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Ieri a Vienna abbiamo risolto gli ultimi problemi coi visti, poi siamo partiti nel tardo pomeriggio e abbiamo attraversato tutta l’Ungheria per arrivare a Kiev.

 

Abbiamo perso un’ora e mezza alla dogana ungherese perché questi non avevano idea di come gestire i Carnet de passage. Abbiamo viaggiato tutta la notte: sei ore io, tre ore Massi. Un’impresa che, a turni alterni, ripeteremo per tutto il viaggio. Nella cronaca del viaggio c’è da annotare l’incredibile: abbiamo preso due multe di velocità. In particolare, per quanto riguarda la prima, non ci eravamo accorti della segnalazione della polizia e non ci siamo fermati; così ci hanno inseguito per una decina di chilometri e ci hanno fermati. Sono molto gentili, qui. Ci hanno chiesto per quale motivo non ci fossimo fermati e, spiegato che non li avevamo proprio visti, hanno capito, ci hanno dato il verbale e ci hanno augurato ‘buon viaggio’. Tutto in inglese.

 

 

La notizia ‘paesaggistica’ è che siamo ufficialmente al ‘Mongol’! Te ne accorgi dal cielo grigio e minaccioso (ma la temperatura è di 27°), dal paesaggio che poco alla volta si fa più ‘stepposo’ e dalle voragini che stanno divorando l’asfalto della strada. Ma coi nostri 1600 chilometri macinati in un giorno ormai abbiamo imparato a non caderci dentro neanche al buio. La media di viaggio è scesa da 92 a 88 km/h.

 

 

Tra un chilometro e l’altro, io e Massimo abbiamo pensato di fare una piccola variazione al percorso: non passare tra il Caspio e Lago d’Aral (quindi passare dal deserto) ma di tagliare più a nord, per evitare variabili pericolose (in termini di tempo) come le dogane poco organizzate che di solito stanno proprio nel… deserto. Ma alla fine abbiamo deciso di provarci lo stesso e di procedere col nostro itinerario iniziale. Siamo sulla lama di un rasoio per quanto riguarda i tempi. Noi non vogliamo rinunciare al Pamir, anche perché abbiamo stressato Peugeot per il passaggio Tagiko. Ma c’è il rischio di arrivare due giorni in ritardo alla meta. E questo lo vogliamo evitare a tutti i costi… Finora abbiamo percorso ‘solo’ 3083 km in tre giorni. Un bell’assaggio di quel che ci aspetta. Sopravviveremo.

 

Alessandro Roth

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