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Dopo la lunga corsa attraverso l’Europa dell’est e il deserto del karakalpakstan e la delusione di dover rinunciare al Pamir, la vista di Khiva ci ripaga delle fatiche.
Dovendo riempire le giornate che avremmo dovuto dedicare al Pamir, la sera a cena riprogrammiamo il nostro tragitto e decidiamo di trasformare il periodo che avremmo dovuto passare su e giù per i monti in giornate alla scoperta delle tre grandi città storiche uzbeke: Khiva, Bukhara e Samarcanda.
Passiamo quindi un’intera giornata a Khiva, bellissima città racchiusa da mura di fango che la fanno sembrare a un enorme castello di sabbia. All’interno regna l’armonia. Dall’eleganza cromatica data dall’uso di mattoni e impasto di fango per la costruzione degli edifici, alla cordialità della gente locale, alla genuina simpatia dei bambini che giocano liberamente in giro per la città, fino ai giochi di luce che la sera illuminano minareti, moschee e medresse. C’è un clima di assoluta pace e tranquillità (immagino che il caldo di questa stagione aiuti a tener lontano la maggior parte dei turisti) che, se non avessimo un lungo viaggio da fare, ci sarebbe da fermarsi una settimana trascorrendo placidamente le giornate immersi nella lettura.
La mattina successiva ci rimettiamo a bordo della 2008, che non sembra risentita per essere rimasta parcheggiata un giorno intero all’ombra delle mura, e ripartiamo alla volta di Bukhara.
I 500 km che ci separano dalla meta vengono percorsi attraversando il deserto del Kyzyl Kum. Per nostra fortuna è in costruzione una nuova strada che lo attraversa e quindi per lunghi tratti beneficiamo di un asfalto impeccabile alternato a tratti dell’ormai familiare asfalto gruviera che la 2008 affronta ormai con sicurezza e senza grossi problemi.
A metà del tragitto ci fermiamo a dissetarci in un caravanserraglio dove incontriamo Ludwig, un signore di Monaco di Baviera che è arrivato fin lì con la sua bicicletta da nomade di 60 kg e a tappe di 130/150 km al giorno si sta dirigendo verso il Pamir, Cina e poi India. Un anno e mezzo di viaggio. Il mondo è pieno di matti!

Dopo aver sorseggiato dell’ayran riprendiamo la strada verso Bukhara con la solita alternanza tra asfalti accettabili e altri che ormai hanno lasciato il passo alle buche e alla sabbia. A una cinquantina di km dall’arrivo il paesaggio desertico che ci ha accompagnati fino a lì si trasforma e insieme al verde ai lati delle strada torniamo a vedere bambini che giocano e persone che camminano ai bordi delle strade.
Arriviamo a Bukhara al tramonto, giusto in tempo per trovare una albergo e prepararci per una rilassante serata.

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