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Venerdì mattina siamo felici di ripartire velocemente in direzione Astrakhan, sulla foce del Volga, dove arriveremo nel tardo pomeriggio, dopo aver corso attraverso la repubblica dei calmucchi che ci offre la vista di spettacolari distese semidesertiche e ci fa incontrare simpatici personaggi con gli occhi a mandorla e la pelle rossastra, una piccola anticipazione di quello che troveremo nella nostra destinazione finale.

Arriviamo ad Astrakhan verso l’ora di cena, giusto in tempo per riprendere il fiato e rifocillarci in attesa della mezzanotte quando il nostro visto kazako diventerà valido.
Nuovo simpatico passaggio di frontiera, in un’ora sbrighiamo tutte le formalità.
Salutiamo quindi la Russia (che ci ha stupito per l’accoglienza e il continuo entusiasmo per Top Gear e la nuova 2008) ed entriamo in Kazakistan dove decidiamo di guidare tutta la notte per arrivare a Beyneu (ultimo paese prima di affrontare il deserto che collega Kazakistan e Uzbekistan) nel corso della mattinata. La presa di contatto con le strade kazake è allucinante, aperta la sbarra della frontiera ci troviamo di fronte a 300 km di strada lunare, un gruviera, un campo di battaglia, continui crateri, buche, avvallamenti di asfalto fuso e deformato sotto il peso dei tir! Riusciamo comunque a raggiungere Atyrau per l’alba e veniamo poi premiati per l’impresa con una bellissima strada con un asfalto liscio come un tavolo da biliardo che ci accompagna per il resto del tragitto.
Arriviamo quindi a Beyneu esattamente dopo 24 ore dalla partenza da Zimovniki avendo percorso 1300 km (to be continued…)

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