CONDIVIDI

Ci siamo: Baku!

Da qui, dopo una pausa di un giorno per visitare la città, ci imbarcheremo su un cargo mercantile per attraversare il mar Caspio e affrontare la parte tecnicamente più impegnativa del nostro viaggio: gli “stan” (Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan) e la Mongolia con migliaia di km di sterrato.

Ieri tappa relativamente breve (390 km) anche se su strade montane da Batumi sul mar Nero alla capitale della Georgia Tbilisi.

Tbilisi è una città veramente deliziosa. Risente poco dell’influenza sovietica e non è disseminata di casermoni grigi come molte altre città del blocco. Forse questo dipende anche dal carattere dei georgiani: aperti, schietti e molto tra i più solari di quest’area. Inoltre durante la dominazione sovietica sono riusciti a ritagliarsi alcuni, seppur minimi, spazi.

La città è un accavallarsi di stili architettonici: dalle severe chiese ortodosse a costruzioni in novello stile liberty per approdare al moderno.

La scena culturale è molto viva con un importante festival jazz e un discreto festival cinematografico. Anche la scena artistica risulta in fermento con decine di piccole gallerie d’arte che espongono opere di giovani artisti (a dire il vero non eccessivamente ispirate e innovative, ma un movimento c’è e questo è l’importante).

L’atmosfera della città è quella giusta e conquista facilmente. Siamo decisamente intenzionati a tornarci ed a spenderci un pò più di tempo.

Oltretutto la cucina è ottima (anche se impegnativa): carne speziata, funghi e formaggio praticamente aggiunto a qualsiasi piatto sono un sostanzioso incentivo al soggiorno qui.

Peccato solo non aver avuto il tempo di visitare le montagne, le persone che abbiamo incontrato qui ce le hanno vivamente consigliate.

Abbiamo alloggiato presso un’energica e combattiva signora che si presenta con il nome di Dodo. Non ci stupiremmo se domani la vedessimo su un giornale con un fucile in mano a capeggiare una rivolta da come ci ha dipinto in toni negativi (è un eufemismo ve lo assicuro) il governo (per citarne solo una possiamo dirvi che si premurava di sputare per terra ogniqualvolta le capitava di nominare Saakashvili).

Oggi invece è stata una giornata massacrante.

Ci siamo svegliati piuttosto presto per cercare di coprire i 590km che separano Tbilisi e Baku e arrivare in tempo per fare un giro preliminare in città, ma purtroppo le nostre previsioni sono state frustrate da due cose: le strade e un controllo piuttosto “estrosa” da parte della polizia stradale azera dei veicoli stranieri che percorrono le strade del loro stato.

Siamo stati infatti fermati 4 volte per dei controlli nel giro di un centinaio di km subito dopo la frontiera. Per 3 volte  la causa era da ricondursi ad un (teorico) eccesso di velocità, ma i limiti che ci sono stati comunicati sono stati ogni volta differenti e i relativi importi delle contravvenzioni (per la medesima infrazione) sono oscillati tra 500 e 10 dollari. La quarta volta la contestazione non è stata neppure chiara, ma come penale ci è stato chiesto di lasciare una delle ruote di scorta (sic).

Comunque il tutto si è risolto in tanti sorrisi e tanta pazienza cosa che ci ha permesso di ripartire senza tirar fuori un dollaro e con tutte e 4 le gomme di scorta.

Tutto questo non poteva però non influire sui tempi del viaggio già di per sé lunghi a causa delle autostrade che per buona parte sono semplici extraurbane a 2 corsie. Siamo arrivati a Baku solo alle 10 e abbiamo fatto in tempo unicamente a trovare una sistemazione e a mangiare qualcosa in un ristorante della città vecchia ricavato da un caravanserraglio del XV secolo.

Domani visiteremo la città e condivideremo con voi le nostre impressioni.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO