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Dogane, che incubo! Abbiamo da poco passato la sesta e penultima frontiera lungo il nostro percorso modificato dopo la rinuncia del passaggio sul Pamir. Tra tutte solo i passaggi Ucraina-Russia e Russia-Kazakistan sono state indolori e risolte in meno di un’ora.
Prima, tra Ungheria e Ucraina, i doganieri ungheresi si erano incuriositi del Carnet de Passage in nostro possesso (che ci servirà solo per entrare in Mongolia), non c’è stato verso di fargli capire che serviva a nulla (l’inglese pare essere una lingua bandita da tutte le dogane attraversate) e abbiamo passato un’ora e mezza girando per la dogana prima che se ne convincessero e ci lasciassero passare.
Tra Kazakistan e Uzbekistan abbiamo passato un intero pomeriggio per attese, code, compilazione di moduli, controlli dell’auto e dei bagagli… era ormai il tramonto quando hanno alzato l’ultima sbarra che fermava la nostra avanzata nel deserto.
Uscendo dall’Uzbekistan in piena notte siamo stati bloccati perché mancava un documento che attestava la registrazione dell’ingresso della 2008 nel paese, con l’impossibilità di verificare per via della chiusura notturna della dogana nel deserto. Solo il mattino successivo si è scoperto che i doganieri se ne erano proprio dimenticati (!!!), sistemate le pratiche siamo riusciti a passare alla dogana kazaka solo verso l’ora di pranzo. Qui un secondo tempo più breve ma pur sempre sgradevole. Massimo è stato fatto scendere e passare velocemente dall’altra parte mentre io sono rimasto in attesa della fine della pausa pranzo con il militare addetto alla sbarra che con la scusa dell’aria condizionata si è seduto in macchina iniziando a controllare e toccare tutto fino a quando non si è trovato tra le mani un binocolo e mi ha fatto capire che se glielo avessi regalato avrebbe accelerato i tempi per entrare in dogana. Una volta dentro altri militari hanno fatto richiesta di “souvenir” mentre controllavano l’auto. Terminato il controllo sono entrato nell’edificio per compilare moduli in cirillico finché non mi è stato detto che era tutto a posto e che, 14 ore dopo l’arrivo alla frontiera, potevo entrare nel paese. Fine di un incubo e corsa notturna fino ad Astana per recuperare la mezza giornata persa.
Dopo il veloce passaggio ad Astana siamo ripartiti verso il confine russo.
Siamo arrivati alla dogana che si trova 120 km ad est della città di Pavlodar verso le 2 di notte, con l’idea di passare la frontiera e andare avanti ad oltranza fino al confine mongolo.
Presentando i documenti scopriamo però che io avevo una regolare dichiarazione doganale ma non il timbro sul passaporto per l’ingresso in Kazakistan. Trovandomi quindi nel paradosso che non potevo uscire dal paese in quanto non risultava che ci fossi entrato! Di fatto ero un clandestino!

I doganieri, cortesi e simpatici, non sanno come risolvere la situazione. Telefonano in continuazione, si consultano, controllano e ricontrollano i documenti finché scusandosi e con un evidente imbarazzo ci dicono che dobbiamo aspettare la mattina successiva. Altra notte in dogana in mezzo agli scarafaggi! Io mi sentivo molto Tom Hanks o vittima di un terribile scherzo.
Il mattino dopo, verso le 11, si passa all’azione: arriva un giovane doganiere in borghese che ci dice: “Andiamo a Pavlodar! Solo lì si può risolvere la situazione”. Rimontiamo in macchina e ripercorriamo i 120km di strada dritta in mezzo alla steppa. Verso la mezza arriviamo alla caserma ma il responsabile non arriverà prima di tre ore e quindi il giovane doganiere decide di chiamare la moglie che ci raggiunge e andiamo tutti insieme a mangiare qualcosa. Alle 3:30 torniamo in caserma dove, spiegata la situazione, vengo abbandonato in una stanza in compagnia di 4-5 militari in attesa dell’arrivo di un’interprete. Alle 7 sono fuori con la denuncia fatta ma ancora senza il timbro dell’ufficio immigrazione necessario per l’uscita dal Kazakistan.
Questa mattina vengo accompagnato da un militare presso l’ufficio immigrazione e dopo un’oretta di attesa ottengo l’agognato timbro e siamo liberi di ripartire.
Una giornata e mezza persa con pochissime possibilità di recuperare il tempo perso e ci manca ancora la temutissima frontiera mongola… noi intanto facciamo strada, andremo avanti tutta la notte con l’obiettivo di raggiungere prima dell’alba il confine russo-mongolo. Poi vedremo.

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