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Ci siamo ormai. Laggiù, all’orizzonte, spunta Ulaanbaatar. Siamo alle porte delle capitale della Mongolia, obiettivo del nostro viaggio e ultima tappa del Mongol Rally 2012!

 

Questi ultimi sono stati i giorni più impegnativi dalla nostra partenza, ma anche quelli che ci hanno regalato le maggiori soddisfazioni in termini di guida. Comunque sia ormai la parte più dura è alle nostra spalle e di fronte a noi abbiamo solo il traguardo: domani sarà il grande giorno!

 

Abbiamo attraversato la Mongolia da ovest ad est toccando le cittadine di Olgii, Khovd, Altai, Bayankhogor e Arvaikheer, dove ci troviamo ora a 400 km dalla capitale. Le strade da quando abbiamo la sciato la Russia si sono fatte difficili e hanno richiesto un grande sforzo di concentrazione da parte del team e di tenuta da parte della nostra 208. Entrambi abbiamo comunque retto il colpo senza vacillare.

 

 

Le direttrici sterrate si diluiscono spesso confondendosi in miriadi di piste minori che corrono non necessariamente parallele e che impongono scelte basate più sul proprio intuito che non sull’effettiva consapevolezza della corretta direzione.

 

 

Il terreno poi è passato con una certa disinvoltura dalla sabbia, al fango (tanto specialmente nella parte tra Bayankhogor e Arvaikheer), alle pietre (la situazione peggiore per le gomme nella quale è necessario ridurre notevolmente la velocità). Tutto questo declinato sia con riferimento alle immense steppe pianeggianti (la Mongolia è sostanzialmente un immenso altopiano con un’altitudine media superiore ai 1000 metri), ma anche a repentini saliscendi.

 

 

La conseguenza ultima di tutte queste variabili è stata una vastissima gamma di combinazioni del terreno ciascuna connessa a peculiari accorgimenti di guida. Abbiamo quindi dovuto adattare in continuazione il nostro modo di condurre la nostra 208 senza mai poterci rilassare e senza poterci permettere la minima distrazione.

 

 

Altro punto d’attenzione sono stati i guadi che occasionalmente abbiamo dovuto affrontare. Le piste infatti sono state tracciate perlopiù dai camion che trasportano carburante o merci da una parte all’altra della Mongolia o dai grossi fuoristrada usati dai locali. Giocoforza il tracciato si è adattato alle peculiarità di questi mezzi e le macchine dovrebbero tenerne conto.

 

Ciò non sembra essere così scontato. Abbiamo incontrato più di un’auto ferma in mezzo ad un fiume con i rispettivi conducenti, sempre inspiegabilmente tranquilli, in attesa del primo mezzo pesante disposto a fermarsi per agganciarli e trascinarli fuori.

 

 

Per chi non volesse incorrere in questi problemi (non è mai piacevole attendere il passaggio di un camion mentre l’acqua arriva a metà portiera) la soluzione è solo una: qualora il guado connesso alla pista principale fosse troppo profondo perlustrare il fiume a monte ed a valle in cerca di un punto migliore per passare.

 

E’ capitato anche a noi in più di un’occasione e abbiamo alternato cambi di direzione di pochi metri a vere e proprie deviazioni di chilometri costeggiando il fiume in una direzione e tornando indietro non appena guadato.

 

 

Tutte queste sono solo alcune delle controindicazioni connaturate ad un viaggio del genere, ma sono in definitiva anche le circostanze che lo rendono speciale e che fanno di esso un’avventura.

 

In ogni caso ormai laggiù. all’orizzonte, spunta Ulaanbaatar e ci appestiamo a percorrere gli ultimi 400 km che ci separano dalla nostra destinazione e dalla fine del nostro viaggio.

 

Ancora un piccolo sforzo quindi, ma sia noi che la 208 siamo pronti a compierlo!

 

 

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