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Vilnius – Kameno Poselok / km 548
Coordinate GPS: Vilnius 54.6764509 – 25.2718626 – 143 mt slm
Kameno Poselok  56.247203 – 31.168268 – 162 mt slm
Stato/i: Lituania, Lettonia, Russia
Regione/i: Vilnius (LIT),
Aukstaitija (LIT), Semigalia (LET), Latgalia (LET), Distretto Federale Centrale (RUS)

 

Kameno Poselok – Mosca / km 412
Coordinate GPS: Kameno Poselok  56.247203 – 31.168268 – 162 mt slm
Mosca  55.755826 – 37.6173 – 151 mt slm
Stato/i: Russia
Regione/i: Distretto Federale Centrale (RUS)

 

 

 

Ore 15 di ieri pomeriggio. La nostra Peugeot 2008 è già in coda, con una manciata di altre auto, davanti  al varco di confine tra Lettonia e Russia. E’ fatta ragazzi, vedrete, al massimo un paio d’ore e le nostre gomme morderanno l’asfalto russo. Quando a mezzanotte, dopo quasi 9 ore di estenuante attesa, riprendo possesso del mio passaporto, sono l’immagine dello sfinimento, del sollievo e della felicità.

 

Il “duello” tra me e la solerte addetta della dogana russa, occhi curiosi, occhiali grandi e uno sguardo in grado di trapassare la criptonite, dura circa quaranta minuti. Il tempo di convincerla, argomentando, che non trasportiamo armi nucleari, che siamo realmente diretti a Tokyo e soprattutto che il “Power of Attorney”, il documento che mi autorizza a guidare l’auto in territorio russo, è originale e non contraffatto.

 

 

“La Russia va conquistata”. Sorrido, mentre leggo il messaggio di un amico che commenta la nostra attesa alla dogana. E infatti quando entriamo nel territorio della Federazione ci sentiamo come chi ha vinto la battaglia sul campo piu’ impegnativo di questo paese, quello della burocrazia, delle pratiche e delle procedure. Capaci di tramortire chiunque, sono tra i motivi per cui la Russia, proprio come una donna, è dolcemente complicata. E altrettanto bella.

 

 

Nella notte che notte non è, dove il cielo rosa del grande nord illumina il profilo filante della nostra 2008, guido su strade deserte dove sfilano fascinosi i primi cartelli stradali in cirillico. Subito oltre la frontiera, ai lati della carreggiata e appartati nel buio, una lunga fila di camion in attesa di entrare in Europa.

 

 

Sono quasi le una del mattino e davanti al cofano ancora duecento km ci separano dall’albergo, un originale Country Club sulle sponde di un lago. Trovare i nostri letti si dimostra però compito lungo e sfibrante. Il gps non trova la strada, in giro nessuna indicazione e la stanchezza fa’ il resto. Occorreranno altre due ore di vagabondaggio, equamente divise tra fatiscenti stazioni di servizio, imprecazioni alla dogana che ci ha fatto perdere quasi un giorno e maledizioni varie al destino beffardo.

 

 

Ma quando arriviamo al country club, alle cinque del mattino e con l’alba che si specchia sulla superficie increspata del lago, ci torna il sorriso. Siamo stanchi morti, ma premiati da un quadretto degno delle migliori fiabe. Il nostro chalet è un comodo ed accogliente capanno di caccia che profuma di legno, e nonostante sia estate, anche di neve e di storie perdute nella foresta.

 

 

Sull’ora di Mosca, due ore avanti rispetto all’Italia, sono le 16.33. Il motore della nostra 2008 è di nuovo in azione e fuori dai finestrini il paesaggio è tornato a muoversi veloce. Mancano duecento km alla capitale russa. La mia Mosca, quella che ho scoperto 14 anni fa’ in un febbraio cristallizzato dal gelo, fatta di passeggiate silenziose al Gorky Park, di chiesette colorate che si mostrano con discrezione, di piazzette dove la gente gioca a scacchi sulle orme di Kasparov, mi aspetta ancora la’, immobile e bellissima, come il freddo secco di questo paese. Tempo di festeggiamenti, il Peugeot World Tour arriva in Piazza Rossa.

 

 

Andrea Tozzi

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