni 2.0, che vivono nell’ultimo pezzo di terra prima dei ghiacci antartici. In balia degli elementi, isolate geograficamente, spettinate dal vento e bruciate dal freddo, con loro ho condiviso tante cose. La giornata di Natale o un fuoco ritemprante al riparo dalla pioggia gelida, un panorama speciale o le stanze di un hospedaje, un pasto semplice o un po’ di mate. E per me sono loro, il sale della Terra.

DSC_04385 maggio 2015. E’ a tutt’oggi uno dei diamanti piu’ esotici che scintillano sulla corona a 53 punte del Commonwealth delle nazioni. Dalla forma stretta e longilinea ha una silhouette da top model e in molti tratti del suo territorio ha il profilo tipico delle Alpi. La Nuova Zelanda è per me un baule pieno zeppo di domande, ma cronologicamente è una terra che arriva al momento giusto. Il banco di prova sud americano, con le sue durissime condizioni, si è tradotto infatti in ulteriore know-how, conoscenza dei materiali e del setup, che certamente, con le dovute differenze, non manchero’ di applicare al suolo kiwi. Ma per entrare un po’ piu’ nel dettaglio ci ritroveremo presto qui, sul blog Peugeot, dove salterà fuori qualche mappa dell’itinerario, i numeri della spedizione e le immancabili novità riguardo all’equipaggiamento e alla mia fida, instancabile, Peugeot RSM01 “Solaris”.

Andrea Tozzi

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