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Trascorriamo la notte in hotel a Darkhan e la mattina seguente cerchiamo dei meccanici disposti a venire con noi sul luogo dell’abbandono, circa 60 km verso nord sulla strada principale. Fortunatamente siamo in Mongolia, e in Mongolia praticamente ci sono solo meccanici. Le macchine e i camion che si vedono in panne ai bordi delle strade sono tantissimi e questa sembra essere l’attività più redditizia da queste parti! Praticamente se il Governo mongolo decidesse di sistemare le buche delle strade l’economia della Mongolia collasserebbe perché si basa sul lavoro dei meccanici… riuscirebbero a ripararti la macchina anche inserendo un bastone al posto dell’ammortizzatore!
Selezioniamo quindi un’officina che ci sembra affidabile e un team di tre giovanotti ci accompagna fino alla macchina e si mette subito al lavoro. Uno (quello vestito in camicia e pantaloni eleganti) dirige e fa il boss, gli altri due si buttano sotto la macchina con ventimila crick e in un’oretta riescono a sostituirci l’ammortizzatore spezzato con quello di ricambio. Facciamo un test e sembra tutto a posto, ma ovviamente è una soluzione ancora temporanea perché la molla rimane spezzata e dunque appena arriveremo in Russia dovremo cercare un ricambio per sostituirla.

Ripartiamo subito e riusciamo ad arrivare alla temuta dogana russa verso le tre di pomeriggio. In questo dedalo infernale decidiamo di adottare la famosa tecnica Colombo (Laurent), ovvero cercare di andare dritti e saltare tutte le file con aria sicura e indifferente come se fossimo dei VIP fino a quando qualcuno non ci ferma. Con questo metodo direi molto funzionale riusciamo secondo me a guadagnare almeno tre ore, infilandoci come se niente fosse davanti alle altre macchine e sfruttando la sfacciataggine – e simpatia – di noi italiani.

Al primo cancello ci aprono le porte come se fossimo degli ambasciatori. Al secondo cancello Laurent viene infilato in un ufficio con i documenti e ne esce vittorioso dopo solo cinque minuti, con aria sorridente e incredula. Ci racconta che quando i doganieri hanno visto che era italiano gli hanno chiesto per che squadra tifasse e lui ha risposto Milan. A quel punto gli hanno chiesto chi era il giocatore più forte del Milan e lui ha risposto ovviamente Balotelli. E’ solo allora che i doganieri, ormai entusiasti, gli hanno chiesto di mimarlo (Balotelli). Laurent si è infilato la maglietta in testa, ha fatto la posa da body builder e ci ha aggiunto anche un convinto grugnito. A quel punto i doganieri gli hanno dato tutti i documenti e l’hanno mandato via, complimentandosi per la sua performance.
Considerato che ci aspettavamo corruzione e “souvenir” come ci avevano anticipato i nostri colleghi di Top Gear, ce la siamo cavata con poco.

Ma ancora mancavano almeno altri cinque o sei cancelli….

Nell’ufficio passaporti Laurent viene rimbalzato tra due uffici adiacenti una decina di volte come una pallina da ping pong prima di ottenere i timbri su tutti i fogli. Simone e Martina si fanno mille problemi per riempire correttamente il foglio di dichiarazione dei beni in dogana, salvo poi scoprire che alla consegna il tipo li “lancia” sopra un plico di altri foglietti uguali senza nemmeno guardarli…. Evviva la fiscalità mongola!!

Arriviamo finalmente agli uffici russi e qui tutto cambia. Al posto di ufficiali con gli occhi a mandorla ci attende una ragazza bionda con gli occhi blu che con gentilezza e simpatia ci introduce ai seguenti cancelli. Notiamo subito un cartello con dei numeri di telefono da chiamare in caso di abusi o tentativi di corruzione da parte dei doganieri: segnale positivo o negativo? Mhm….
Aspettiamo almeno un’oretta osservando terrorizzati i veicoli davanti a noi che sono costretti a tirare fuori TUTTO e farsi fare una vivisezione dei bagagli dai militari. Avendo noi la macchina stracolma come la slitta di Babbo Natale il 24 dicembre temiamo che questa sarà la prova più impegnativa, ma i nostri timori si trasformano velocemente in ottimismo quando vediamo che i doganieri osservano divertiti l’auto e ci chiedono solamente se dentro i bagagli portiamo droga o pistole. Noi rispondiamo correttamente e per fare il brillante Simone si mette anche ad accarezzare e giocare con il cane anti-droga…
Quando vedono poi la macchina fotografica con la quale stiamo filmando il nostro documentario iniziano a commentare in russo e riusciamo a capire che la ragazza di uno dei giovanotti in divisa nera e anfibi è fotografa. Al quel punto capiamo che è fatta, e infatti superiamo anche l’ultimo cancello verso l’amata Madre Russia.
Ad aprirci il cancello indovinate chi c’è? Esatto! Lei! La stessa ragazza con gli occhi blu che c’era al primo cancello 300 metri indietro. Alla sua vista scattano le scommesse sulle varie opzioni: gemelle, dono dell’ubiquità, tecnologie russe di clonazione…..

Ok, eccoci finalmente in Russia!!! Incredibilmente appena varcati i cancelli si spalancano davanti a noi interminabili distese di pinete… sembra quasi di stare sulle dolomiti! Hai capito i nostri amici russi? Hanno conquistato il territorio fino a dove c’erano queste belle pinete e hanno lasciato la polvere e le scarne praterie ai poveri mongoli… chiamali scemi!

La strada sembra migliore ma è solo un’illusione: l’asfalto è tempestato di buche e dunette di asfalto e terra allucinanti, che mettono davvero a dura prova i nostri già malconci ammortizzatori… Praticamente sembra di giocare a un videogame, se riesci a evitare le buche guadagni punti, se ne becchi una perdi una vita (e purtroppo non ci sono funghetti verdi a fartene guadagnare una extra…!).

A un certo punto sul bordo della carreggiata notiamo l’ultimo sistema ultra-tecnologico di dissuasione per i pirati della strada… un cartonato a grandezza naturale della volante della polizia!! Straordinario….

Lungo la carreggiata ci sono anche un sacco di persone, per lo più vecchiette, seduti su degli sgabellini con davanti a loro uno o due secchi: scopriamo che si tratta di frutti di bosco! Proviamo a comprarne uno ma il prezzo che ci viene proposto per un bicchierino di mirtilli equivale a un aperitivo in Galleria Vittorio Emanuele a Milano… evidentemente ci prendono per idioti e noi, anche se a malincuore (e un po’ anche per evitare un più che probabile cagotto!) rinunciamo all’idea di rimpinzarci di deliziosi ma sporchissimi frutti colorati e continuiamo verso la nostra meta a stomaco vuoto. Ci fermiamo a mangiare in un postaccio dove per la modica somma di tre euro a testa (e considerate che la Russia normalmente è piuttosto cara!) ci rifilano il peggior cibo provato fino ad’ora… un piattino di riso con carne che non mangerebbe nemmeno il mio cane, anzi, come direbbe il saggio Master Chef Joe Bastianich, probabilmente il mio cane ci piscerebbe sopra…

Laurent insiste per comprarsi un pesce affumicato per la strada, ma la mancanza di moneta spicciola glielo impedisce (e un po’ anche le minacce di Simone, visto che l’odore acre e pungente del pesce in questione avrebbe impuzzato tutto l’abitacolo….).

Arriviamo finalmente a Ulan Ude e dopo un felice pasto a base di insalata (basta carne mongola!!!!!) ci corichiamo in un hotel.

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