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Siamo arrivati da soli 3 giorni eppure già ne abbiamo di cose da raccontare!!!! Partiamo dall’inizio: il passaggio delle consegne! Lunedì all’Hotel Gengis Kahn sotto l’arco del traguardo del Mongol Rally 2013 abbiamo incontrato il team di Top Gear che ci ha consegnato l’auto per il nostro inconsueto, personalissimo Mongol Rally: “Il ritorno”. Considerando che loro si erano appena fatti 14.000 km dall’Italia abbiamo deciso di lasciare subito la macchina ai meccanici mongoli della Peugeot per effettuare un tagliando e riparare i danni subiti durante l’andata. Cosa fare di meglio nel frattempo se non visitare Ulanbator? il nostro compito è anche quello di farvi conoscere i posti dove passeremo, quindi eccoci subito al lavoro. Ulanbator non è una città ricchissima di monumenti ma, come il resto della Mongolia, è impregnata di storia risalente all’epoca di Gengis Kahn, il grande conquistatore che unificò le tribù e creò l’impero più esteso della storia umana. In città si trovano quindi molti riferimenti alla sua figura, in primis una gigantesca statua posizionata di fronte al Parlamento nella piazza principale. In Mongolia inoltre si pratica molto la religione buddista, pertanto tutta la regione è disseminata di templi, altari e statue di Buddha. La città stessa possiede alcuni tra i monasteri più belli della Mongolia: Il Gandan Monastery, detto anche il tempio della gioia ed il Choijn Monastery, ormai diventato un interessante museo sulla storia buddista.

Mentre noi visitavamo la città i meccanici cercavano di riparare l’auto, ma in Mongolia al momento Peugeot non è ancora commercializzata e quindi i pezzi di ricambio non si trovano. Finale della storia: oltre al cambio dell’olio, una pulizia generale (direi fondamentale dopo i deserti attraversati dai nostri colleghi!!) e qualche altro piccolo accorgimento, i meccanici non hanno potuto riparare quasi nulla. Il danno più importante era la molla dell’ammortizzatore anteriore destro che si era spezzata già prima che i nostri amici all’andata arrivassero in Uzbekistan. Il capo meccanico ci ha solo consigliato di arrivare al confine e di cercare di riparare l’auto in Russia, dove forse i pezzi si trovano più facilmente.
Dopo una breve intervista con la TV locale e alcuni (lunghi!) convenevoli con la rappresentanza mongola di Peugeot – gentilissimi davvero – siamo partiti con prudenza ed entusiasmo verso questa nuova avventura!!

Prima tappa: L’Amarbarsigandal Monastery. In questo complesso di templi sperduto in mezzo alle montagne a nord di Ulan Bator proprio in questi giorni ogni anno si svolge una cerimonia sacra e noi non ce la vogliamo far scappare! Una volta arrivati scopriamo però che non esistono strutture di accoglienza per pernottare, quindi cerchiamo in lungo e in largo nella notte tra le luci all’orizzonte e con grande fatica alla fine riusciamo a farci ospitare in una specie di bungalow spartano di una famiglia mongola: una stanza con tavolo, cucina e alcuni piumini per terra. Come compagni di accampamento troviamo alcuni simpaticissimi professori coreani (credo gli unici stranieri oltre a noi!) che ci intrattengono fino a tarda notte con canti tradizionali e adattamenti di “O sole Mio” in varie lingue asiatiche (fantastici….!). Ci offrono anche la cena cucinata al momento, un menu leggero leggero a base di caponata di cipolla, aglio in salamoia e riso con peperoni. Davvero l’ideale prima di condividere nel sonno i 20 metri quadrati del bungalow…!! La famiglia che ci ospita e dorme con noi si dimostra sempre gentilissima, ma non può comunque evitare i gemiti della figlioletta neonata che con i suoi simpatici piagnistei ci sveglia verso le 3.30 (dopo circa 2 ore di sonno) per non lasciarci mai più in pace fino al mattino. Totale ore dormite: 2 e mezzo (mezzora in macchina dopo una crisi infanticida che ci ha allontanato rapidamente verso talami più angusti ma sicuramente più silenziosi: i sedili della macchina!). Il giorno successivo siamo pronti per la cerimonia che speriamo sia bene-augurante per il nostro viaggio….Forse dovevamo pregare di più perché dopo una cinquantina di km dal monastero iniziamo a sentire dei rumori sospetti. Pit-stop d’emergenza: apriamo il cofano e scopriamo che l’ammortizzatore destro si è completamente spezzato!!! Un po’ già lo sapevamo che era a rischio, ma speravamo di riuscire ad arrivare almeno fino al confine russo indenni, invece….
Tentiamo di sostituire l’ammortizzatore con uno di riserva che abbiamo sul tetto ma le nostre fatiche sono vane ed eccoci quindi a piedi a fare l’autostop (i carroattrezzi da queste parti purtroppo non esistono….!). Dopo maldestri tentativi di un poliziotto di caricarci su camion e auto già stracolme riusciamo da soli a fermare una berlinetta con – solo – quattro persone: si avete capito bene quattro! Più noi tre fa otto!! Tutti allegramente uno sopra l’altro per 60 km… In tarda serata riusciamo finalmente a ritornare a Darkhan e trovare un alloggio per passare la notte. La nostra amata 2008 stanotte giacerà indifesa sul ciglio della strada tra Darkhan e Sukhbaatar. Domani cercheremo una soluzione per proseguire il nostro viaggio che, appena iniziato, si è già dimostrato più impegnativo di quanto immaginassimo!!!

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