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Beyneu è un villaggione piazzato nel mezzo del nulla, animato da una vita frenetica che ricorda i caravanserragli di epoche passate. È l’ultimo centro di civiltà prima di iniziare un viaggio nel deserto di circa 600 km. Dopo aver girato un po’ per il villaggio e aver riempito lo stomaco arriva il momento di controllare che la nostra 2008 sia in ordine per proseguire la tappa e di avventurarci nel nulla.
Prendiamo la via del deserto e iniziamo a percorrere una strada che non ha nulla da invidiare ai 300 km che ci hanno accolto in Kazakistan, continue voragini di un asfalto vecchio non so quanti decenni ci obbligano a zigzagare alla ricerca delle traiettorie più rispettose e sicure per la nostra compagna di viaggio. Come se non bastasse ogni tanto si alzano folate di vento che creano una “nebbia” sabbiosa che a stento ci permette di vedere cosa succede 5 metri davanti a noi e il timore di trovarsi di fronte un tir che prosegue in direzione contraria è tanto. In un paio d’ore riusciamo comunque a percorrere gli 80 km necessari per raggiungere il confine, avendo anche il tempo di fare una piccola deviazione verso un cimitero disperso in mezzo alla sabbia dove troviamo due ragazzini fieri della loro affascinante moto sovietica con motore boxer e freni a tamburo.
Un mix di ammirazione per la nostra destinazione finale, la passione per le canzoni di Toto Cutugno e il fascino futuristico offerto dalla nostra 2008 ci fa passare davanti a tutti e in meno di 45 minuti sbrighiamo tutte le formalità e salutiamo l’ultimo ufficiale di dogana kazaka. Ci portiamo quindi sul fronte uzbeko fiduciosi di trovarci presto liberi di viaggiare lungo il deserto… mai avere fiducia da queste parti! Non vi tedio con i dettagli ma dovranno passare più di 3 ore prima di recuperare la libertà! Il tempo perso alle frontiere è sempre antipatico ma permette anche di conoscere tanta gente incredibile e curiosa.
Il sole sta quasi tramontando quando riprendiamo la strada, mancano più di 500 km prima di raggiungere la civiltà, alla media che si può tenere su queste strade (che ogni tanto fortunatamente offrono tratti con asfalto accettabile) si traducono in circa 9 ore di viaggio.
Nei giorni precedenti avevamo previsto di accamparci e dormire nel deserto ma siamo troppo stanchi per farlo (il Mongol Rally porta a queste illogiche logicità :D) e decidiamo di proseguire. Arriviamo a Nukus, primo centro di civiltà in terra uzbeka, alle 5 del mattino e fortunatamente troviamo da dormire in un austero albergo di stampo sovietico. Distrutti per l’infinita tappa di 1900 km e 40 ore su strade indescrivibili ma soddisfatti per l’impresa!

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